martedì 30 ottobre 2007

Etf, eppur ti frego

PORTAFOGLIO

Con gli Etf c’è
il fai-da-te
a basso prezzo
di Marino Smiderle

Non è necessario avere grandi patrimoni per investire nei mercati mondiali, o nei mercati di nicchia, o nei mercati che più vi garbano. Anche con risparmi minuscoli si può dimostrare di essere bravi investitori e ottenere ritorni interessanti qualora le intuizioni iniziali vengano poi confermate dall’effettivo verificarsi delle previsioni. Quello che serve per partecipare all’investimento globale fai-da-te è riassunto in due concetti: conoscenza e consapevolezza. Conoscenza dettagliata delle regole e dei mercati, consapevolezza dei rischi che si corrono. Una volta soddisfatte queste due precondizioni si può cominciare a navigare nel mondo degli Etf, acronimo di Exchange trade funds, «un termine - spiega il sito della Borsa Italiana, dove attualmente sono quotati 108 Etf - con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento con due principali caratteristiche: è negoziato in Borsa come un comune titolo azionario; assicura gli stessi rendimenti dell’indice benchmark di riferimento».
LA DIFFERENZA
La prima obiezione che arriva a questo punto è di ordine semantico-pratico: che differenza c’è tra i fondi comuni d’investimento tradizionali e gli Etf? Si potrebbe chiudere il discorso dicendo che gli Etf costano meno, molto meno, dei fondi comuni e tanti saluti. In realtà bisogna riconoscere che, se gli Etf si limitano a replicare il particolare indice su cui investono (per esempio, la Borsa italiana), e quindi non necessitano di grande operatività gestionale, i fondi comuni cercano di fare meglio dell’indice in questione. È chiaro che il risultato finale dipende dalla bravura dei gestori, che in molti casi viene dimostrata dai numeri ma che spesso viene anche frustrata, neutralizzata dalle commissioni applicate e quasi in toto riconosciute al momento commerciale, cioè alle vendita del prodotto fondo.
LA NEGOZIAZIONE
Andiamo a leggere ancora su Borsa Italiana cosa deve fare un risparmiatore qualora fosse interessato ad acquistare, anche per quantità molto piccole, degli Etf. «Per l’investitore intervenire sul mercato degli Etf è molto semplice: un Etf si compra e si vende infatti come un’azione sul mercato Etfplus di Borsa Italiana (segmento A). La negoziazione è continua (senza aste) a partire dalle 09,05 fino alle 17,25. Questo strumento si presta bene anche all’utilizzo da parte del piccolo risparmiatore, dal momento che il lotto minimo di negoziazione è pari a 1 azione / quota di Etf. Ed anche per ciò che riguarda le spese non vi sono sorprese, dal momento che i costi di negoziazione sono indicativamente gli stessi previsti per le azioni».
COMMISSIONI
Un discorso particolare va fatto per le commissioni di gestione annue, che incidono maledettamente sulle performance dei fondi comuni tradizionali. Ogni Etf, essendo comunque un fondo «è caratterizzato infatti da proprie commissioni totali annue che ad oggi variano a seconda dello strumento da un minimo di 0,165% all’anno a un massimo di 0,90% all’anno». Tuttavia c’è un dettaglio mica da poco: «Le commissioni annue sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell’Etf e sono trattenute ogni giorno, per la quota parte di competenza, dal gestore dell’Etf: si noti che in questo modo i prezzi di acquisto e di vendita che il risparmiatore può seguire su Borsa Italiana sono già al netto di tali commissioni per cui né l’investitore finale né il suo intermediario sono tenuti ad operare alcun versamento. Non è prevista nessuna commissione di “Entrata”, di “Uscita” e di “Performance”, a differenza di quanto accade usualmente con i fondi comuni».
I MERCATI
Come anticipato, con gli Etf si possono investire mille euro laddove risulterebbe a dir poco complesso solo bussare. Se voi pensate, per dire, che la Cina sia il mercato del futuro (non molto originali, per la verità), vi comprate le quote di Etf legati all’indice della Borsa cinese che ritenete necessarie per bilanciare il vostro portafoglio in questo senso. Parleremo ancora degli Etf, perché ci sono molte implicazioni legate a questo tipo di investimento, che le banche non pubblicizzano molto perché guadagnano poco ma che sta prendendo sempre più piede tra chi ha voglia di sbagliare per conto proprio spendendo poco.