LA TESTIMONIANZA. Il sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, è a Peschici in vacanza con la famiglia da una decina di giorni. «Ieri giornata torrida, c’erano 45 gradi»
«Eravamo in campeggio
ci hanno fatti scappare»
di Marino Smiderle
«Via, via». Poco dopo mezzogiorno il sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, in vacanza a Peschici da una decina di giorni, deve caricare moglie e figli sul monovolume e fuggire, letteralmente, dal camping Manacore. «Via, via», intimano i funzionari della Protezione civile. Non c’è tempo da perdere, il fuoco sta per arrivare. Dal camping si vede il fumo che s’alza alto dal centro di Peschici. Il Manacore è otto chilometri a sud, ma tira vento e per molti bagnati non resta altra via di fuga che il mare. In poche parole, è il panico.
«No, panico no - racconta il sindaco Dalla Via - ma di sicuro abbiamo avuto paura. Vedevamo il fumo ma non abbiamo avuto notizie particolari. Cos’è successo, di preciso?».
Due morti e diversi feriti. Questo il bilancio drammatico di un giorno d’inferno. Dalla Via ancora non lo sa. Nel tardo pomeriggio, quando è stato raggiunto al cellulare, il primo cittadino di Schio era appena arrivato a Vieste, improvvisato campo profughi organizzato in velocità dalla Protezione civile.
«Mamma, due morti. Addirittura».
Ammutolisce. Si rende conto che la confusione vissuta nelle ore precedenti è in realtà una tragedia. «Che fosse una giornata strana l’ho capito appena sveglio - rivela -. Va bene che a luglio in Gargano è caldo, ma quando ho visto il termometro raggiungere i 45-46 gradi, ho preso un po’ paura. Il giorno prima, per capirci, c’erano 35-36 gradi: 10 in più sono tanti, anche a queste latitudini».
«E poi il vento, un vento forte e caldo - racconta - credo sia stata quella la causa di questo disastro. Ha spinto le fiamme fino in città e molti sono stati costretti a fuggire».
Sfollati. Questo è il termine più appropriato per definire la situazione della famiglia Dalla Via e di altri migliaia di turisti che si sono trovati a Vieste. «La polizia ci ha detto che non possiamo muoverci da qui: non possiamo andare né a nord, né a sud. In attesa che l’allarme rientri».
Ma l’allarme, per stasera, non rientra. Le forze dell’ordine mobilitate per l’occasione lavorano senza sosta e danno informazioni per coloro che si trovano senza un tetto. «Noi non abbiamo grossi problemi - osserva Dalla Via - specie se ci paragoniamo con quelli che sono stati feriti. Per noi, al massimo, si tratta di un fuori programma, un’interruzione delle vacanze. E per quanto riguarda le forze dell’ordine, gli uomini della Protezione civile, non posso che parlarne bene. In questa condizione di emergenza ci hanno fornito tutte le indicazioni necessarie, senza caos, anzi, con molta precisione ed efficienza. Poco fa è venuto il vicesindaco di Vieste per verificare lo stato delle cose. La macchina organizzativa funziona benissimo, niente da dire».
Già, però sempre sfollati sono. Le scuole di Vieste, per una notte, potrebbero fungere da alberghi improvvisati. E le aule da camere d’emergenza. Non c’è bisogno di coperte, visto che il clima non richiede di questi accorgimenti. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, manda gli elicotteri dell’esercito. Bertolaso, dal canto suo, dice che tutto parte dalla mano di criminali. Sembrano cronache dal fronte, storie di guerra e invece stiamo parlando di un’ordinaria estate sulle coste italiche. «Sì, ma ho idea che questa vacanza ce la ricorderemo per un pezzo - conclude Dalla Via -. Sole e mare stavolta sono stati travolti dal fuoco e poteva anche andar peggio se non ci fosse stato il pronto intervento delle forze dell’ordine, della Protezione civile. Paura? No, non abbiamo neanche avuto il tempo per avere paura. Meglio così».
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