Quell’unica “bocciatura”
alle partecipazioni statali
C’è stata una grande battaglia, come al solito, attorno alle nomine delle grandi aziende ancora in mano (in parte o in toto) allo Stato. Eni, Enel, Poste e Finmeccanica, per citare le più grandi e le più note, sono state al centro delle trattative e i vari partiti si sono distinti per la lotta all’ultima seggiola, nel tentativo di portare sugli scranni più ambiti gli esponenti più fidati.
Alla fine il chiacchiericcio, il gossip di potere non ha portato alcun sconquasso. Tutti sono rimasti al loro posto, con un’unica, vistosa, eccezione: Vittorio Mincato. L’ex ad dell’Eni, e negli ultimi anni presidente delle Poste, non è stato confermato.
Del resto, dalla sua il manager di Torrebelvicino aveva "soltanto" la riconosciuta stima della comunità economica e finanziaria internazionale ma era totalmente sprovvisto di sponsorizzazioni partitiche. Lui, comunque, non ci teneva a mantenere quella presidenza e ora avrà il solo problema a dire di no alle mille offerte che riceverà. Magari dagli esponenti degli stessi partiti che l’hanno silurato.
