domenica 24 giugno 2007

I Brambilla boys di Vicenza


Ecco i fan berici di Michela Brambilla
di Marino Smiderle





La tessera del partito la lasciano fuori dalla stanza. Poi entrano, discutono, magari litigano e, se non trovano un’intesa sul problema trattato, ci riprovano la volta dopo. Infine escono, si riprendono la tessera del partito (chi ce l’ha) e tornano a respirare lo smog della politica vicentina, veneta e italiana. Sono gli uomini e le donne del Circolo della Libertà di Vicenza, i fans di Michela Vittoria Brambilla, astro nascente della politica italiana, illuminata dalla benedizione di Silvio Berlusconi e, addirittura, candidata a diventare il prossimo presidente del Consiglio.
«No, piano, non corriamo troppo - avverte Giovanni Togni, presidente del Circolo di Vicenza -. Noi abbiamo l’orgoglio di essere un po’ gli antesignani dell’idea dei circoli. Tanto è vero che nascemmo nel 1994, sulle ceneri di una Prima Repubblica già bruciata. Eravamo gente che si era impegnata nei partiti di allora e non ci pareva giusto che venisse buttato via tutto quel che avevamo fatto, pensavamo che ci fossero dei valori da portare avanti, al di fuori del vecchio schema partitico».
«E fu proprio per questo - aggiunge Mario Giulianati, uno dei fondatori dell’iniziativa politico-culturale - che scegliemmo un giorno preciso quale data di formazione del Circolo, chiamato Impegno per Vicenza: il 1° maggio 1994, data che sancì l’uscita di scena dell’allora Partito socialista italiano».
«Sì, tutto nacque allora - interviene Alessandro Belluscio, un altro fondatore - e nell’autunno dell’anno scorso, appresa la notizia della partenza dei Circoli della Libertà affidati alla presidenza di Michela Vittoria Brambilla, decidemmo di affiliarci a loro e di unire così le nostre forze ed esperienze provinciali a questa grande iniziativa nazionale. E siamo convinti che la strada sia quella giusta».
L’estate si è accesa di colpo, il termometro sale oltre i trenta gradi, in linea con la temperatura torrida che sta incenerendo i corridoi della politica vicentina, ma nella stanzetta refrigerata dall’aria condizionata i tre esponenti vicentini del Circolo delle Libertà paiono allergici allo scontro frontale. Hanno idee chiare, radicate in quell’area che potremmo definire liberale e socialista, lib-lab si diceva un tempo, ora rappresentata politicamente dai partiti del centrodestra, ma stanno vivendo un momento particolare, caratterizzato, a Vicenza, da battaglie feroci tra esponenti istituzionali che, solitamente e paradossalmente, si riconoscono negli stessi ideali. È sotto gli occhi di tutti la guerra che il governatore Giancarlo Galan e l’eurodeputata vicentina Lia Sartori, i due massimi esponenti di Forza Italia, hanno dichiarato allo stato maggiore dell’Associazione Industriali di Vicenza, e del circolo fanno parte sia persone che hanno la tessera di Forza Italia, sia imprenditori con l’aquilotto di Confindustria bene in vista sull’occhiello della giacca. Che fare?
«Guardi - risponde Belluscio - noi abbiamo assunto fin da subito una posizione netta: i politici non devono mettere i piedi dentro il palazzo dell’Associazione industriali».
Questo, per inciso, è detto in riferimento al tentativo che Galan avrebbe fatto per disarcionare dalla presidenza di palazzo Bonin Longare l’attuale, e rinnovato per un altr’anno, inquilino, vale a dire Massimo Calearo. Galan, dal canto suo, ha replicato all’accusa negando e dicendo che il sindaco di Vicenza non verrà nominato dagli industriali.
