L’INTERVISTA a ROBERTO ZUCCATOMercoledì il presidente guiderà l’assemblea dell’Associazione industriali davanti alla Marcegaglia
«Università e Cuoa:
c’è un grande piano»
di Marino Smiderle
Pronti, via. E Roberto Zuccato ha subito capito cosa voglia dire essere l’inquilino di turno di palazzo Bonin Longare.
Lo tirano per la giacchetta un po’ tutti, quasi fosse un talismano, quasi fosse un dispensatore di soluzioni certe ai tanti problemi complicati di cui è lastricata Vicenza, intesa come città e come provincia.
Mercoledì, 25 giugno sarà il giorno della sua prima assemblea pubblica, il giorno in cui salirà sul palco del nuovo teatro e, guardando tutti i colleghi, Emma Marcegaglia compresa, comodamente seduti sulle poltroncine ideate e prodotte dalla sua Ares Line, proverà a riassumere in poche cartelle la sua visione dell’industria vicentina.
Presidente Zuccato, partiamo dal titolo dell’assemblea, "VicenzaFabbricaFuturo: le nuove frontiere del manifatturiero in un mondo che sta cambiando". Per vincere la sfida globale Vicenza deve restare manifatturiera?
Non credo ci siano dubbi. La manifattura è il dna della nostra economia e, ci piaccia o no, non possiamo cambiarlo. E non dobbiamo cambiarlo. Vicenza è una delle capitali della manifattura e se noi siamo la terza associazione industriali d’Italia lo dobbiamo alle nostre fabbriche.
Però dicono che adesso la manifattura vince nelle economie di Cina, di India, aggressive in termini di prezzi. Vicenza come fa a reggere la concorrenza?
Le parole innovazione, formazione e, perché no, fantasia non si trovano nel vocabolario a caso. Io sono convinto che noi dobbiamo applicare al nostro settore di base queste parole d’ordine. In buona parte lo abbiamo già fatto e le risposte sono state positive.
E si può fare con le piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto industriale della provincia di Vicenza?
Io penso che tutti noi dovremmo sforzarci di lavorare in una logica di aggregazione, di crescita dimensionale. Anche questo è un tema che toccherò nella mia relazione e che rientra nel programma che ho presentato agli associati.
Ma gli imprenditori vicentini sono pronti a fare qualche passo in questa direzione?
Dobbiamo farlo, se vogliamo restare sul mercato con l’ambizione di recitare un ruolo da protagonisti.
Lei è un po’ una mosca bianca al riguardo, avendo aperto il capitale della sua azienda a un fondo di private equity. Pensa che sia un modello da seguire?
Ogni azienda fa storia a sè. Certo, la filosofia di essere pronti a condividere un progetto più grande con altri investitori mi pare la strada obbligata. È successo che, mentre spiegavo questo concetto ad altri colleghi, qualcuno abbia reagito con un "io preferisco essere padrone a casa mia" che non è esattamente l’approccio ideale.
Guardando a questa prima raffica di impegni da presidente di Confindustria che l’ha investita, alzi la mano destra e dica lo giuro: accetterebbe di nuovo la proposta di guidare l’associazione?
Sapevo che l’impegno era tosto e devo dire che il primo periodo ha confermato la mia consapevolezza con gli interessi. Certe volte vado a casa con la testa che gira ma la missione è stimolante e, con i colleghi che hanno aderito a questo progetto, sono convinto che faremo un buon lavoro.
Che differenza c’è tra fare il capo di un’azienda e il capo di un’associazione importante come Confindustria Vicenza?
Che in azienda spesso due più due fa quattro, nel senso che i problemi, per quanto complessi, rientrano in una tematica circoscritta, che si può dominare. In associazione la soluzione spesso non c’è. Si ha a che fare con tante persone, è un ruolo, come dire, più politico, e non sempre si possono trovare soluzioni immediate e oggettive. E devo dire che, in fondo, è anche per questo che il ruolo è così appassionante.
Quando parla di soluzioni immediate e oggettive viene in mente la Camera di commercio di Vicenza. Riuscirete a sistemare le cose prima delle vacanze estive?
La Regione ha da poco inviato alle categorie economiche le nuove regole di composizione dell’ente. Ci stiamo lavorando tutti e c’è la volontà di chiudere la questione quanto prima. Diciamo che la nomina del presidente della Camera di commercio è una delle priorità che mi sono dato, e che si sono dati anche gli altri rappresentanti delle categorie.
Tra le priorità del suo programma c’è anche la questione della formazione. Avete pensato cosa intendete fare con l’università e con il Cuoa?
Abbiamo in mente di fare qualcosa di grande. I dettagli li sveleremo più avanti, quel che posso dire ora è che Confindustria Vicenza vuole recitare un ruolo di primo piano sia in università che all’interno del Cuoa.
Mercoledì ci sarà anche Emma Marcegaglia al suo debutto ufficiale da presidente. Come sono i rapporti con la presidente nazionale?
Ottimi, naturalmente. Credo che Emma abbia i numeri per essere l’erede ideale di Luca di Montezemolo.
