sabato 15 marzo 2008

Emma for president

CONFINDUSTRIA. La prima donna che diventa presidente degli industriali italiani riscuote apprezzamenti da Maroni, Galan e Prodi

Così Emma
ha messo d’accordo tutti
di Marino Smiderle

Adria, ottobre scorso, meeting di Confindustria. Emma Marcegaglia viene accolta con calore dagli industriali del Veneto, che una settimana più tardi annunceranno ufficialmente il proprio appoggio all’imprenditrice mantovana nella corsa alla presidenza nazionale dell’associazione. Roma, l’altro ieri, riunione di giunta in viale dell’Astronomia. Marcegaglia viene indicata come successore di Luca di Montezemolo con 126 voti su 132 presenti (una scheda nulla e 5 non votate).
Sarà un caso, ma la lunga volata che ha portato la lady d’acciaio, come l’ha ribattezzata The Economist, a essere la prima donna a diventare presidente nazionale di Confindustria è partita proprio dal Veneto. E sarà un altro caso, ma uno dei vice che la Marcegaglia si porterà sicuramente a Roma sarà quell’Antonio Costato, presidente di Assindustria Rovigo, che nell’ottobre scorso fu il padrone di casa del convegno di Adria. Polesine uber alles, verrebbe da dire, considerando che la stessa Marcegaglia ha una branca dell’impero industriale di famiglia proprio da queste parti. «Decidemmo di diversificare dal core business della siderurgia - ricordò Marcegaglia in quell’occasione - e nel 1988 acquistammo dal Credito Svizzero Albarella spa, che abbiamo potenziato e che adesso sta dando ottimi risultati in termini di aumenti di fatturato e di redditività. Questa era considerata l’area Cenerentola del Veneto, noi abbiamo dimostrato che può essere sviluppata nel pieno rispetto dell’ambiente». Una mantovana col Veneto nel cuore, quindi, e pure nel portafogli, che non guasta. Emma Marcegaglia, 43 anni, amministratore delegato di un gruppo siderurgico fondato dal padre Steno che oggi fattura 4 miliardi di euro, incassa questo plebiscito con soddisfazione, anche se sa che il difficile viene adesso.
O meglio, verrà all’indomani della formalizzazione dell’elezione, che avverrà il 21 maggio prossimo in occasione dell’assemblea. Sì, perché toccherà a lei prendere le redini nel momento peggiore, dal punto di vista dell’economia, con la recessione americana che è già sconfinata nei portafogli ordini delle imprese italiane e col supereuro che rende problematico puntare all’export. Non solo. Emma sale in cattedra in un periodo delicato anche dal lato della politica, a campagna elettorale in corso e con ex rappresentanti di Confindustria di primo piano (Massimo Calearo e Ettore Riello, guarda caso entrambi veneti) in lizza in entrambi i grandi schieramenti.
Le reazioni raccolte all’indomani della sua designazione consentono di dire subito una cosa: lo strappo di Vicenza è stato ricucito. Strappo di Vicenza che, per chi non lo ricordasse, partì dalla vis oratoria di Silvio Berlusconi capace di riscuotere applausi a scena aperta da parte della base imprenditoriale e pure di suscitare l’imbarazzo, per usare un eufemismo, dei rappresentanti di Confindustria, Montezemolo in testa. Da quel momento in poi tra centrodestra e Confindustria fiorirono incomprensioni e la squadra di Montezemolo, compreso il Calearo che adesso è capolista alla Camera per il Pd nel collegio Veneto 1, venne dipinta come un’accolita di fiancheggiatori del governo Prodi.
Giusta o sbagliata che fosse questa diagnosi su un’associazione che ha sempre fatto dell’indipendenza dalla politica un punto cardine, la designazione di Emma sembra essere il modo migliore per chiarire questo equivoco di fondo. «Se vinceremo le elezioni - ha detto ieri l’ex ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni - penso che avremo un grande aiuto dalla nuova guida di Confindustria, Emma Marcegaglia. È una donna molto energica e con le idee molto chiare. Credo che la collaborazione sarà molto importante».
Un altro che a Montezemolo le ha sempre cantate chiare, il governatore del Veneto Giancarlo Galan, ha accolto la nuova presidente con zucchero e miele. «Tutti sanno - ha affermato - che non si viene chiamati a dirigere la Confindustria solo perché si è donna. Si viene chiamati a dirigere la grande associazione dei nostri industriali perché si è capaci, pesche si hanno le qualità migliori. Ecco perché sono sicuro che Emma Marcegaglia è la scelta giusta».
Dal canto suo la presidente in pectore ha già cominciato a distribuire segnali di chiarezza e decisione. E per non sbagliare ha tirato la prima cannonata all’idea buonista di Veltroni di statuire per legge un salario minimo di mille euro. «Io non sono particolarmente favorevole - ha detto in un'intervista a La Tribune e all'agenzia France Press - perché renderebbe ancora più rigido il nostro mercato del lavoro e, soprattutto, rimetterebbe in discussione la negoziazione tra le parti».
Ma i complimenti e le felicitazioni arrivano anche dal centrosinistra. In particolare, dal presidente del Consiglio uscente. «La scelta di una donna - ha scritto Romano Prodi - rappresenta un segnale sicuramente positivo e testimonia quanto le donne siano sempre più un patrimonio di esperienza e professionalità a disposizione dell’intera nazione. Sono sicuro che la Confindustria avrà in lei una guida saggia e ferma in questo momento di grandi cambiamenti che sta vivendo il nostro paese».
La lady d’acciaio, per il momento, mantiene la barra ben lontana dai sentieri della politica. Il suo primo intervento, per dire, è stato dedicato alla piccola industria. «È il primo saluto che faccio da presidente designato di Confindustria - ha esordito - e mi sembra giusto farlo alla piccola industria con la quale mi sento in assoluta sintonia e le cui istanze terrò in assoluta considerazione».