Le trappole
poco segrete
delle banche
Un piccolo imprenditore vicentino, Mario Gresele, ha inviato un’email che invita alla riflessione. «Riportare i successi delle nostre aziende, siano esse artigianali o industriali - scrive - è gratificante per noi cittadini che ci sentiamo sempre tartassati, a tutti i livelli. Sarebbe forse opportuno che, vista l’autorevolezza conquistata sul campo, seppure a livello interregionale, svolgeste una piccola inchiesta nel settore bancario, su tassi attivi e passivi, costi dei mutui e così via. In poche parole, vorrei sapere se vi risulta che nella realtà vicentina sia stato applicato il decreto Bersani in merito all’automatismo che, se si rialzano i tassi passivi (per il cliente), conseguentemente si dovrebbero rialzare anche quelli attivi. È mai possibile che gli interessi per un mutuo medio di 100 mila euro a 10 anni possano aumentare di 80-90 euro mensili, mentre un deposito del medesimo importo aumenti in rendimento di 8-10 euro, sempre mensili?».
Sono considerazioni che ogni titolare di conto corrente sarebbe pronto a sottoscrivere. E a proposito della mancata applicazione del decreto Bersani nel settore delle banche, le associazioni che tutelano i diritti dei consumatori hanno diffuso, proprio in questi giorni, i dati dell’inchiesta fatta in casa. «Sono arrivati migliaia di reclami da parte dei consumatori - ha spiegato il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti - sulla simmetria dei tassi (14.711), la portabilità dei mutui (2.507), la cancellazione dell’ipoteca (522) e la penale sui mutui (347). In un anno solo la simmetria dei tassi ha comportato un indebito lucro di 5,3 miliardi e i cittadini ci rimettono dai 300 ai 500 euro l’anno».
Ora, piuttosto che aggrapparsi a difese stampate su codici legislativi di cui diventa complicata non solo la comprensione, ma soprattutto l’applicazione, l’unica arma che rimane nelle mani del cliente-correntista è quella che gli fornisce la concorrenza.
Voi dite, le banche sono tutte uguali. È vero solo in parte. La vostra banca, tutte le banche, da più di un decennio, si comportano esattamente come negozi di calzature. Provate a pensare: da chi andate a comprare un paio di scarpe? Dal negozio che le vende belle e comode, sempre che il prezzo sia abbordabile. In caso di problemi finanziari, magari siete propensi a comprare quelle più economiche, magari lasciando per strada un po’ di qualità. Per il conto corrente è lo stesso. Se voi ve lo fate online, via internet, magari dovrete sopportare qualche limitazione concreta, tipo assegni e dintorni, ma state certi che il tasso d’interesse è dieci volte più alto degli altri. Idem per il mutuo.
In altre parole, così come fate il giro dei negozi in centro per comprare le scarpe che giudicate più convenienti, allo stesso modo dovreste fare per le banche. È faticoso, va detto, perché richiede applicazione e, in certi casi, studio. Conviene usare queste armi, piuttosto che protestare.
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