IL SUMMIT. Incontro a Teheran tra i leader dei cinque stati rivieraschi. Aumentano i rischi
Iran e Russia
“blindano”
il Mar Caspio
di Marino Smiderle
Putin va in soccorso di Ahmadinejad e blinda la coalizione dei paesi rivieraschi del Caspio in un’ottica antiamericana. Questo, in estrema sintesi, è stato il senso della missione del presidente russo a Teheran, dove il governo iraniano aveva organizzato un meeting con i presidenti, appunto, di Russia, Iran, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan.
La regione si sta accendendo come un cerino. E il guaio è che vicino a quel cerino ci sono giacimenti di petrolio e gas che potrebbero innescare un cataclisma di dimensioni planetarie, di cui non si sente davvero bisogno, considerando che lì sotto, a un’ora di volo, ci sono paesi per niente tranquilli come Iraq e Afghanistan, tanto per restare in tema di conflitti americani. E, per soprammercato, c’è pure la Turchia che, inviperita dalla mozione presenta dal Congresso Usa che riconosce come genocidio i massacri di armeni del 1915-16, minaccia di intervenire militarmente nel nord dell’Iraq per dare la caccia ai curdi del Pkk, responsabili, secondo Erdogan, di alcuni attentati terroristici in territorio turco.
Torniamo a Putin e veniamo ai motivi per cui, sfidando le annunciate minacce terroristiche, il presidente russo ha deciso di andare comunque a Teheran. Primo punto: la presenza americana in quell’area, ritenuta dalla Russia inaccettabile. «Da quando ci sono stati gli attacchi terroristici agli Usa nel 2001 - scrivono Nazila Fathi e C.J. Chivers sull’International Herald Tribune - il Pentagono ha costruito una base militare in Kyrgyzstan per supportare le operazioni in Afghanistan e ha ampliato la collaborazione militare con l’Azerbaigian, potenziando la ex base aerea presente in quella zona. Ha inoltre concluso un accordo con il Turkmenistan, un paese che ha fatto della neutralità un punto di forza, per poter fare atterrare gli aerei e far rifornimento. La presenza americana e la collaborazione ottenuta nella regione ha allarmato Mosca, anche perché la possibilità che gli aerei Usa possano usufruire dei servizi in Turkmenistan e in Azerbaigian ha dato la stura a una serie di speculazioni circa un futuro utilizzo militare proprio contro l’Iran».
E proprio per evitare una spirale di questo genere, i paesi del Caspio hanno firmato una sorta di impegno a stoppare lo straniero. «Per rafforzare il concetto - scrive Vanna Vannuccini su la Repubblica - i cinque capi di Stato di Iran, Russia, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan hanno firmato una dichiarazione in cui si impegnano a che dal loro territorio nessun altro paese membro possa essere attaccato militarmente. "In nessun caso permetteremo a uno Stato terzo di usare il nostro territorio per un attacco o un’azione militare contro uno stato membro", recita la dichiarazione recita la dichiarazione, nella quale viene inoltre riconosciuto il diritto di ogni Stato di sviluppare tecnologia nucleare a fini pacifici, nell’ambito del Tratta di non proliferazione».
E questo è l’altro capitolo controverso del vertice, che pone Putin quale voce stonata nel coro di proteste proveniente dai paesi occidentali a proposito dell’uso della tecnologia nucleare in Iran. «I partecipanti hanno anche sostenuto - riporta Alberto Zanconato dell’agenzia Ansa - "il diritto legittimo all’uso pacifico dell’energia nucleare senza alcuna discriminazione, nell’ambito del Trattato di non proliferazione (Tnp)". Un implicito riconoscimento dunque alle aspirazioni dell’Iran».
«Esprimiamo il nostro sostegno al Tnp e a tutti i programmi nucleari con fini pacifici», ha ribadito nella conferenza stampa finale Putin. Mosca ha già votato insieme con le potenze occidentali due risoluzioni dell’Onu che impongono lievi sanzioni a Teheran per il suo rifiuto di sospendere l’arricchimento dell’uranio, ma frena, come la Cina, sull’adozione di misure più severe. Putin, il primo leader di Mosca a visitare l’Iran dopo Stalin nel 1943, ha poi discusso il programma nucleare di Teheran con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nel pomeriggio, prima di essere ricevuto dalla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei. Al centro dei colloqui, tra l’altro, i ripetuti rinvii nel completamento da parte di tecnici russi, della prima centrale atomica iraniana, a Bushehr.
Di fronte a questa apertura di credito, non si è fatta attendere la reazione di Bush. «Quando ho parlato con Putin l'ultima volta mi ha detto che non avrebbe voluto un Iran in grado di produrre armi nucleari - ha ricordato il presidente americano -. È il senso del consenso raggiunto su questo punto per due volte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo le ultime dichiarazioni da Teheran, aspetto con ansia un chiarimento». Nel corso di un convegno a Bruxelles, da titolo "Ue e Russia: amici o rivali?", il commissario Ue al Commercio, Peter Mandelson, ha ribadito la sua preoccupazione: «Le incomprensioni tra l'Unione europea e la Russia - ha detto - ricordano i tempi prima della caduta di Berlino e gli ultimi sei mesi lo dimostrano. Abbiamo raggiunto un livello d'incomprensione o perfino di sfiducia mai visto dai tempi della Guerra fredda, cosa che dissi mesi fa. Fui criticato per il mio pessimismo, o meglio, le mie preoccupazioni furono scambiate per pessimismo. Ma credo che la mia analisi di allora fosse giusta, semmai credo che negli ultimi sei mesi si sia rafforzata». Di fronte al complesso futuro nucleare, su cui l’Iran dichiara di voler puntare in maniera pacifica, i cinque paesi del Caspio hanno discusso sui confini delle acque territoriali. Sotto quelle acque, infatti, c’è un tesoro di risorse naturali che i vari paesi vogliono sfruttare. Prima del ’91 Iran e Urss si dividevano al 50 per cento il mare; da quando al posto dell’Urss sono nati gli altri stati la questione non è stata mai risolta. L’Iran, che ha il 13 per cento delle coste, ha insistito nel pretendere il 20 per cento di diritti.
