mercoledì 30 luglio 2008

L'Italia dei cachi

L’EDITORIALE

La politica
estera
non può andare
in tribunale

Marino Smiderle

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui il Tar e il Consiglio di Stato discutono di politica estera. Il punto è questo. Non tanto se avesse ragione il Tar, che aveva accolto le istanze dei No Dal Molin, o se invece ha ragione il Consiglio di Stato, che le ha rigettate. In un paese normale è il governo che decide.
Ovviamente in un paese normale si scambiano quattro chiacchiere anche con la città scelta per ospitare la base americana più grande di tutto il sud Europa, si ascoltano le obiezioni e si cercano le soluzioni di compromesso.
Cosa succede invece in Italia? Si prendono decisioni importanti (governo Berlusconi nel 2005) alla chetichella, senza lasciare uno straccio di appunto e senza consultare la comunità locale. Non solo. Un nuovo governo di altro colore (Prodi, 2006) si ritrova la questione sul tavolo e, sempre senza degnare di uno sguardo Vicenza, conferma il sì. È la democrazia rappresentativa, bellezza. Funziona così. Due governi di due colori diversi accettano in maniera... inaccettabile (per i modi con cui hanno trattato Vicenza) di dare il via libera alla base. Tutto il resto, in un paese normale, è aria fritta. Achille Variati, a differenza del suo predecessore, si è messo fin da subito sulle barricate per impedire la realizzazione della base, raccogliendo il plauso dell’estrema sinistra che, nel frattempo, non ha trovato i voti sufficienti per rientrare in parlamento, e dei No Dal Molin. E, nonostante il Consiglio di Stato abbia precisato come il referendum sia assolutamente privo di effetti, ieri ha confermato che spenderà quei centoventi mila euro necessari per far esprimere i vicentini. «Adesso sono gli americani nella condizione più difficile - ha aggiunto - dovrebbero aspettare il voto della comunità».
Con tutta la buona volontà, caro sindaco, gli americani hanno aspettato quattro anni. Hanno chiesto il permesso a due governi, hanno ottenuto due sì (se avessimo risposto di no, sarebbe stato no) e hanno rispettato le norme, palesi e segrete, e il galateo istituzionale.
Cosa dovevano fare di più? La responsabile vera di questa commedia che ha stancato tutti è l’Italia, che mantiene ancora incredibilmente il diritto a far parte del G8 e che si toglie contemporaneamente il vezzo di dibattere di Iraq e Afghanistan nelle aule dei tribunali amministrativi regionali.
Fossimo al posto degli americani, toglieremmo le tende. Nell’esclusivo interesse dello zio Sam.