lunedì 30 giugno 2008

Africa sempre più nera/2

ZIMBABWE. Il presidente al potere da 28 anni si fa beffe di ogni regola democratica

Un criminale che affama
la “sua” gente

di Marino Smiderle

Succedono cose folli ad Harare. E succedono cose folli in tutto lo Zimbabwe, uno stato che ormai si è messo al di fuori della legalità per colpa di questo personaggio vestito da pagliaccio che vedete giulivo nella foto a fianco. Più che un pagliaccio, Robert Mugabe, un tempo elogiato dagli intellettuali a la page per essere stato il protagonista della liberazione e dell’indipendenza nazionale. Pare ieri e invece sono passati 28 anni, da quando è salito al potere, senza più mollarlo. Alle ultime elezioni, nonostante la feroce intimidazione usata nei confronti dell’avversario più agguerrito, Morgan Tsvangirai, e nonostante i brogli palesi nella fase di spoglio, il presidente-tiranno era uscito sconfitto. Eppure la sconfitta era stata trasformata in un secondo turno elettorale, un ballottaggio che avrebbe dovuto vedere opposti, appunto, Mugabe e Tsvangirai. Risultato? Quest’ultimo, dopo una serie impressionante di attacchi, si è rifugiato nell’ambasciata olandese e il presidente ha così potuto celebrare un ballottaggio con se stesso.
La comunità internazionale, dopo anni di indifferenza, o meglio, di inanità, adesso ha preso coscienza di chi sia questo personaggio. Compreso il Sudafrica che, attraverso Mbeki, avrebbe dovuto garantire una tranquilla transizione.
«Le elezioni - ha commentato Amnesty International - si stanno svolgendo in uno scenario caratterizzato da numerose aggressioni, torture e uccisioni contro persone sospettate di stare dalla parte dell’opposizione. Allo Zimbabwe è permesso da troppo tempo di operare al di fuori del quadro di riferimento sui diritti umani dell’Unione africana e delle Nazioni Unite. Ora è tempo di un’efficace azione di solidarietà africana e internazionale per le vittime delle violazioni dei diritti umani, che non devono essere lasciate sole contro la violenza».
Un durissimo monito è venuto dai ministri degli Esteri del G8, «con il titolare della Farnesina - riferisce l’Ansa - Franco Frattini che ha ventilato la possibilità di ritirare gli ambasciatori europei dal Paese africano per protestare contro le violenze perpetrate dal regime di Harare». La condanna è stata unanime, con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice che ha parlato di «pseudo-elezioni inaccettabili» e «illegittime» per la comunità internazionale.
Se le preoccupazioni sono, giustamente, indirizzate al mancato rispetto delle più elementari regole democratiche, non bisogna dimenticare la crisi economica che si è acuita dopo le elezioni del 29 marzo Harare e che ha determinato una penuria di prodotti alimentari e di tutti i beni di prima necessità. «A febbraio - ricorda ApCom - il tasso ufficiale dell'inflazione ha toccato il 165.000%, anche se stime indipendenti parlando di un tasso reale più vicino a 4.000.000%. Lo Zimbabwe sarebbe così il solo paese al mondo a effettuare transazioni finanziarie di routine nell'ordine di grandezza di un vertiginoso milione di miliardi. "È tutto impazzito - ha detto David Moyo, analista economico ad Harare - i nostri calcolatori e i nostri elaboratori non possono trattare tutti questi zeri, anche per i prodotti meno cari". Il pane è scomparso dai negozi. Prima, in un supermercato una pagnotta di pane costava due miliardi di dollari zimbabwiani (12 centesimi di euro al tasso di cambio ufficiale) o 15 miliardi di dollari zimbabwiani (quasi un euro) al mercato nero, dove i prezzi di prodotti introvabili possono essere maggiorati anche di dieci volte».
La cosa bizzarra è che questa inflazione permetterà a uno stato europeo, la Germania, ad attuare la prima ritorsione nei confronti di Mugabe. Il governo di Berlino ha chiesto infatti a una società tedesca che fornisce allo Zimbabwe carta filigranata per la produzione di banconote di interrompere le consegne. Il ministro allo Sviluppo, Heidemarie Wieczorek-Zeul, ha scritto alla società in questione - che ha sede a Monaco di Baviera - per chiedere che le consegne vengano fermate con effetto immediato. La società Giesecke & Devrient dovrebbe «rispettare i diritti umani e interrompere le consegne», ha ribadito il governo. Da parte sua, intervistata dall’emittente radiofonica Deutschlandfunk, la Wieczorek-Zeul ha detto di essere in attesa di una risposta da parte della società, definendo le consegne spaventose.
Tenuto conto che un consumatore abbastanza fortunato da trovare latte spenderà tre miliardi di dollari zimbabwiani (19 centesimi di euro) per circa mezzo litro, si può capire l’entità della commessa di carta filigranata.
«Dalle elezioni del 29 marzo scorso - prosegue ApCom - si è aggravata la penuria di beni di prima necessità, i servizi amministrativi sono quasi alla paralisi, mentre le interruzioni dei servizi idrici ed elettrici sono all'ordine del giorno. Il prezzo dei carburanti ha subito un'impennata, facendo rincarare i biglietti degli autobus fino a superare lo stipendio giornaliero di un lavoratore dipendente. Di fronte alle violenze e alle intimidazioni compiute dai sostenitori di Mugabe contro i militanti dell'opposizione, l'avversario del presidente, Morgan Tsvangirai, si è ritirato dal ballottaggio per le presidenziali. Sordo agli appelli lanciati da leader africani e dalla comunità internazionale, che chiedevano un rinvio del voto, Mugabe ha deciso di tenere comunque le consultazioni, in corso nel Paese. Nell'attuale situazione, dicono gli analisti, sono poche le opzioni ancora disponibili. "Se Mugabe insiste, l'economia continuerà a crollare - dice Brian Raftopolous, ricercatore in economia - Mugabe non ha soluzioni"».
Più di 150 associazioni e organizzazioni della società civile africana hanno sottoscritto una lettera aperta, indirizzata all'Unione africana (Ua), per chiedere di intevenire nella crisi in atto in Zimbabwe. La tragica farsa deve finire.