GRAN BRETAGNA-RUSSIA. Gli inglesi chiedono invano l’estradizione di un uomo accusato di omicidio
La spia che venne col polonio
Situazione da guerra fredda con i bombardieri di Mosca intercettati dai Tornado della Raf sui cieli scozzesi
I dissidenti russi considerano il presidente Putin il mandante di queste missioni criminali
Mario Scaramella è finito nel ciclone dell’indagine ed è stato arrestato per una torbida storia di truffe
Marino Smiderle
Questa è una storia che comincia all’alba di questo millennio, con l’elezione a presidente della Russia di quello che era stato fino ad allora il responsabile dell’Fsb, l’ex Kgb. O, forse, comincia ancora prima, quando a capo della Russia c’era un personaggio discusso, col vizio del bere ma anche con l’indubitabile merito di avere iniettato in quel paese immenso robuste dosi di libertà e democrazia, almeno secondo gli standard di quelle latitudini. E finisce, per il momento (luglio 2007), col decollo in volo dei Tornado della Raf britannica decollati per respingere la minaccia o la provocazione, fate voi, di quattro bombardieri russi TU-95 arrivati a sfiorare-invadere lo spazio aereo della Scozia. In mezzo ci sono decine di giornalisti russi uccisi in circostanze misteriose (un nome per tutti: Anna Politkovskaya) e un ex funzionario fuggito a Londra e lì ucciso con una contaminazione di polonio radioattivo arrivato nella capitale britannica nella valigetta di un assassino proveniente dalla Russia.
Romanzo straordinario, si direbbe, se non fosse che questo intrigo di spie, di assassini, di politica internazionale dal sapore antico di guerra fredda è dannatamente vero. E corre sul filo di due capitali europee cruciali per il mondo che verrà, Londra e Mosca, ora più lontane e gelide che mai. Partendo dalla fine, la settimana scorsa i Tornado britannici hanno avuto nel mirino i bombardieri russi arrivati sui cieli della Scozia. È la risposta più scriteriata che ci potesse essere alla richiesta di estrazione presentata dalla Gran Bretagna alle autorità di Mosca nei confronti di Andrei Lugovoi, sospettato da Scotland Yard e dai servizi segreti di Sua Maestà di essere stato l’autore, nel novembre del 2006, dell’omicidio dell’ex colonnello del Kgb Aleksander Litvinenko. La cosa certa è che l’assassino di Litvinenko ha usato il polonio radioattivo, una sostanza di difficile reperibilità, in quantità industriale, mettendo a repentaglio la vita di diversi cittadini britannici, oltre che dell’italiano Mario Scaramella, il controverso personaggio finito in carcere in Italia per una torbida e confusa storia di truffe e traffico di armi. Quanto basta per indurre Gordon Brown, da poco primo ministro, ad andare fino in fondo contro il collega russo Vladimir Putin.
Già, Putin. Litvinenko, prima di morire, ha avuto il tempo di accusare direttamente il presidente russo di essere il mandante del suo omicidio. Accusa ribadita da Boris Berezovski, uomo d’affari moscovita che, dopo essere stato uno stretto confidente di Eltsin e sponsor dello stesso Putin, nel 2000 ha chiesto e ottenuto asilo politico in Gran Bretagna e da allora vive e lavora a Londra. Lo stesso Berezovski che, sempre a Londra, già una volta è scampato a un attentato e che, nei giorni scorsi, ha indotto la polizia britannica ad arrestare un sicario arrivato da Mosca per ammazzarlo.
L’intreccio si fa complicato ma, a sintetizzarlo al massimo, si potrebbe dire che gli accusatori di Putin dicono che il presidente sta sguinzagliando i propri sicari moscoviti anche al di fuori dei confini russi per ammazzare tutti quelli che ritiene dei nemici e che, in passato, figuravano dalla parte degli amici; dal canto suo il Cremlino replica che sono accuse infamanti e, di fronte al rigetto della richiesta di estradizione di Lugovoi, ricordano che Londra stessa ha rifiutato di estradare Berezovski, accusato in patria di tutte le possibili nefandezze. Lo stesso Berezovski che, da tempo, dichiara pubblicamente che la Russia dovrebbe sbarazzarsi di Putin se vuole procedere verso la vera democrazia.
Nel frattempo la comunità russa di Londra si è fatta sempre più cospicua e i dissidenti anti-Putin formano una specie di club che, adesso, è guardato a vista dalle guardie del corpo organizzate dal governo inglese. Oltre ad Akmed Zakayev, ex guerrigliero che partecipò alla riconquista della Cecenia, ad Alex Goldfarb, un biochimico che aiutò Litvinenko a fuggire, c’è anche Elena Tregubova, una giovane, brava e avvenente giornalista che, in un suo libro tradotto anche in Italia (I mutanti del Cremlino, edizioni Piemme), racconta gli anni dell’ultimo Eltsin e del primo Putin vissuti da giornalista, senza nascondere il gustoso dettaglio "rosa" di un presunto invito galante fattole dallo stesso Putin durante una pausa pranzo a un sushi bar di Mosca. Elena Tregubova, che lavorava per il giornale Kommersant un tempo di proprietà di Berezovski, ha resistito in Russia, tra mille traversie e un attentato dinamitardo che poteva costarle la pelle, fino alla primavera di quest’anno. Poi ha chiesto asilo politico a Londra. «Ma non ho intenzione di rimanere zitta - ha dichiarato al Guardian - perché se lo facessi loro mi ammazzeranno silenziosamente. Io adesso sono in una condizione privilegiata perché posso parlare e scrivere liberamente. Io non ho armi nucleari, non ho dietro di me un’organizzazione come il Kgb. L’unica mia arma è il giornalismo».
Nell’intreccio spionistico tra Gran Bretagna e Russia e nell’affaire Litvinenko, c’è un retroscena piuttosto inquietante e riguarda proprio Lugovoi, di cui è stata richiesta l’estradizione perché ritenuto l’assassino. Bene, proprio nei giorni appena successivi all’omicidio, Berezovski chiamò Lugovoi per chiedergli di garantire un servizio di sicurezza a Elena Tregubova. Per un paio di giorni due sgherri mandati da Lugovoi protessero la giornalista e a dicembre dell’anno scorso, quando lei volò a Londra per incontrare Berezovski, ancora non aveva idea di chi ci fosse realmente dietro l’omicidio di Litvinenko. Non è stato gradevole scoprire che a proteggerla per due giorni erano stati degli uomini mandati da colui che avrebbe potuto avere interesse ad ucciderla. Il romanzo si fa sempre più complicato e avvincente. Chissà quando e come finirà.
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