L’EDITORIALE
L’Aim ripulita
deve guardare
alle alleanze
nel Nord Est
Marino Smiderle
Ancora non si sa se il Consiglio comunale accetterà il nuovo e più agile modello societario di Aim concepito da Mauro Zanguio e dalla sua task force, ma riesce difficile pensare a una sua bocciatura. Al di là dell’irritualità della presentazione (forse la conferenza dei capigruppo non era l’occasione istituzionalmente corretta), il piano che semplifica e rimette in sesto una municipalizzata che era riuscita nell’impresa di chiudere un bilancio in rosso non può che essere recepito e adottato in tutta fretta dall’unico azionista. Azionista che in teoria dovrebbe essere la cittadinanza di Vicenza, in pratica dovrebbe essere il Comune di Vicenza con il sindaco quale rappresentante ufficiale, e in realtà è la partitocrazia berica che in questi anni ha gestito l’azienda seguendo la peggior logica spartitoria, con i tragici risultati che stanno assumendo contorni sempre più preoccupanti e, diciamolo pure, scandalosi. Sì, perché Aim, prima di essere considerata un’azienda, è sempre stata ritenuta una casellina, anzi, una casellona, da occupare nella solita ed estenuante trattativa tra i partiti di una coalizione sempre rissosa e affamata di poltrone, fino al punto di far come Gesù col pane e con i pesci, solo che il miracolo partitocratico era quello di moltiplicare le società e i relativi consigli di amministrazione. Che poi è il peccato originale, restando in terreno religioso, di tutte quelle municipalizzate pubbliche che si sono diffuse a macchia d’olio in tutta la penisola e che gestiscono servizi fondamentali per la collettività.
Al di là del giudizio di merito circa l’opportunità che i municipi diventino imprenditori (personalmente non la ritengo una bella trovata), quello che conta per Aim è correre per recuperare il tempo perduto. Cioè: l’azionista sciolga le briglie al team di Zanguio, eviti di impastoiarsi per l’ennesima volta in baruffe sull’assegnazione della presidenza, e cominci a pensare a un futuro fatto di integrazione con le altre multiutilities del Nord Est. Il progetto che ha presentato Veneto Sviluppo un paio di mesi fa, ferme restando le perplessità circa la proprietà pubblica, è una priorità imprescindibile anche per Aim se vuole rimanere sul mercato e recitare un ruolo di primo piano anche in futuro.
Il progetto in questione prevede la realizzazione di un polo delle multiutilities del Nord Est e di creare così una megaholding in grado di contenere un nuovo soggetto di quasi 3 miliardi di euro di fatturato. A dar vita a questo soggetto dovrebbero essere le varie AcegasAps (Trieste e Padova), Agsm (Verona), Ascopiave (Trevigiano), Veritas (Venezia), Amga (Udine), Etra (Asiago, Bassano e Cittadella) e, appunto, Aim.
Logico che, prima di partire con questo nuovo obiettivo, Aim debba mettere ordine in casa propria.
E la cura drastica proposta dal team di Zanguio è quella giusta, quella che consente di accelerare e di disfarsi del carico che nel recente passato ha trasformato Aim da gazzella ad animale da soma.
Ma, contemporaneamente, occorre guardare al futuro, perché se l’azienda resta da sola, quando si tratta di andare a comprare il gas da Gazprom, per esempio, col cavolo che si può spuntare un prezzo competitivo.
E col cavolo che si può reggere quella concorrenza che, si spera, dovrebbe alleggerire le bollette degli utenti. Il polo nordestino delle utilities diventerebbe invece un discreto attore, dietro ai colossi Eni ed Enel, e dietro anche ad Aem-Asm e a Edison; ma davanti, per dire, a Iride, Hera, Acea, Enia.
È questo il futuro obbligatorio di Aim, sempre che, dopo aver liquidato il passato, riesca a gestire rapidamente questo presente. Le persone capaci all’interno dell’azienda vicentina non mancano e di sicuro il programma di rilancio e pulizia verrà realizzato in un battibaleno.
E poi tutti nella nuova grande realtà macroregionale. Non per il gusto di aumentare la dimensione, ma per avere più potere contrattuale e, per questo, spedire bollette più leggere ai cittadini-utenti.
