BANCHE. Entro fine agosto gli istituti di credito che si sono fatti avanti dovranno far pervenire le offerte vincolanti
La Bpvi in fila
per le filiali
di SanIntesa
Marino Smiderle
VICENZA
Com’è complicato comprare una banca. E pure aggiudicarsi qualche sportello, diciamo 200, o giù di lì, non è certo uno scherzo. Da quando l’Antitrust ha imposto al gigante nato dall’unione di Banca Intesa e Sanpaolo di vendere le 198 agenzie ritenute in contrasto con le norme sulla concorrenza, siamo ancora alla "data room", come si dice in gergo finanziario (comprensibile solo a pochi eletti, per la verità), cioè al momento in cui il venditore mette a disposizione dei potenziali acquirenti le informazioni necessarie per poter pervenire all’offerta vincolante. Allora, per riassumere: domani si dovrebbe chiudere la "data room" e le banche interessate avranno tempo fino alla fine di agosto per presentare l’offerta di acquisto vincolante.
Siamo solo al termine della fase preliminare, dunque, ma si può già dire che tutto gioca a favore del venditore. Considerata l’appetibilità degli sportelli, divisi in quattro lotti, Piemonte, Lombardia, Nord est e sud Italia, e considerato il numero dei pretendenti, l’asta che si scatenerà porterà nella casse di Intesa Sanpaolo qualcosa come un miliardo e mezzo di euro, secondo le stime degli esperti. Sempre che l’asta e il caldo di agosto non portino a lievitare ulteriormente prezzi che già sembrano eccessivi, anche se il mercato non è nuovo a simili pazzie.
Si è messa in fila anche la Banca Popolare di Vicenza, che ha un discreto free capital da investire e che, come ha più volte dichiarato il presidente, Gianni Zonin, non vede l’ora di arrivare a quota 800 sportelli, considerati l’obiettivo di medio periodo. Dai piani di via Framarin ci si muove con la riservatezza che richiedono queste operazioni, ma pare che l’offerta presentata non riguardi tutti e quattro i lotti, ma solo due, probabilmente quelli relativi alle filiali del Piemonte e del sud Italia, zone in cui la Bpvi vorrebbe rafforzarsi.
Ci fossero i bookmakers londinesi, però, il successo della Bpvi sarebbe dato a una quota molto bassa, diciamo dieci a uno. A godere dei favori de pronostico ci sono, in prima battuta, i francesi del Credit Agricole, già soci di Banca Intesa da cui ha "ereditato" la maggioranza di Friuladria e di Cariparma. Già forte di suo, il gruppo creditizio francese ha stretto un’alleanza col Credito emiliano proprio per presentare un’offerta consistente su tutto il blocco. Evidentemente i due istituti hanno già raggiunto un accordo sulla futura spartizione e, comunque, in questo modo partono in pole position. C’è poi un’altra vecchia "nemica" di Bpvi all’orizzonte, quella Veneto Banca di Montebelluna che già vinse la tenzone sulla Banca Popolare di Intra, un altro tormentone durato, tra una cosa e l’altra, un annetto e conclusosi poi lo scorso autunno. Anche l’istituto diretto da Vincenzo Consoli ha pensato di unire le forze con altri istituti per poter presentare un’offerta concorrenziale su tutti e quattro i lotti di filiali; per questo ha raggiunto un accordo con Banca Popolare di Bari, Cassa di risparmio di Genova e Credito Valtellinese. Peraltro Veneto Banca ha un precedente incoraggiante in materia, visto che nel 2002 si aggiudicò i 135 sportelli messi in vendita da Capitalia in consorzio con Carige e Cr Rimini.
C’è poi il Monte dei Paschi di Siena, che ha le spalle sufficientemente larghe per presentare da sola un’offerta unitaria per tutto il pacchetto messo all’asta da Intesa Sanpaolo e che, con Credit Agricole, si contende la prima fila.
Di fronte a questi colossi e a queste coalizioni, è facile capire i motivi per cui Bpvi sarebbe quotata 10 a 1 dai bookmakers. Resta però tutto il mese di agosto per studiare l’incartamento e per organizzare la possibilità di stringere alleanze in modo da presentare un’offerta complessiva. Popolare di Milano e Popolare dell’Emilia Romagna potrebbero diventare i compagni di cordata per poter avere più possibilità di raggiungere la vetta.
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