giovedì 26 luglio 2007

Pensionati privilegiati

In un paese normale, e in Europacen’è più d’uno per fortuna, uno versa un certo numero di contributi previdenziali e, al termine della sua attività lavorativa, percepisce una pensione parametrata al "tesoretto" accumulato negli anni. Più lavora, più contributi versa, più alta sarà la pensione. Quando nei dibattiti tra esperti sentite parlare di metodo contributivo, vuol dire che parlano di un
paese normale, effettivamente esistente o desiderato. I politici italiani dicono da sempre divoler ritarare il sistema pensionistico nazionale secondo il sistema contributivo, ma nei fatti continuano a dare colpi di piccone a questo principio
elementare per privilegiare quello che si chiama sistema retributivo e che potrebbe
essere riassunto in un semplice slogan: i giovani pagano per i vecchi. Siccome stiamo diventando un paese di vecchi, grazie ai progressi della sanità e alla minore propensione a procreare, comincia a diventare complicato spremere i giovani. Bene, di fronte a questa evidenza, il governo ha licenziato una riforma delle pensioni che, per trasformare il famigerato scalone in tanti scalini, richiede un surplus di contributi di 10 miliardi di euro.
E da chi li prendiamo questi
contributi? Ma dai giovani,naturalmente. Non solo. Li prendiamo dai giovani più in difficoltà, quelli che non hanno avuto la fortuna di essere assunti col contratto a tempo indeterminato. La riforma prevede infatti che 4,4 dei 10 miliardi
necessari siano recuperati aumentandodi trepunti di aliquota
in tre anni la percentuale di contribuzione dei cosiddetti parasubordinati. Sì, a essere spennato è il popolo dei cococo, fatto da giovani che stanno mettendo a fatica il naso nel mondo del lavoro e che, di fronte a questa bastonata, probabilmente cercherà un modo per lavorare in nero.
D’accordo, i contributi Inps non sono imposte masono accantonamenti che, un giorno,
dovrebbero tornare nelle tasche di chi li ha versati. Tutto questo in un paese normale, cioè in un paese in cui vige il sistema contributivo di cui sopra.
Ma se invece il giovane di oggi deve sperare che a pagare la sua pensione siano i giovani di domani, quante probabilità ci sono di tornare in possesso di quanto versato? E poi dicono che non si deve parlare di scontro tra generazioni. Lo scontro c’è, e i sindacati, numeri di tessere allamano, anziché difendere i diritti dei più svantaggiati finiscono col farele sentinelle del privilegio, anche se parlare di privilegio a proposito di pensionati può far sorridere. Eppure è così, poche storie. E vale la pena ricordare cosa voleva la sinistra comunista, cioè abolire lo scalone tout court, che avrebbe voluto dire, ricordano Tito Boeri e Agar Brugiavini su lavoce.info, «35 miliardi in più di spesa previdenziale in dieci anni a carico della fiscalità generale, il tutto per proteggere 129.500 pensionandi d’anzianità, molti dei qualiprovenienti dal pubblico impiego e ben pochi da lavori considerati usuranti». Si è scelta la via di mezzo,promettendodirecuperare 4,4 miliardi dai collaboratori e 3,5 da riordino degli enti previdenziali, una chimera,
quest’ultima, che si tradurrà con un incremento generale dei contributi previdenziali generali già al livello più alto in Europa. Senza contare il fatto che, di fronte a questa mannaia, col cavolo che ci saranno così tanti collaboratori da spremere anche in futuro. Ma non c’è da preoccuparsi: l’Italia non è né un paese normale, né un paese europeo.

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