PORTAFOGLIO
Questa è l’ora
di strumenti
più difensivi
di Marino Smiderle
Volendo usare una metafora calcistica, per i risparmiatori questa è una partita da giocare in difesa. «Primo non prenderle»: come i veri catenacciari di un tempo, dovrebbe essere questo lo slogan da adottare al momento di stabilire una strategia di investimento. Inutile avventurarsi all’attacco e cercare di fare gol: è molto più saggio, visti i mercati, accontentarsi di non subire. Traducendo il tutto: comprate solo strumenti di sicura affidabilità, anche se magari non rendono cifre folli.
OPPORTUNITÀ
Sostenere questa tesi equivale però a smentire un altro slogan a cui questa pagina è molto affezionata: vendere quando gli altri comprano e comprare quando gli altri vendono. Ecco, messa così, questa sarebbe la situazione in cui gli altri stanno vendendo di tutto in Borsa, a giudicare dalle bastonate che si stanno prendendo tutti i titoli, anche quelli più adatti ad affrontare la buriana (come le utilities alla Enel, per dirne una); e se si rispetta la convinzione citata, sarebbe il momento di compricchiare qualcosa. Il guaio è che il barometro segna ancora tempesta, sia per l’economia reale che per la proiezione finanziaria. Ricapitolando, dollaro ai minimi, petrolio e oro ai massimi, inflazione che non dà segni di quiete: ci vuole dell’altro per convincere i risparmiatori a stare lontani ancora per un po’ da piazza Affari? No, questi dati bastano e avanzano. Unica cosa, per chi i titoli già ce li ha, inutile svenderli ora. Teneteli, anche a lungo, e dimenticate di averli, sperando che tornino in utile al più presto.
AZIONI
La Borsa anticipa l’economia reale, di solito, e dunque questi tracolli lasciano presagire un fosco futuro per la crescita economica generale. In futuro le cose andranno maluccio, gli utili diminuiranno e le nuove quotazioni non sono che la traduzione finanziaria del rallentamento generale. Dal punto di vista del risparmio, dunque, questo sembra essere il tempo dell’oblio per tutto ciò che ha a che fare con le azioni. Del resto, il capitale di rischio è lo strumento finanziario d'attacco per eccellenza, e siccome abbiamo detto che adesso tocca giocare in difesa, meglio girare le lancette verso il comparto obbligazionario.
OBBLIGAZIONI
Ci sono obbligazioni e obbligazioni. Tra un Btp a 10 anni e un Cct a 7 anni, per capirci, c’è una differenza abissale. Non tanto in termini di rendimento immediato, più o meno simile. Quanto di rischio: pur essendo lo stesso emittente (lo Stato), il fatto che uno sia un tasso fisso a lunga scadenza (il Btp) e l’altro un tasso variabile costituisce una differenza estremamente significativa. Qualora doveste vendere prima uno dei due titoli citati, è evidente che con il Btp potreste trovarvi sorprese (non necessariamente negative, ma comunque sorprese), mentre con il Cct manterrete più o meno il capitale investito all’inizio. Questo perché un cambiamento dei tassi d’interesse, e nel caso attuale un aumento, implicherebbe una diminuzione di valore del corso del Btp, con perdite secche per il risparmiatore. Visti i tempi, per chi ama la prudenza conviene spostarsi sui Cct o, al limite, sui titoli a tasso fisso ma a breve scadenza (Bot, Ctz o Btp con massimo due anni di vita residua).
CORPORATE
Naturalmente ci sono obbligazioni non di stato che rendono di più. Sono le cosiddette obbligazioni corporate, cioè emesse da società private. In questo caso, oltre alla differenza tra variabile e fisso, occorre concentrarsi sulla solvibilità dell’emittente. Più solida è la società (Eni o Enel), minore sarà lo scarto di rendimento. Puntare ad altri rendimenti adesso, sinceramente, non pare un’idea eccezionale, anche se, ovviamente, si possono trovare dei prezzi molto allettanti e occasioni interessanti.
BANCHE
Bisogna ricordare che questo è un periodo in cui la liquidità del sistema scarseggia. Le banche, minacciate dal masso del credit crunch, cercano di reperire liquidità in tutti i modi e al minor costo possibile. Il sistema più conveniente, per le banche, è quello di collocare obbligazione alla clientela retail, cioè a noi. Non sono necessariamente delle bidonate, ma prima di sottoscriverle confrontate il rendimento con i titoli di stato: se rendono di più, pensateci, se rendono di meno comprate titoli di stato.
