
«Ci siamo rimboccati le maniche
adesso la ripresa è merito nostro»
Il bilancio dei quattro anni di presidenza di Massimo Calearo
(ma. sm.) Le piccole crescono e diventano medie. E in medio, dicevano i latini, stat virtus. Peccato che, fino a ieri, i vicentini erano orgogliosi di essere i portatori sani di un modello che sta segnando il passo, quello della piccola impresa, vincitrice di tante battaglie ed emblema del Nord Est. Ma allora dove sta la verità? Meglio piccola o media? Enrico Mentana si destreggia in mezzo a tanti imprenditori che, indipendentemente dalle dimensioni delle proprie aziende, appaiono grandi nelle risposte che danno al giornalista di Mediaset.
Gianni Zonin, presidente della Casa Vinicola Zonin, oltre che della Banca Popolare di Vicenza, è l’esempio tipico di come crescita sia sinonimo di successo. «Io ho sempre puntato sulla internazionalizzazione - afferma - perché pensavo, e penso, che la delocalizzazione porti all’impoverimento dell’azienda. Noi siamo partiti 31 anni fa in una regione sconosciuta per gli amanti del vino, la Virginia, e adesso abbiamo la più importante casa vinicola dello stato, con altre cento aziende che hanno seguito il nostro esempio. Questa intuizione ci ha permesso di conoscere dall’interno il mercato americano e ci è stato di grande aiuto per il gruppo nel suo complesso».
Mentana, memore dei tanti spot ospitati nelle durante le proprie trasmissioni, prova poi a sfruculiare Gian Luca Rana, amministratore delegato del Pastificio Rana, sul fatto di avere un padre, come dire, un po’ ingombrante. «Non spetterebbe a me dirlo - obietta l'interessato - ma devo dire che ho avuto la fortuna di avere un padre eccezionale. Per quel che mi riguarda, ho l’orgoglio di aver contribuito in maniera decisiva ad ampliare gli orizzonti dell’azienda e ora siamo molto attivi nei mercati internazionali. Non avessimo aperto quella porta, probabilmente saremmo rimasti ai margini».
Per Rossella Sirtori, amministratore delegato della Sircatene di Missaglia (Lecco) ed ex presidente della locale Associazione industriali, spiega come sia possibile essere al contempo radicati nel territorio e pronti ad aggredire i mercati internazionali. «Io posso dire di conoscere tutti i miei dipendenti per nome - attacca - e di molti conosco anche i genitori. Questo non mi ha impedito di saper guardare oltre, di andare a scoprire altri mercati. E, da presidente degli industriali, ho cercato di agevolare gli associati in questo senso. L’unico problema è stato quello di tenere a bada l’ira dei colleghi, stufi di pagare il 65 per cento di tasse».
Piccoli, medi e grandi, la rivolta verso la voracità del fisco è globale. Ma Mentana trova in Cinzia Palazzetti, amministratore del Cantiere di Fiume Veneto (Pn) una imprenditrice ancora capace di sognare. «Sì, mi sono innamorata di un particolare tipo di cemento - confessa - in grado di essere lavorato facendo scendere lo spessore e mantenendo la resistenza. Mi sono scelta la nicchia del design e sono uscita dall’impresa di famiglia per battere questa strada. Perché noi imprenditori siamo così, inseguiamo un sogno. Solo che, a differenza di un tempo, non si può fare tutto da soli: le risorse umane, i nostri collaboratori sono fondamentali. Tornando a noi, devo dire che il fatto di risiedere in una regione a statuto speciale ci ha dato una grossa mano».
Certo, la dimensione conta. E crescere è fondamentale. Il guaio è che, in Italia, nessuno ti dà una mano. Prendi il caso di Walter De Poli, amministratore delegato di Tele System di Bressanvido. «Abbiamo iniziato con un capitale di 10.416.000 lire - racconta a Mentana - frutto del licenziamento mio e di mio fratello Fabio. Nel 2006 abbiamo fatturato 130 milioni di euro».
Una delle tante favole belle che compongono quell’avvincente romanzo che è l’imprenditoria italiana. Ma, visto che si parla di media impresa, come ha fatto Tele System a crescere così tanto? Chi l’ha aiutata? «Abbiamo seguito l’11° comandamento - scherza De Poli - che recita così: arrangiati. Ci ha aiutati solo la follia dei vent’anni e il dna di una cultura contadina fondamentale. Perché da noi ti danno l’ombrello quando c’è il sole e te lo tolgono quando c’è la pioggia».
Chi invece qualche ombrello alle imprese lo ha dato è Veneto Sviluppo, presieduta da Irene Gemmo. «Prima di tutto tengo a dire che sono un’imprenditrice - afferma l’interessata - e il mio approccio alla società partecipata dalla Regione è stato, appunto, di tipo imprenditoriale. Sono stati gestiti 450 milioni di euro di fondi e sono state aiutate 2.700 aziende. Credo che qualcosa di buono si possa fare in questa Italia. Anche se, come mi è già capitato di dire, questo nostro paese è come un bello e grande palazzo che il proprietario si è dimenticato di curare la manutenzione».
Italia, terra di santi, poeti, navigatori e medi imprenditori. Che però sono stufi di arrangiarsi. Per questo Mentana invita gli ospiti a scrivere una letterina al capo del governo. Cosa vorreste facesse per dare un segnale al paese?
«Io chiederei una apparato più efficiente e funzionale per favorire l’internazionalizzazione delle aziende - afferma Rana -. E questo mio auspicio riguarda tutte le categorie, è trasversale».
«Io non chiederei nulla - minimizza Sirtori - solo poche leggi, chiare e semplici». Hai detto niente...
Più concreto Zonin, che soffre ogni volta che tocca con mano le strutture da terzo mondo che sono per Vicenza e il Veneto una palla al piede. «La viabilità è un problema che va risolto presto - afferma il presidente - è una priorità che qualsiasi governo dovrebbe impegnarsi ad affrontare».
«Anch’io avrei parlato di infrastrutture - concorda Palazzetti - ma visto che devo differenziarmi, giro sulla cultura. Questo paese ha bisogno di più cultura d’impresa».
Lapidario il messaggio che De Poli indirizza a Prodi: «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire».
Irene Gemmo concorda invece con Rana e pensa alle missioni all’estero di tante piccole imprese italiane che, contrariamente alle concorrenti francesi e tedesche, si sono trovate da sole a combattere a mani nude contro un ambiente sconosciuto e, a volte, ostile. «Ci vuole una maggiore assistenza e un maggiore coordinamento - dice - ma resto convinta che, comunque, si debba guardare con un pizzico di fiducia al futuro».

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