ENOGASTRONOMIA. Marketing e pubblicazioni per rilanciare un settore non sfruttato appieno
Economia e tradizione il binomio funziona
Marino Smiderle
VICENZA
La tradizione enogastronomica potrebbe anche essere un’industria se solo ci fosse la consapevolezza di avere sul tavolo, e sui campi, un tesoro economico di inestimabile valore. «Il guaio è che ad Asiago, per esempio, si contano sulle dita di una mano le aziende in grado di esportare i propri prodotti tipici - spiega Vladimiro Riva, consigliere delegato di Vicenza è - e preferiscono conferire le proprie produzioni a grandi consorzi che provvederanno a commercializzare la merce. Ci fosse un po’ più di attenzione, di convinzione nei propri mezzi, si potrebbe ottenere molto di più, da tutte le tipicità della provincia, e l’economia vicentina ne trarrebbe sicuramente un grande vantaggio».
Di qui ad alzare bandiera bianca, però, ce ne corre. Tanto è vero che Dino Menarin, presidente della Camera di commercio, al momento del suo insediamento (sei anni fa), ha cominciato subito a premere sull’acceleratore di una macchina chiamata marketing avanzato. Più che marketing, sarebbe più giusto definirla cultura del territorio. «Sì, ho creduto subito nel progetto proposto da Riva - spiega Menarin - e adesso siamo arrivati alla conclusione della collana di volumi editi dall’editore Terra ferma dedicati ai prodotti enogastronomici della nostra provincia. Una media di due volumi all’anno per rilanciare un settore che non è stato valorizzato abbastanza».
Camera di commercio, Vicenza è, Provincia, questi gli enti che hanno avviato i motori di una campagna promozionale per i prodotti tipici di una tradizione che vale oro. Tanto è vero che l’ultimo volume della serie (vedi articolo qui a fianco) ha come sottotitolo "Il ricettario della provincia d’oro". «Ma se qualcuno ci vuole vedere un collegamento con uno dei settori industriali più importanti per la nostra zona - aggiunge Menarin - non sbaglia di certo».
Vogliamo fare il conto dei prodotti tipici della provincia di Vicenza? Partendo dagli asparagi di Bassano e dal risol vialone nano di Grumolo di Abbadesse, si arriva ai fagioli di Posina e ai piselli di Lumignano, passando per il radicchio di Asigliano, le patate di Rotzo, le ciliegie di Marostica, il broccolo fiolaro di Creazzo e il sedano di Rubbio. E vogliamo dimenticare il mais di Marano? Si potrebbe continuare, ma non si possono dimenticare coloro che questi prodotti li lavorano ai fornelli, trasformandoli in prelibatezze: i cuochi vicentini, che hanno fatto in modo che le guide di Vicenza è uscissero e diventassero dei best seller.
C’è un po’ di emozione, nella sala riunioni di Vicenza è. E si capisce, visto che il volume "La cucina di tradizione vicentina" (Edizioni Terra Ferma) è il 15° e ultimo per la serie "Calieri". Piccolo inciso: questa è una collana veneta e il fatto che il 50 per cento delle pubblicazioni sfornate da Terra Ferma sia di pertinenza vicentina inorgoglisce un po’ i rappresentanti istituzionali e quelli dei ristoratori vicentini riuniti per presentare l’ultima opera. All’incontro erano presenti anche gli assessori provinciali in pectore Dino Secco e Antonio Mondardo.
È un’opera accattivante, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista della grafica. Il merito, nel primo caso, va a Vladimiro Riva e ad Antonio di Lorenzo: il primo ha fatto un viaggio a ritroso lungo il percorso, reso affascinante dalla nostalgia, dei bei tempi andati; il secondo si è prodotto in un saggio documentato e nello stesso tempo ricco di aneddoti e simpatiche punture che invitano a gustare col palato della storia le ricette in tutta la loro magnificenza.
Certo, il palato della storia può entrare in funzione solo dopo il palato tout court. Perché, c’è da giurarci, le soddisfazioni maggiori vengono dalla sperimentazione concreta delle ricette vicentine. Il libro è in vendita da ieri, costa 20 euro e, se per coloro che vengono da fuori costituisce un invito irrinunciabile a calarsi nel segreti meravigliosi della tavola berica, per gli autoctoni diventa la sfida a copiare i ristoratori.
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