L’INDAGINE FONDAZIONE NORD EST-CARIPARO. Presentati a Padova i risultati del sondaggio
O si innova o si muore
Le imprese si adeguano
Marino Smiderle
PADOVA
Innovare per non morire. La parole d’ordine è stata ben recepita dalle imprese di Veneto, Friuli Venezia e Trentino Alto Adige, a giudicare dai risultati dell’ultima ricerca realizzata dalla Fondazione Nord Est, promossa da Cariparo e presentata ieri a Padova, nella sede della banca del gruppo Intesa Sanpaolo. Oggetto del sondaggio, che ha coinvolto mille imprese con più di dieci dipendenti, era proprio l’innovazione e ne è uscito un quadro tutto sommato incoraggiante, anche se l’approccio alla questione del millennio appena cominciato non pare sempre centrato.
L'indagine è stata coordinata da Daniele Marini, direttore scientifico di Fondazione Nord Est oltre che professore associato dell'Università di Padova, e realizzata da Silvia Oliva, segretario alla Ricerca di Fondazione Nord Est. Il primo quesito riguardava le motivazioni che spingono gli imprenditori a innovare. Bene, il 58,3% degli interpellati ritiene che l’opzione di innovare sia strettamente correlata alla sopravvivenza dell’azienda, della serie, appunto, o innovi o muori; il 41,7% pone invece l'accento sull'innovazione come fattore decisivo per la crescita e l’espansione; una considerazione che diventa più sentita all’aumento delle dimensioni, visto che tra le aziende con più di 100 addetti la percentuale sale fino al 60,9%.
Una piccola contraddizione sta nel fatto che "solo" il 39,3 per cento innova per soddisfare il concetto di "azienda apripista", mentre il 60,7 per cento lo fa per restare nella scia dei concorrenti. E comunque la cosa positiva è che il 72,3 per cento delle imprese nordestine, nell’ultimo biennio, abbia investito in formazione. In più, negli ultimi 5 anni, il 67 per cento si è spinto lungo le piste accidentate, ma foriere di vero sviluppo, dell’innovazione di processo.
Accanto a questa propensione al miglioramento operativo, ci si aspetterebbe un’evoluzione finanziaria originale, studiata apposta per questo balzo in avanti. E invece qui siamo ancora un pochino indietro rispetto agli altri paesi, visto che il 58,3 per cento fa sempre affidamento sul "solito" credito bancario. L’alternativa? Semplice, i soldi propri o, detto in altri termini, l’autofinanziamento (36,3 per cento). Diffidenza totale, invece, verso le altre forme di finanziamento, vale a dire il capitale di rischio (2,9 per cento) e la condivisione di capitale con altre imprese.
Considerata la distribuzione delle risposte, è da considerare inevitabile la critica rivolta ai principali vettori di risorse, vale a dire le banche, che il 70,3 per cento degli interpellati ritiene troppo legate a valutazioni patrimoniali del cliente da affidare, piuttosto che all’effettiva validità dei progetti.
Rinaldo Panzarini, direttore generale della Cariparo, ha parato il colpo: «Per un ammontare complessivo di circa 93 milioni, sono ben 188 i progetti di ricerca e innovazione nel Nord Est finanziati e sostenuti da Cariparo e dalle banche del Gruppo Intesa Sanpaolo, con investimenti attivati prevalentemente nel settore della meccanica, ma anche dell'information technology, dell'energia, dell'elettronica, dell'alimentare, del tessile e dell'abbigliamento».
È la nostra risposta - conclude Panzarini - alle esigenze delle imprese che vogliono fare innovazione».
