
LA BASE MILITARE. Ieri la Setaf ha annunciato l’aggiudicazione dell’appalto alle imprese legate al movimento cooperativo dell’Emilia Romagna
Le coop rosse faranno il Dal Molin
IL VIA ALLE RUSPE È PREVISTO PER L’ESTATE
di Marino Smiderle
La base militare americana più contestata della storia d’Italia verrà costruita da una joint venture composta da due cooperative rosse. Ideologia e denaro non vanno d’accordo e per questo la Cmc (Cooperativa muratori e cementisti) di Ravenna e la Ccc (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna non si faranno certo problemi a mettersi al servizio dello zio Sam e tirar su la nuova residenza per la 173a Brigata aviotrasportata per 245 milioni di euro.
L’annuncio ufficiale è stato dato ieri dal comando della Setaf: «L’appalto è stato aggiudicato dal Comando del genio della marina Usa». È una sorta di biglietto d’addio del generale Frank Helmick che, oltre a coordinare la spedizione dei parà della 173a in Afghanistan (da cui torneranno tra pochi mesi), aveva come incarico principale quello di portare a termine questo delicato passaggio politico-amministrativo. Con la definizione dell’appalto, ora si potrà finalmente partire con i lavori, che «saranno avviati nell’estate del 2008 per poter consegnare l’installazione entro la prima metà del 2012».
Inutile ricordare il travagliato percorso progettuale dell’insediamento militare, che in origine era previsto sul lato orientale, dalla parte dell’aeroporto civile, lungo via Sant’Antonino, e che poi è stato invece spostato dalla parte opposta, dal lato militare, lungo via Ferrarin, come sancito dall’unanime parere favorevole espresso dal Comitato misto paritetico della Regione Veneto.
«Il comando Setaf - si legge in una nota diffusa ieri dalle autorità statunitensi - continuerà a lavorare a stretto contatto con il commissario straordinario per il Dal Molin, Paolo Costa, e le competenti autorità italiane a livello locale, regionale e nazionale, durante tutta la fase esecutiva del progetto». C’è da giurarci che questo diventerà un gustoso spunto di dibattito politico, considerato il momento elettorale, e considerato che il popolo dei No Dal Molin adesso è diventato un soggetto politico a tutti gli effetti, con tanto di candidato sindaco. E la loro reazione, infatti, non si è fatta attendere.
«Inutile ricordare i legami stretti tra queste cooperative rosse e molti membri del governo Prodi e del commissario Costa - scrivono quelli del presidio permanente -. Il ministro Bersani era stato presidente della Cmc di Ravenna, l'inaugurazione della nuova sede della Ccc di Bologna venne fatta in pompa magna da Massimo D'Alema. Altro che inderogabili impegni internazionali, altro che rispetto dei patti: hanno svenduto la nostra città per garantire un lucroso affare alle cooperative rosse loro amiche. Le stesse cooperative impegnate nella costruzione della Tav in Val di Susa, giusto per gradire. Ecco perché il buon Walter Veltroni, nel suo recente viaggio elettorale a Vicenza ha detto: la base si farà».
Segue dichiarazione di pacifica guerra: «Quella base non si farà mai perché migliaia di uomini e donne lo impediranno, in maniera pacifica ma determinata».
FALCE E SCALPELLO
Il comunismo? Ma dai, non scherziamo. Se oggi perfino in Cina, patria di Mao, il criminale a suo tempo esaltato dagli intellettuali occidentali con la pancia piena, i cittadini si disperano per una caduta di tre punti percentuali della Borsa di Shanghai, vuol proprio dire che falce e martello sono da riporre nella soffitta degli orrori e degli errori.
Bene, c’è quindi da soprendersi se due coop rosse come il fuoco, la Cmc di Ravenna e la Ccc di Bologna, stanno stappando lo champagne per essersi aggiudicate l’appalto da 245 milioni di euro per la costruzione della base militare americana Dal Molin a Vicenza? No, certo che no. Business is business, e chissenefrega se tanti laudatori dell’impero delle coop vanno in strada a sfilare contro l’imperialismo degli Stati Uniti. A Bologna e a Ravenna sono pratici, moderni e revisionisti. Sono comunisti con falce e scalpello.
