mercoledì 20 febbraio 2008

La salvezza al supermercato


INTERVISTA A SERGIO CASSINGENA
di Marino Smiderle

Sisa è un’idea vincente
Ma la gente fa debito anche per fare la spesa

Tir che vanno, tir che vengono. Al centro di distribuzione Sisa di Grisignano di Zocco c’è sempre traffico. Di uomini, oltre che di mezzi. Crisi o non crisi, mangiare qualcosa bisogna. E qui vendono alimentari. Li vendono alle migliaia di supermercati sparsi nel nord est e nel centro Italia. Al comando delle operazioni c’è Sergio Cassingena, che in realtà è presidente di tutto il gruppo Sisa, federato in sei grandi aree che coprono tutto il territorio nazionale, per un giro d’affari complessivo che supera i 4 miliardi di euro.
Presidente, è facile vendere roba da mangiare. È l’unico settore in cui i clienti entrano perché sono costretti. O no?
Magari. È un discorso che, forse, sarebbe potuto andare bene una volta, tanto tempo fa. Oggi, con la concorrenza che c’è, specie dalle grandi catene multinazionali, bisogna fare i salti mortali per essere competitivi.

Ci faccia capire, quali sono i concorrenti più temibili?
Auchan e Carrefour, per citare i due nomi più celebri del settore.

E pure la Coop che il suo collega Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, ha distrutto col bestseller "Falce e carrello"...
Non ho capito perché abbia fatto quell’operazione editoriale. Non credo che giovi né a lui, né a noi, né al mercato. Comunque, avrà avuto i suoi buoni motivi. Resta il fatto che i concorrenti più temibili restano i francesi.

E Marcello Cestaro, un altro vicentino, dove lo mettiamo?
Sa dove mi piacerebbe metterlo?

Dove?
Accanto a me al comando del Vicenza calcio. Insieme faremo una grande società e i colori biancorossi tornerebbero a sventolare in serie A.

Lui ha il basket a Schio e il calcio a Padova. A proposito, come mai fate a gara nel guidare società sportive? È così vantaggioso?
Lasciamo perdere. Se qualcuno avesse in mente di acquisire una società di calcio per guadagnarci, gli consiglierei vivamente di desistere.

L’immagine, però...
Ecco, anche qui, non mi sarei mai aspettato di venire travolto da questo tipo di ritorno. A volte eccessivo, direi. Però la passione era tanta e quindi abbiamo deciso di ballare.

Senta, ma è vero che chi opera nel settore del commercio, nel caso specifico di alimentari, ha guadagnato cifre folli speculando sull’avvento dell’euro?
Ma va là. Questa è una favola demagogica. Noi compriamo dall’industria e vendiamo al consumatore ma non possiamo certo sognarci di imporre i prezzi. C’è la concorrenza, come detto, che provvede a garantire il cliente.

Non vorrà dire che con l’euro siamo diventati ricchi...
No, il contrario. Abbiamo importato di botto un’inflazione del 100 per cento. Un euro vale mille lire, pochi dubbi. e questo ha abbattuto il potere d’acquisto di tutti. Da quel momento in poi, per sostenere un certo livello di consumi, siamo passati alla droga.

La droga?
Sì, la droga del debito. La classe media, per esempio, in Italia era abituata a un certo tenore di vita. Con l’arrivo dell’euro il potere d’acquisto si è dimezzato ma tutti hanno voluto continuare a vivere come sempre. E per farlo si sono indebitati. Non solo per contrarre i mutui per la casa, ma anche per andare a fare le vacanze, per comprare l’auto ecc.

Ai vostri supermercati vi siete accorti di questo problema?
Il supermercato è il primo termometro che registra la febbre della crisi. Si vede subito che la gente non arriva alla fine del mese. O meglio, non ci arriverebbe se non si indebitasse. Non so come si spezzerà questo circolo vizioso.

Ma lei come ha cominciato a fare questo mestiere?
Per caso. Io ho vissuto i primi anni della mia vita in Egitto, dove mio padre aveva un’azienda. Poi, dopo le nazionalizzazioni di Nasser, siamo stati costretti a tornare in quella che chiamavamo patria. Sotto casa c’era una cooperativa alimentare e il titolare, al termine degli studi, mi chiese se volevo cominciare a lavorare per lui.

Un bel salto, da allora...
La filosofia Sisa di federare i tanti soci proprietari di supermercati e poi unirli sotto un’unica sigla si è rivelata vincente. Tanto che il prof. Daniele Fornari ci ha pure scritto un libro che alla Bocconi utilizzano come testo.

Obiettivi per il futuro, oltre alla salvezza del Vicenza?
Dobbiamo anticipare le abitudini della gente. Stiamo cambiando modo di vivere e, di conseguenza, modo di mangiare. Chi capisce prima le esigenze del cliente vince il torneo del mercato.