BANCHE. Presentati ieri i dati di bilancio dell’istituto presieduto da Zonin. L’utile della gestione caratteristica sale del 5,4 per cento. Stavolta calano le plusvalenze
La Popolare
ora consolida
quello che ha
Marino Smiderle
VICENZA
Parola d’ordine: consolidare. Tenuto conto che, negli ultimi anni, l’ordine di scuderia è stato quello di comprare banche e sportelli a rotta di collo, il cambio di strategia della Banca Popolare di Vicenza appare evidente. Ma non ha cambiato solo strategia, l’istituto di via Framarin. «L’ultimo cda - annuncia il presidente Gianni Zonin - ha cooptato Divo Gronchi, che è stato anche nominato consigliere delegato. E alla direzione generale, finora occupata da Gronchi, ha chiamato Samuele Sorato. Siamo sicuri che questo tandem affiatato saprà condurre al meglio la Bpvi in questo delicato momento per i mercati finanziari internazionali».
Saranno Gronchi e Sorato, dunque, i piloti della Popolare in questi periodi complicato. «Ci sono momenti in cui bisogna accelerare - ha spiegato Zonin - e momenti in cui occorre mollare il piede e, magari, spostarlo sul freno. La nostra fortuna è quella di avere un istituto solido, capace di garantire anche per quest’anno un dividendo di 1 euro, lo stesso dell’anno scorso, e che rimane immune dalla tempesta che ha colpito i mercati in questi ultimi tempi».
I numeri del bilancio relativo all’esercizio 2007, presentati ieri da Gronchi e Sorato, risentono però un pochino della congiuntura e dei grandi investimenti fatti nel recente passato. «Abbiamo guadagnato un po’ meno dell’anno scorso ammette Gronchi - ma se non confrontiamo il dato dell’utile netto depurandolo dalle plusvalenze straordinarie dello scorso esercizio, scopriamo che la gestione caratteristica è migliorata. Da questo punto di vista l’utile netto della capogruppo evidenzia una crescita del 5,4 per cento».
Il neo consigliere delegato si riferisce al contributo straordinario dato al bilancio dell’anno scorso dalla vendita dell’intero pacchetto di azioni Bnl e dalla cessione della quota in Italease, che, al netto della perdita derivante dal rimborso anticipato del prestito exchangeable Bnl, hanno fruttato una plusvalenza di 54,2 milioni di euro. Nell’esercizio 2007, invece, le plusvalenze straordinarie sono state di 43 milioni di euro, dovuto all’accordo con Cattolica per la cessione del 50 per cento delle quote detenute in Berica Vita, Vicenza Life e nella società di gestione del risparmio Bpvi Fondi.
Tenuto conto di queste componenti straordinarie di reddito, l’utile netto della Banca Popolare di Vicenza al 31 dicembre 2007 è stato di 110 milioni di euro, 10 milioni in meno rispetto a quello dell’esercizio precedente.
In grande crescita raccolta e impieghi. La raccolta diretta, escludendo quella proveniente dagli sportelli ex Ubi, sale a 13,4 miliardi di euro, con un aumento dell’8,2 per cento rispetto al 2006, mentre quella indiretta raggiunge i 14,2 miliardi (+10,1 per cento). Per quanto riguarda gli impieghi (meno quelli dell’Ubi), si supera quota 14,2 miliardi, con un aumento del 18,2 per cento, «confermando - spiega Gronchi - l’attenzione al tessuto produttivo locale e alle piccole e medie imprese».
Dopo anni di corsa all’aumento dimensionale, si diceva, Bpvi rallenta un po’. «Ma consolidamento - osserva Gronchi - non vuol dire che rimarremo immobili. Noi abbiamo discusso in cda le linee guide del piano industriale del prossimo triennio e ci siamo trovati d’accordo nel dedicare i primi 12-18 mesi nell’organizzazione di una banca che ha raggiunto una dimensione tale da farci reggere la concorrenza a livello nazionale. Ora abbiamo 628 sportelli e c’è bisogno di un momento di tranquillità per mettere a punto l'organizzazione del gruppo».