«A ognuno il proprio mestiere - conviene Belluscio -. Voglio dire, così come i politici, a mio avviso, devono stare lontani dai palazzi dell’economia, allo stesso modo gli industriali devono stare lontani dai palazzi della politica. In ogni modo, mi pare evidente che questo scontro, in atto da tempo tra persone che, più o meno, hanno la stessa idea politica, oltre ad apparire incomprensibile, porta gran danno alla città e alla provincia. Nel nostro piccolo, da tempo, stiamo lavorando perché la ragione torni a prevalere e la smettano di litigare».
Belluscio e Giulianati sono vicini a Forza Italia ma, come detto, quando si siedono attorno al tavolo del Circolo la tessera non c’entra. Negli Stati Uniti si chiamano Think Thank, e sono delle mega associazioni che sostengono determinate correnti di pensiero, con tanto di apparati di studiosi e ricercatori incaricati di studiare e diffondere il verbo. Ecco, magari il Circolo di Vicenza non ha tutti questi mezzi («Anche la politica dovrebbe riscoprire un po’ di sano volontariato»), ma qualche influenza intellettuale ha la pretesa di esercitarla. «Non per vantarci - osserva Togni - ma sull’ultimo programma stilato dal sindaco Enrico Hüllweck per la campagna elettorale di quattro anni fa qualche voce l’abbiamo avuta. E così anche per l’ultima candidatura di Attilio Schneck a presidente della Provincia».
Di qui il contributo al dibattito e i suggerimenti ai partiti e alle istituzioni di Vicenza («Poche volte seguiti, per la verità») sui vari temi che, in questi ultimi anni, hanno caratterizzato lo scenario globale. Il Dal Molin agli Usa, per citare il tema più rognoso. «Anche in questo caso - dicono Togni e Belluscio - siamo stati chiarissimi fin dall’inizio nel sostenere il sì alla base. Tanto è vero che del Circolo fa parte anche Roberto Cattaneo, il portavoce dei Comitati del Sì e dei dipendenti della caserma Ederle».
«Io sono stato più volte critico nei confronti degli Stati Uniti - ricorda Giulianati - segnatamente nei riguardi della politica adottata in Medio Oriente. Ma essere critici su certe questioni non implica essere contro a priori a una struttura che rientra nei trattati di politica internazionale. E poi mi ha fatto specie scoprire tutta questa contrarietà nel versante di centrosinistra, quando diciotto anni fa, in occasione di un ventilato disimpegno americano da Vicenza, tutti i partiti furono uniti nell’opporsi a quella scelta per mantenere intatta l’occupazione».
Altri temi chiave affrontati dal Circolo sono stati la Fiera («Eravamo a favore di un’alleanza con Milano»), le Aim («È stato sbagliato dare così tanto potere a un uomo solo») e altre questioni legate al sociale, «dove il centrodestra è a nostro avviso ancora troppo debole».
Voce flebile, quella del Circolo, mai pubblicizzata ma che ora ha acquisito più forza grazie al ciclone-Brambilla. A livello nazionale ora i Circoli hanno un giornale, una televisione satellitare e, quindi, più forza, più potere. Logico che i partiti tradizionali, Forza Italia in testa, abbiano reagito facendo fuoco di sbarramento e vedendo questi Circoli come il fumo negli occhi. «Sono due cose diverse - argomenta Togni - e credo ci sia spazio per entrambe le cose. Tra l’altro, so che Bondi e Brunetta, per citare due nomi noti, vedono bene questa iniziativa».
Intanto il Circolo Impegno per Vicenza ha figliato e sono nati i club di Isola, Monticello Conte Otto, Thiene e Dueville. La rete si fa più spessa. «Ora l’obiettivo è quello di estendere la nostra influenza ad altri moderati - dicono i vicentini - che pure fanno parte dello schieramento di centrosinistra. Che poi è l’obbiettivo di Michela Brambilla». E a proposito di Brambilla, i vicentini sono andati in missione a Milano per veder a che punto è il progetto Michela for president. «No, questo è un progetto prematuro - frenano gli interessati -. Di sicuro una cosa si può dire: la Brambilla è una tipa tosta».

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