
VERSO IL VOTO. Il leader dell’Udc ieri ha inaugurato la nuova sede del partito e poi ha parlato al Canneti
Casini è sicuro
«In Veneto ora siamo al 9%»
di Marino Smiderle
«In Veneto siamo al 9 per cento». Boom. Pierferdinando Casini inietta una dose da cavallo di ottimismo ai visi un tantino smunti degli esponenti dell’Udc di Vicenza, reduci dal terremoto regionale che ha fatto perdere dei pezzi. «Ma se Galan perde tanto tempo per reclutare uno come Piccolo - attacca il leader dell’Udc - e se Berlusconi attacca il sottoscritto un giorno sì e l’altro pure, ho il sospetto che un motivo ci sia. E che questo motivo sia legato alla lettura degli stessi sondaggi che leggo io».
In corso Palladio, di fronte all’ingresso della nuova sede del partito, tutti applaudono. A cominciare da Massimo Pecori, candidato sindaco che corre da solo, dopo un’estenuante trattativa («Diciamo pure umiliante», dicono gli udiccini berici) col Pdl. Si taglia il nastro in allegria, e poi di corsa verso il Canneti, passando davanti al gazebo dei No dal Molin che bisticciano con le forze dell’ordine. Niente di grave. Casini entra nella sala e viene salutato dagli applausi dei fedelissimi.
Il segretario provinciale, Roberto Cavazza, quello cittadino, Daniele Guarda, e il candidato sindaco, Pecori introducono l’ospite illustre, che in mattinata era stato a Verona dove si era lamentato della manovra mediatica volta a polarizzare l’attenzione su Pd e Pdl, e a considerare inutile, come predica Berlusconi, il voto alle altre liste. Le agenzie battono un lancio che segna un punto a favore di Casini: «Nessun voto è inutile». Firmato: Giorgio Napolitano.
«Se in questi mesi il signor "Veltrusconi" ci ha trattato con arroganza e con prepotenza - afferma Casini - state tranquilli che dopo le elezioni tornerà a blandirci, a offrirci alleanze. Io dico con chiarezza, fin d’ora, che le alleanze si fanno prima del voto. E noi tutto possiamo perdere, tranne la dignità. Ce ne ricorderemo dopo le elezioni».
Casini porta il discorso sui temi forti, quelli che, secondo lui, differenziano l’Udc dagli altri. L’identità cristiana, per esempio, «di cui dobbiamo andare fieri». «E non bisogna dimenticare - sottolinea - che negli altri partiti sono insieme quelli che sono per l’aborto e quelli che sono contro. E se vi dicono che questi non sono temi politici, ricordate che la legge sulla fecondazione assistita è stata votata dal parlamento».
In sala ci sono i due parlamentari veneti, il bassanese Luigi D’Agrò e il padovano Antonio De Poli, rimasti fedeli al leader. «C’è qualcuno che vacilla? - si chiede Casini, alludendo ai transfughi guidati dall’ex segretario regionale Piccolo -. Ci sono sempre stati degli opportunisti, in politica e in tutti gli altri settori della società. Ma quella che se n’è andata è gente che non porterà via nulla, salvo il posto che ha avuto e che, probabilmente, non avrà più».
E quando rivela che gli avevano offerto questo o quel ministero per traslocare nel Pdl rinunciando al simbolo, Casini fa capire che la rinuncia non gli è costata molto. «Sono stato presidente della Camera - ricorda - e ora forse è meglio che io possa stare un po’ più vicino a mia moglie, che tra l’altro sta per partorire». Applausi, ovviamente. Ma a Pecori che consiglio dà? Con chi si allea al secondo turno? «Vincerà al primo turno», profetizza Casini, prima di infilarsi nell’Audi che sgomma verso Padova.
