PORTAFOGLIO
Per fortuna
le banche non
vendono abiti
di Marino Smiderle
Cercate di fare mente locale. Quando entrate in un negozio di abbigliamento per comprarvi un abito che cosa fate? Accettate i consigli del commesso e vi portate a casa, chessò, un bel completo color ciclamino e lo abbinate con una camicia verde pisello perché ve lo ha suggerito il commesso fricchettone? La risposta è ovvia (tranne casi da ricovero): no, si compra l’abito che piace e i consigli, semmai, vengono tenuti in considerazione nel confronto tra capi simili e per valutare il rapporto qualità-prezzo. Insomma, siete clienti responsabili e, pur non avendo una laurea in "style & fashion", fate dei sani compromessi tra buon gusto e portafogli.
IN BANCA
Immaginate ora di entrare in un altro negozio, che non vende braghe ma prodotti finanziari. Ecco, avete visto, le idee si fanno più confuse, il buon senso si squaglia sulla complessità delle diverse opportunità (?) di investimento e, alla fine, vi affidate alla competenza e alla professionalità dell’impiegato a cui è stata delegata in toto la delicatissima unzione di mettere ordine nella vostra confusione finanziaria. Il punto non è la professionalità del bancario in questione, anche se ci sarebbe parecchio da discutere al riguardo. Il punto è che tutti gli addetti hanno l’ordine di scuderia di vendere quei prodotti che contribuiscono maggiormente a far splendere il bilancio dell’istituto. Così come il commesso del negozio di abbigliamento vorrebbe vendervi l’orribile completo ciclamino che costa tanto e che fa senso, allo stesso modo l'impiegato vi vorrebbe rifilare una bella polizza ventennale, o un titolo strutturato non quotato di pari scadenza, che fruttano alla banca laute commissione. La differenza, tra negozio di abbigliamento e banca, sta nel fatto che voi il completo ciclamino non lo comprate, mentre la polizza e il titolo improbabile li infilate di gusto nel salvadanaio, convinti di avere fatto l’affare della vita.
DIMOSTRAZIONE
Quel che sta avvenendo in questi ultimi mesi nel variegato mondo dei fondi comuni d’investimento, e nel risparmio gestito in genere, è la limpida dimostrazione del teorema precedente. Allora, negli ultimi 13 mesi la raccolta dei fondi comuni italiani ha perso qualcosa come 72 miliardi di euro. Traduzione: la clientela ha venduto i fondi in portafoglio e ha comprato altri strumenti finanziari. Uno dice: vabbè, hanno reso meno del benchmark di riferimento (piccola avvertenza: quando un bancario vi propone di cambiare investimento e usa paroloni tipo "benchmark", nove volte su dieci vi sta rifilando un bidone) e quindi si deve cambiare. Se le cose stessero così, e in parte stanno pure così, il cambio sarebbe anche giustificato. La vera domanda che un risparmiatore dovrebbe porsi è un’altra: perché le banche che fino ai ieri mi riempivano il portafogli di fondi e gestioni oggi me lo svuotano e mi inducono a comprare polizze e obbligazioni fatte in casa? La risposta è semplice: perché fino a ieri le banche avevano la convenienza di puntare sui fondi comuni ma oggi, coi bilanci minacciati dalle voragini dei subprime, hanno la disperata necessità di aspirare i soldi dei clienti e congelarli in obbligazioni proprie, meglio se strutturate, e polizze a scadenza siderale.
COMMISSIONI
Gran parte di questi strumenti, vedi in particolare le polizze che vengono vendute come il pane perché spesso il venditore ci associa, impropriamente, il termine pensione, hanno il grosso vantaggio (per le banche, ovviamente) di far pagare commissioni molto elevate e a stretto giro di posta. In pratica, sottoscrivendo una polizza di 30 mila euro, per esempio, la banca collocatrice vi chiede subito una commissione, quando va bene, del 3-4 per cento. «Tanto - aggiunge premuroso l’impiegato - in 15 anni la recupererà ampiamente». Poi, se tra un paio d’anni torneranno di moda (sempre a beneficio dei bilanci delle banche) i fondi comuni, qualcuno vi chiederà di smobilizzare la polizza che sta rendendo poco per spostarvi su un prodotto più dinamico che giustifica ampiamente le commissioni, non leggere, applicate.
LA DIFESA
Per difendersi basta fare un test. Al posto della polizza, chiedete un Cct. Se l’addetto fa resistenza, vuol dire che è la scelta giusta.
