martedì 17 luglio 2007

La normalità del Nord Est

L’EDITORIALE

La normalità
del Nord Est
è la ricetta
della ripresa


Marino Smiderle

Niente di nuovo sul fronte nordorientale. E già questa è una bella notizia, considerando che, solo un paio di anni fa, le campane a morto facevano da sottofondo a qualsiasi discussione su Nord Est e dintorni. Siamo diventati splendidamente normali, è questa la conclusione a cui è giunto l’8° Rapporto della Fondazione Nord Est, presentato ieri a Mestre.
Gli imprenditori di queste lande non erano mostri prima, negli anni in cui Giorgio Lago dava al Nord Est dignità di griffe, di marchio, e non sono scarsi adesso, negli anni della globalizzazione. È gente che sa fare bene il proprio mestiere, lo fa perché c’è una invisibile elichetta nel dna che li spinge a rischiare, a inventare, a produrre, ma che non fornisce certo i poteri di Superman, quelli che servirebbero per mandare all’aria la concorrenza sleale della Cina, sbarazzarsi del giogo di un fisco implacabile che tanto prende e poco o nulla dà (in termini di servizi) e dribblare il catenaccio feroce di una burocrazia insopportabile.
Famiglia, impresa e uomini professionalmente capaci. Questi sono gli ingredienti, sai l’originalità, che hanno permesso al Nord Est di ottenere i successi del passato e che, dopo aver ricacciato le cassandre in un angolo, gli consentiranno di fare una buona figura anche in futuro. Daniele Marini ha spiegato che oggi conta l’ossatura delle medie imprese e che queste non sono più solo nel Nord Est. In poche parole, abbiamo perso il copyright, visto che anche in Emilia, in Lombardia, in Piemonte e perfino nelle Marche, la ripresa economica ha per protagoniste queste attrici infaticabili.
Dicevano che bisognava sbarazzarsi del capitalismo familiare, che bisognava puntare sulla Borsa, ma se andate a vedere in che posizione di classifica gli imprenditori veneti ficcano la Borsa, la troverete agonizzare in zona retrocessione. No, qui si punta ancora sulla famiglia e, quanto al passaggio generazionale, basta qualche robusta iniezione di managerialità per evitare piazza Affari. Occhio a non illudersi, però. Le medie sono ancora troppo piccole e può darsi che alla prossima buriana si buschino una polmonite. La ripresa è un treno che è partito altrove e che qui sono stati bravi a prendere al volo. Normalmente bravi, come sempre.

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