Bcc, 125 anni
e non sentirli
Gli utili volano
Marino Smiderle
inviato a PADOVA
È un’assemblea a suo modo storica e Amedeo Piva, presidente della Federazione veneta delle banche di credito cooperativo, non nasconde la soddisfazione. Insomma, sono passati 125 anni da quel 20 giugno 1883, quando Leone Wollemborg, in collaborazione con l'industriale e senatore scledense Alessandro Rossi e col teorico delle banche popolari Luigi Luzzatti, riunì 32 soci e fondò a Loreggia, nel padovano, la prima cassa rurale d’Italia. L’idea era quella di applicare al Veneto le iniziative avviate da Federico Guglielmo Raiffeisen, l'inventore delle casse rurali germaniche. Piva non lo dice, ma lo pensa: basta la storia a giustificare l’alleanza con i tedeschi di Dz Bank, molto contestata da una quindicina delle 41 Bcc che fanno parte della federazione veneta. Ma questo è un altro discorso e, anzi, lo stesso Piva si mostra ottimista in vista di un accordo che, per la verità, sarebbe già dovuto arrivare: Questo consiglio scade tra due anni - afferma - ma non è detto che già prima lo si possa allargare per ospitare altri rappresentanti».
Si vedrà. Intanto, ed è la cosa più importante, il mondo del credito cooperativo veneto archivia un altro anno molto positivo. «Per restare nel nostro mondo - attacca Piva - il veneto cresce a ritmi più spediti rispetto all’Italia nel suo complesso». E per suffragare questa tesi sfoglia la cartellina zeppa di numeri che inducono all’ottimismo (vedi grafico): gli sportelli raggiungono quota 590 (+6,5 per cento rispetto all’anno precedente, i dipendenti diventano 4.542 (+5,85 per cento) e il numero dei soci sfonda il muro dei centomila (100.197, +7,74 per cento).
«Anche i numeri strettamente economici del bilancio - aggiunge Piva - ci dicono che il 2007 è stato un esercizio molto positivo. Sono in crescita tanto gli impieghi (17,7 miliardi, +13,38 per cento) quanto la raccolta diretta (18,7 miliardi, +11 ,57 per cento). E dal punto di vista reddituale passiamo da 195 milioni di utile netto del sistema veneto, a 231 milioni, con un aumento del 18,39 per cento».
Questi primi mesi del 2008, però, registrano un panorama finanziario ed economico mica tanto salubre. «Eppure - assicura il direttore generale, Andrea Bologna - nonostante le turbolenze dei mercati, le nostre Bcc non presentano problemi di liquidità e riescono a supplire alla carenza del credito con il rapporto diretto con la clientela. Noi non abbiamo titoli subprime e in più non siamo stati toccati dalla bufera dei derivati. Anche per questo nel primo trimestre del 2008 registriamo, a livello di sistema, un incremento del risultato lordo del 4 per cento».
Se poi si guarda alle quote di mercato, vien fuori che le Bcc sono passate dall’8,9 per cento degli impieghi di sistema relativi al 2002, al 12,2 per cento del 2007, mentre sul fronte della raccolta si passa dal 12,5 al 17,3 per cento. Vuoi vedere che piccolo non è poi così brutto e grande non è poi così bello?
«Queste sono valutazioni che si fanno nel medio periodo - dice prudente Piva - anche perché il processo di ristrutturazione del sistema bancario nazionale è partito da poco. Certo è che, nel nostro settore, non ci sono regole da seguire, ogni istituto si regola sulle dimensioni che vuole mantenere o raggiungere. Quello che è certo è che rimane forte la volontà di mantenere saldi i principi di autonomia e di mutualità». Che, tradotto, vuol dire: se qualcuno si illude di venire a fare shopping e di rilevare le Bcc del veneto, se lo scordi.
Piuttosto è la Federazione veneta a guardare lontano. Non tanto in forma di acquisizioni, quanto piuttosto attraverso accordi di collaborazione. E così, dopo la collaudata (da alcuni contestata) alleanza con i tedeschi di Dz e con il credito cooperativo del Trentino, ecco che Piva arriva a guardare addirittura oltreoceano, negli Stati Uniti. A ottobre il credito cooperativo veneto sarà protagonista di un convegno a Washington, organizzato dall’Icba (Independent community bankers of America), l’associazione che riunisce le circa quattromila banche locali degli Stati Uniti. «Il presidente della Fed Ben Bernanke le ha elogiate - ricorda Piva - per essere rimaste fuori dal crac. Per ora è un utile confronto, un domani chissà».
Immobili giù
Si salva l’agricoltura
I primi numeri del 2008 dicono che le Bcc del veneto stanno tornando alle origini, quando si chiamavano ancora casse rurali. Sì perché, se è vero che il rallentamento del settore immobiliare si sta trasformando in frenata («Ma al momento non si è ancora tradotto in crolli delle quotazioni del mercato delle abitazioni», precisano Piva e Bologna), è anche vero che l’agricoltura sta dando segnali di forte ripresa.
«E siccome le banche di credito cooperativo nascono come casse rurali - ricordano Piva e Bologna - si può parlare di una riscoperta dell’antica vocazione per l’agricoltura. Il boom dei prezzi delle materie prime ha messo le ali al settore che, nella generale congiuntura piuttosto problematica, diventa uno dei pochi in controtendenza, con ottime prospettive future».
