lunedì 16 giugno 2008

Raschiare il granaio

PORTAFOGLIO

Cosa succede
se la ricchezza
sta in soffitta

Marino Smiderle
inviato a VENEZIA
La pioggia monsonica di questa primavera indian-style non lava via la sensazione di una povertà generalizzata in aumento. Pessimismo cosmico? Percezioni sbagliate? Il rapporto curato dalla direzione regionale della Banca d’Italia dice che il Veneto, tutto sommato, non se la passa così male. Sono i numeri a parlare, quei numeri che sono stati diligentemente elaborati nel rapporto "L’economia del Veneto nell’anno 2007" e presentati nell’aula magna Ca’ Dolfin dell’università Ca’ Foscari di Venezia.
LA RACCOLTA
Dunque, la Banca d’Italia è la banca delle banche e quindi conosce alla perfezione la nostra propensione al risparmio, al consumo, al debito. In una parola, il nostro portafogli è costantemente monitorato dall’auorità monetaria di controllo per eccellenza. «Nel 2007 - si legge nel rapporto - la raccolta bancaria da clientela residente in Veneto è cresciuta del 5,7 per cento, in accelerazione rispetto all’anno precedente (4,1 per cento). Le famiglie consumatrici hanno incrementato significativamente gli investimenti in obbligazioni bancarie e le operazioni di cessioni di titoli pronti contro termine. È invece diminuito il tasso di crescita dei depositi in conto corrente; le famiglie consumatrici, in particolare, hanno mantenuto pressoché invariata la consistenza di tali depositi». Volendo scendere nel dettaglio e fare dei numeri assoluti delle tre categorie più gettonate del risparmio "prudente", vediamo che nel 2007 il Veneto ha sfiorato quota 100 miliardi di euro: i depositi si attestano a quota 68,2 miliardi di euro, mentre le obbligazioni sfiorano i 30 miliardi, per un totale complessivo di 97,9 miliardi di euro. Nel 2006 questo aggregato era di 92,6 milioni di euro e la crescita dunque è stata del 5,7 per cento.
I TITOLI
Per capire meglio dove va il risparmio, la Banca d’Italia ha preparato una tabella sui titoli in deposito presso le banche che non è altro che la conferma del trend di mercato. Abbiamo un grande ritorno dei titoli di stato italiani, in crescita del 14,1 per cento (contro il +8,9 per cento del 2006) e un rush del comparto obbligazionario (+17,7 per cento contro il +4,9 per cento dell’anno precedente). Di contro assistiamo a un crollo delle azioni, scese del 13,4 per cento quando, nel 2006, si era registrata una crescita del 3,6 per cento. Si allarga, invece, la voragine del risparmio gestito, passato dal -6,2 per cento del 2006 a un rovinoso -12,3 per cento del 2007. «Nel primo trimestre del 2008 - annota il Rapporto di Bankitalia - la raccolta bancaria da clientela ha ulteriormente accelerato (8,8 per cento a marzo), alimentata dallo sviluppo delle obbligazioni (aumentate del 15,4 per cento) e della raccolta in conto corrente (5,1 per cento)».
LA RICCHEZZA
Sulla base di questi numeri, dunque, la povertà percepita sembrerebbe un eccesso di pessimismo immotivato. «In base a una ricostruzione della ricchezza delle famiglie a livello regionale - annota il Rapporto - nel 2005 la ricchezza netta pro capite reale e finanziaria delle famiglie venete era di circa 149.200 euro, inferiore dell’11,5 per cento al valore medio delle regioni del Nord. Nel 2003 la ricchezza netta rappresentava 8,5 volte il reddito disponibile regionale, rapporto superiore a quello medio del nord nazionale (8 e 7,9, rispettivamente)». Ovviamente, Trilussa insegna, quei 150 mila euro di ricchezza pro capite non sono equamente distribuiti: «Nel 2006 - precisa il Rapporto - secondo l’indagine sulle famiglie condotta dalla Banca d’Italia, in Veneto, analogamente a quanto rilevato a livello nazionale, poco meno della ricchezza netta era detenuta dal 10 per cento delle famiglie più ricche».
LA SENSAZIONE
I numeri sono numeri, e non si discutono. Però si interpretano. Se il petrolio, l’acciaio, il grano (e quindi il pane) sono aumentati in tripla cifra, è chiaro che aumenti nominali di ricchezza di 5-10 punti non tengono il passo col trend mondiale. L’inflazione attuale del 3,6 per cento è destinata a salire ancora, questa è una convinzione di molti. Negli anni passati il Veneto ha messo in granaio un buon raccolto di risparmio. Il fatto di non essere state cicale ci consente di attingere in soffitta per fare fronte alle necessità. Ma la soffitta non è eterna.