«Banca Nuova, per esempio, il braccio siciliano del gruppo Bpvi, archivia un 2007 molto soddisfacente dal punto di vista degli utili - prosegue il consigliere delegato - mentre Cariprato, reduce da un forte politica di investimento e di apertura sportelli, ha ovviamente risentito del peso di questi oneri».
«Sì, l’obiettivo del 2008 sarà il consolidamento della crescita - conferma Sorato - con un occhio di riguardo agli investimenti di processi interni, tenuto conto che il nostro assetto distributivo è sempre stato legato al concetto di banca del territorio».
Come detto, un euro sarà il dividendo che verrà distribuito. «È lo stesso dell’anno scorso - spiega Gronchi - ma non va dimenticato che, nel frattempo, è stato aumentato il numero delle azioni in circolazione, passate da 60 a 70 milioni». In virtù di questa decisione, il payout (cioè la percentuale dell’utile distribuito su quello realizzato) è passato dal 51,3 al 63,4 per cento. Quanto al valore che verrà assegnato all’azione, attualmente fissato a 58 euro, se ne saprà di più all’indomani del cda che precederà l’assemblea dell’istituto, prevista per sabato 19 aprile. Bpvi non è quotata e, dunque, non ha subito tracolli. Ma, visti i tempi, è difficile che il cda faccia lievitare il prezzo.
I derivati?
«Faremo solo quelli di copertura»
L’obiettivo non era quello di raggiungere gli 800 sportelli? «Certo, ma non abbiamo detto in quanto tempo». Gianni Zonin puntella la strategia del consolidamento approntata da Divo Gronchi e Samuele Sorato senza rinnegare l’obiettivo di fondo, che resta quello di crescere. Però, per dire, di fronte a precisa domanda sull’eventuale interesse per gli sportelli che il Monte Paschi potrebbe mettere in vendita, Gronchi fa capire che, per il momento, non c’è interesse. C’è da digerire il boccone delle 60 agenzie rilevate da Ubibanca e pagate care, dicono i critici. «Ma è un’operazione che rifarei cento volte - replica Zonin - perché siamo andati a coprire un territorio, Brescia e Bergamo, che, non so come mai, non vedeva la nostra presenza. Ed è una zona su cui puntiamo molto».
E Mediobanca? «Mai dire mai - sospira Gronchi - ma se si sono frapposti degli ostacoli (Antitrust, ndr) a un’operazione che noi volevamo fare, non è colpa nostra. E comunque i rapporti con Mediobanca restano ottimi, se sono rose...».
Negli ultimi mesi, però, Bpvi è finita sui giornali accostata a rumours non propriamente positivi. Tipo quell’ispezione di Bankitalia, definita di routine ma arrivata proprio in corrispondenza dell’esplodere dello scandalo derivati a livello nazionale. «Quell’ispezione è finita il 12 marzo scorso - rivela il consigliere delegato - e non posso certo anticipare il contenuto del rapporto che faranno gli ispettori. Posso solo dire che il clima è sempre stato disteso e che mi sembra non ci siano state mancanze gravi».
Sui derivati, però, è cambiata l’aria. «Dal luglio scorso - afferma Gronchi - noi proponiamo alla clientela solo derivati di pura copertura. Tutti gli altri non possono essere sottoscritti ali nostri sportelli».
Non sta andando benissimo l’avventura in Cattolica assicurazione (di cui Bpvi detiene il 12 per cento), almeno dal punto di vista del valore delle azioni. «Ma dal punto di vista operativo - dice Sorato - abbiamo già deciso quali prodotti vendere nelle nostre reti».
Si sussurrava nei corridoi di piazza Affari che Bpvi potesse convolare a nozze con la Popolare dell’Emilia. «Abbiamo stima dell’amministratore Leoni - dice - ma vorrei ribadire che per noi resta fondamentale l’autonomia. Aperti a tutto, ma Vicenza resta la guida».
Qualcuno dice che la prossima assemblea sarà calda. Zonin ci scherza su: «Mi vedete preoccupato?».
