LO STABILIMENTO. Lo stato maggiore della società torinese ha presentato ieri in anteprima il sito di via Faedo che sarà inaugurato sabato
Così a Vicenza
il latte diventa
più Centrale
di Marino Smiderle
«Ci credete adesso?». Sì, Vicenza ci crede, i torinesi sono stati di parola. Magari con un po’ di ritardo («la colpa è della pazzesca burocrazia») ma il risultato è da circoletto rosso. Uno stabilimento di prim’ordine, all’avanguardia da tutti i punti di vista, estetica compresa, e pronto a produrre 900 quintali di latte fresco, 160 quintali di panna, 400 quintali di latte Uht e 200 quintali di yogurt al giorno.
Benvenuti alla Centrale del latte di Vicenza, nuova di zecca, bella ed efficiente. «Spero che adesso non si ripeta più il ritornello di Torino che si porta via lo storico marchio vicentino - attacca Luigi Luzzati, presidente del gruppo Centrale del latte di Torino - e che nessuno pensi che la città abbia un nuovo teatro solo perché ha venduto la Centrale del latte. Il vantaggio dei vicentini è palpabile: sei anni dopo hanno sia il teatro che la centrale del latte nuovi. Meglio di così...».
Come dar torto a Luzzati. Il giro istruttivo all’interno dello stabilimento di via Alessandro Faedo (12 mila metri quadrati coperti su un’area di 60 mila metri), aperitivo dell’inaugurazione ufficiale prevista per sabato 21 giugno, aiuta a capire lo sforzo fatto dall’azionista di riferimento e il percorso compiuto dal 2002, l’anno in cui venne perfezionata la cessione della Centrale del latte da parte del Comune di Vicenza, ad oggi. «L’idea di questo stabilimento - spiega Luzzati - nasce dall’esigenza dell’amministrazione comunale di Vicenza di liberare l’area di via Medici. Noi abbiamo colto questa opportunità investendo 30 milioni di euro e spostando qui in via Faedo l’attività produttiva di tre siti produttivi: quella di via Medici, appunto, quello di Valdagno e quello di Carmagnola (Torino)».
Eppure l’idea di fare una sede di questo tipo nasce molto prima, verso la fine degli anni ’80, quando ancora l’acquisto della Centrale del latte di Vicenza era di là da venire. «Andai a visitare un paio di stabilimenti in Svezia - racconta Riccardo Pozzoli, presidente della Centrale del latte di Vicenza, oltre che vicepresidente esecutivo e amministratore delegato del gruppo torinese - e rimasi impressionato per la localizzazione e la funzionalità. Per questo quando ho parlato con lo studio Forma di Milano ho chiesto un progetto che ricordasse quei siti svedesi, immersi nel verde. Ed eccolo qua».
Lo stabilimento, realizzato dalla Maltauro, ha infatti un bel polmone verde proprio nella zona dove parcheggeranno l’auto i 60 addetti. Più che un parcheggio, in effetti, è un giardino, con tanto di laghetto, di alberelli e fiori, più o meno come sognava Pozzoli ai tempi dei viaggi in Svezia.
Al di là di questa gradevole apparenza, c’è una sostanza fatta di impianti modernissimi, di laboratori efficienti, di uffici accoglienti. Si comincia da quando arriva il latte dal produttore, che si ferma un momento all’ingresso previsto, scarica una piccola dose di latte che viene testata dai tecnici di laboratorio i quali daranno poi l’ok definitivo per svuotare il carico. Da quel momento in poi, attraverso un’altra sfilza di controlli interni, il latte finisce in uno dei tanti serbatoi in acciaio inossidabile sistemati all’esterno. «Ne abbiamo messi tanti di dimensione non eccessiva - spiega Pozzoli - perché in questo modo è agevole procedere alla tracciabilità del prodotto». Poi si passa alla fase produttiva vera e propria, che con le varie strumentazioni convoglia il latte verso il settore latte fresco, Uht, yogurt o panna.
«Con questo stabilimento - conclude Nicola Codispoti, amministratore delegato della Centrale del latte di Vicenza - noi vorremmo costituire una sorta di polo di aggregazione per il settore e produrre anche per altre realtà e per altri marchi. Oggi non è facile per nessuno trovare le risorse per fare un sito del genere».
