domenica 28 ottobre 2007

In Medio(banca) stat virtus

Il futuro della Popolare
passa per Mediobanca

Marino Smiderle
VICENZA
La conferma è ufficiosa, ma pur sempre conferma: la Banca Popolare di Vicenza rileverà il 2 per cento del capitale di Mediobanca ed entrerà così nel patto di sindacato dell’istituto che da sempre regola il traffico della finanza che conta in Italia. E così, dopo il mezzo miliardo sborsato per assicurarsi i sessanta sportelli lombardi di Ubi Banca, Gianni Zonin stacca un altro assegno, stavolta di circa 250 milioni di euro, per entrare nel salotto buono del capitalismo nazionale. Come si sa, questa operazione è legata alla dismissione più o meno obbligatoria del 9,4 per cento di Mediobanca da parte di Unicredit. Obbligatoria perché, prima della fusione, Capitalia e Unicredit erano due autorevoli, ma ognuno per conto suo, protagonisti del patto di sindacato: con la fusione il peso nei delicati e sofisticati equilibri che regolano la gestione dell’istituto di via Filodrammatici è raddoppiato, con inevitabile "invito" a vendere. Piccolo particolare: nel frattempo Cesare Geronzi è diventato presidente di Mediobanca e il suo parere non è stato certo secondario nella individuazione dei candidati a rilevare la partecipazione; poiché l’amicizia e la stima reciproca tra Geronzi e Zonin sono di lunga data, ecco che nel momento di andare a piazzare i lotti del capitale (fuori dall’istituto che fu di Cuccia c’era la fila, per la verità), il presidente della Popolare di Vicenza è stato fra i primi a essere interpellato: «Ti può interessare?».
Naturalmente a Zonin questo investimento interessava eccome, anche se la Bpvi non mai è stata con le mani in mano: prima Cattolica Assicurazioni, poi Ubi Banca e ora Mediobanca, l’impegno finanziario per fare il salto dimensionale non è di poco conto e sfiora il miliardo di euro. Ma investire per diventare sempre più grandi, e quindi inattaccabili (o attaccabili a caro prezzo), è proprio la strategia che il presidente di Bpvi intende portare avanti. Una strategia che, negli ultimi mesi, non ha più trovato la condivisione del direttore generale, Luciano Colombini, che ha preferito rassegnare le dimissioni. Ma l’ingresso in Mediobanca, che verrà ufficializzato ai primi di novembre, potrà portare novità anche relativamente alla nuova figura, per Bpvi, di amministratore delegato che potrebbe presto animare i piani alti di via Btg. Framarin. Mediobanca e Geronzi saranno crocevia importanti per il futuro della Popolare di Vicenza, proprio perché dalle future operazioni strategiche studiate a queste latitudini, con alleanze allargate previste proprio per il campo della Popolari, salterà fuori la sorpresa per il futuro. Sì, perché oltre alla possibile acquisizione di Irfis (l’istituto di medio credito siciliano) e degli sportelli isolani del gruppo Unicredit, è chiaro che a questo punto Zonin verrà interpellato sulle possibili grandi aggregazioni future.
L’altro giorno, per esempio, il presidente della Banca Popolare di Milano, Roberto Mazzotta, è stato visto entrare proprio in Mediobanca, probabilmente per chiedere consigli strategici. Si sa che Zonin non gradirebbe apparentamenti con i milanesi, proprio perché non vuole perdere le leve del comando, ma poiché c’è anche la Popolare dell’Emilia in cerca di uno o più partner, non si può escludere che dalle segrete stanze di Mediobanca possano saltar fuori soluzioni "rivoluzionarie", magari capaci di andare a dare fastidio al gruppo Popolare di Verona, al momento la più grande realtà popolare nel mondo del credito.
Della partita Mediobanca faranno parte anche Fininvest, Benetton e i tedeschi di Sal Oppenheim, giusto per dire del livello dei giocatori. Da questa avventura Zonin si attende molto, anzi, moltissimo: per il presidente, dopo oltre undici anni di guida della Popolare, comincia la fase decisiva, quella che, secondo i suoi piani, dovrebbe garantire alla banca un ruolo chiave anche per gli anni a venire. Col timone sempre in via Framarin.