FINANZIAMENTI. Approvato il documento programmatico: destina quasi 180 milioni di euro alle varie province
Il piatto ricco
scatena i nuovi
progetti berici
Marino Smiderle
INVIATO A VERONA
Mettiamola così: o alla Fondazione Cariverona sono dei maghi o, di nascosto, stampano banconote. Sì, perché non si capisce come abbiano fatto a tirar fuori un sontuoso documento programmatico previsionale, fatto di 270 milioni di euro di utile operativo e di 178,9 milioni destinati alle erogazioni. Il punto è che, dall’inizio dell’anno, la Borsa è sotto del 3 e passa per cento, il settore bancario del 12 per cento e quello assicurativo dell’1,40 per cento. Siccome gli utili della Fondazione derivano in gran parte dagli investimenti azionari, e in particolare dalle banche (è il primo azionista del gruppo Unicredit, con il 4,4 per cento), chi è quel mago che trasforma rovesci in dritti, perdite in guadagni?
A rispondere è, probabilmente, il mago più ascoltato di Verona (e non solo di Verona), quel Paolo Biasi, presidente della Fondazione Cariverona, soddisfatto per l’approvazione del documento programmatico previsionale 2008. «È vero - premette - la Borsa va così così, ma i dividendi distribuiti da Unicredit (118 milioni) sono stati più che soddisfacenti. In più, nel primo semestre siamo stati bravi a portare a casa 180 milioni come utile da negoziazione, nella compravendita di titoli azionari. Adesso si è messa male, ma sono fiducioso e credo che il momento negativo passerà».
A Vicenza, per la verità, si augurano che questo momento non passi mai, considerato il pacchetto di milioni che la provincia si è aggiudicata per il prossimo anno. Per gli interventi più significativi sono stati stanziati oltre 80 milioni, che andranno in parte a proseguire gli impegni di progetti pluriennali e in parte si riferiscono a nuovi interventi (vedi grafico a fianco). Il più importante è senza dubbio legato al restauro conservativo e strutturale della Basilica Palladiana, a cui sono stati destinati quasi 15 milioni; segue in classifica la realizzazione di un ulteriore insediamento universitario con l’acquisto dell’ex area Cosma (13,5 milioni), la ristrutturazione di Palazzo Giustiniani Baggio (8,3 milioni) e la realizzazione della seconda cittadella degli studi (7,9 milioni).
Non se la passa male nemmeno la provincia, con Schio che riesce a portare a casa 3,2 milioni di euro per il restauro conservativo del Teatro Civico (a cui sia affianca l’investimento diretto dello Stato, come confermato dal ministro Rutelli in occasione della recente visita) e 1,5 milioni per i lavori di ristrutturazione e ampliamento dell’ala ovest della Casa.
Negli anni passati, di fronte alle lamentele vicentine circa una presunta mancanza di attenzione della Fondazione Cariverona rispetto alle altre province, il presidente Biasi replicava che, per finanziarli, occorre che i progetti siano presentati. Stavolta, evidentemente, i progetti sono arrivati.
«Sì - conferma Biasi - la provincia di Vicenza si è distinta nel numero e nella qualità degli interventi proposti. È ovvio che non possiamo soddisfare tutte le richieste, ma credo che per l’anno prossimo Vicenza non si possa proprio lamentare».
«L’indirizzo che traspare da questo documento - aggiunge il direttore generale della Fondazione Cariverona, Fausto Sinagra - è l'attenzione prestata ai grandi progetti, piuttosto che sugli interventi a pioggia. Questo non vuol dire che non saranno eseguite anche alcune piccole erogazioni legate alle esigenze dei singoli territori, ma il grosso seguirà una logica strategica di ampio respiro».
Ovvio che, per continuare a garantire questo fondamentale sostegno finanziario alle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona, la Fondazione dovrà proseguire nella politica di investimento tanto prudente quanto redditizia. A questo proposito Biasi ha ribadito l’intenzione di rimanere nella compagine sociale di Unicredit, non escludendo a priori l’ingresso in settori potenzialmente redditizi come le autostrade e le municipalizzate, dove in Veneto c’è parecchio fermento. «Se ce lo chiederanno - conclude Biasi - valuteremo questa possibilità. Sempre che vengano tenute in considerazione le nostre osservazioni in materia di programma strategico».
A. DALLA ROVERE
Abbiamo dato
i consigli giusti
ai diversi enti
Ambrogio Dalla Rovere è diventato vicepresidente della Fondazione Cariverona due anni fa. Il suo obiettivo, dichiarato fin da subito, era quello di riuscire a portare a Vicenza più finanziamenti. Ovvio che, per portare più finanziamenti, ci volessero anche più progetti.
Soddisfatto di questo documento programmatico?
Direi proprio di sì. Io credo che, per Vicenza, si siano fatti molti progressi. Non solo dal punto di vista della quantità, ma anche, e soprattutto, da quello della qualità. Sul nostro tavolo sono arrivate proposte davvero interessanti, non solo da Vicenza città, ma anche da vari centri della provincia, come Schio. E comunque siamo già al lavoro per valutare le proposte per il prossimo anno.
Il presidente Biasi, negli anni scorsi, diceva che da Vicenza arrivavano poche richieste. Come ha fatto per invertire la tendenza?
«Non è stato solo merito mio, naturalmente. Insieme agli altri consiglieri abbiamo lavorato perché sul territorio si capissero i meccanismi che regolano l’attività in Fondazione. Abbiamo parlato con i vari enti, li abbiamo sostenuti e la risposta è stata incoraggiante».
Certo che la presenza finanziaria della Fondazione Cariverona è diventata fondamentale: se facciamo due conti solo per Vicenza, senza i vostri finanziamenti sarebbe dura...
Me lo lasci dire: se non ci fosse la Fondazione bisognerebbe inventarla. E se all’inizio si investiva soprattutto in cultura, ora le aree di intervento si sono moltiplicate. Penso alla sanità, all’assistenza agli anziani, temi molto sentiti dalla collettività.
E dal punto di vista della Fondazione, cioè della gestione del risparmio, Biasi ha dichiarato di ritenere possibile una diversificazione nel settore delle utilities e delle autostrade. Lei cosa pensa?
Valuteremo tutte le possibilità, anche se bisogna ricordare che i nostri investimenti devono sempre essere prudenti. E poi il nucleo della partecipazione in Unicredit resta il principale asset su cui puntiamo. In più non bisogna dimenticare che il patrimonio della Fondazione è passato da 1 a 6 miliardi di euro in questi ultimi anni. È grazie all’oculata gestione delle risorse che siamo arrivati a distribuire le somme che sappiamo.
Come a dire, occhio a non scivolare...
Sa com’è, i nostri comuni si sono abituati bene e non potrebbero sopportare dei tagli.
E, da imprenditore, l’economia in generale come la vede?
L’Italia non la vedo molto bene, purtroppo. Sulla base della mia esperienza, posso dire che le imprese saranno sempre di più costrette a guardare ai mercati esteri.
