martedì 15 luglio 2008

Zapatero incornato

SPAGNA. Prime crepe dopo il boom degli anni scorsi

Se Zapatero
resta infilzato
dalla crisi
di Marino Smiderle

L’idillio tra la Spagna e Jose Luis Zapatero si infrange sugli scogli della recessione. E, da quando il leader del Psoe ottenne il suo primo mandato, all’indomani degli attentati terroristici alla stazione di Atocha a Madrid, per la prima volta è finito sotto nei sondaggi che misurano la popolarità del governo. I quattro punti percentuali che a marzo distanziavano i socialisti dal Partito popolare di Mariano Rajoy si sono liquefatti a causa, dicono gli esperti, della pessima performance economica.
Eppure, economia a parte (hai detto niente...), Zapatero si conferma il miglior testimonial della Spagna nel mondo. Se nel mandato precedente è passato il messaggio, per esempio, che grazie a lui la Spagna ha superato molti concorrenti storici Italia in testa), adesso se in parte è vero che il paese ha ingranato la marcia indietro è pur vero che in altri campi è tornare a splendere il sole. Vi dice niente Euro 2008? Sì, gli ultimi campionati europei disputati in Austria e in Svizzera: la Spagna non batteva l’Italia da quasi un secolo, ed è riuscita a batterla, ai rigori; la Spagna non vinceva un titolo da oltre 40 anni, ed è riuscita a portare a casa la Coppa battendo in finale la Germania. Neanche il tempo a smaltire la sbornia di gioia collettiva, che il tennista Nadal vince la partita più bella della storia e, battendo il rivale storico Federer, si aggiudica il torneo di Wimbledon. Insomma, la Spagna sale al suo massimo storico a livello sportivo, ma questi trionfi non bastano a Zapatero per rimanere in vetta alle classifiche di gradimento.
Questa parabola è spiegata in un semplice grafico che disegna, dal primo trimestre del 2007 ad oggi, la crescita percentuale del prodotto interno lordo da una parte e il tasso di disoccupazione dall’altra. Bene, se ai primi del 2007 il Pil cresceva del 4 per cento e la disoccupazione era poco sopra all’8 per cento, nel secondo trimestre del 2008 la crescita del Pil (stima Morgan Stanley) è di poco sopra l’1 per cento, mentre la disoccupazione ha nel mirino quota 10 per cento.
«La litania delle brutte notizie - scrive The Economist - è diventata interminabile. La crescita sta rallentando paurosamente e la disoccupazione sta crescendo. La bolla dell’edilizia è scoppiata. Inoltre i prezzi del petrolio, dell’elettricità, del cibo e di un sacco di altre cose che gli spagnoli comprano sono aumentati di brutto, così come sono saliti i tassi di interesse. Non è una sorpresa se metà degli spagnoli considera la propria posizione finanziaria peggiore di quanto non lo fosse in marzo. Questo può anche non essere colpa di Zapatero, ma è lui l’uomo che gli spagnoli accusano. Lo sciopero dei camionisti ha causato caos sulle strade e ha lasciato vuoti per una settimana gli scaffali dei supermercati».
«E non aiuta - prosegue il settimanale - il fatto che il governo continui a negare che ci sia crisi. Il ministro delle Finanze, Pedro Solbes, rifiuta addirittura di pronunciare la parola "crisi". Zapatero ha dichiarato al quotidiano El Pais che l’uso della parola è una questione di punti di vista. In questo i due sono sostenuti dal presidente del Banco Santander, Emilio Botin, che paragona il debole stato dell’economia alla febbre di un bimbo: drammatica, ma di breve durata».
Non c’è solo l’economia, ovviamente, nell'agenda politica di Zapatero. «Portare avanti al più presto le riforme annunciate nel 37esimo congresso del Partito socialista spagnolo (Psoe) - riporta ApCom - prima di tutto quella sul voto degli immigrati nelle elezioni municipali, ma anche quelle su aborto e sulla morte dignitosa: sono questi gli obiettivi che ha ribadito il premier spagnolo José Luis Zapatero, parlando con la stampa al termine della prima riunione del nuovo comitato esecutivo del partito. Misure importanti per il Psoe per contrastare l'immagine dura di cui è accusato da sinistra sull'immigrazione, e in parte per distrarre un po' l'attenzione dalla crisi economica sempre più percepibile in Spagna. "Cominceremo con il riconoscimento del diritto degli immigrati a votare nelle elezioni municipali", ha affermato il leader socialista iberico. Meno fretta invece per la riforma dell'aborto e per il diritto a una morte dignitosa (testamento biologico, sospensione di trattamenti ed eutanasia). Su questi aspetti Zapatero ha chiesto che non ci sia impazienza e ha indicato che i tempi delle riforme saranno noti a breve, comunque entro la legislatura».
E non ci vuole molta fantasia perché queste ultime riforme necessitano di pazienza. La Chiesa cattolica di Spagna si è schierata con forza contro una riforma che appare destinata a provocare un nuovo, duro scontro fra il governo di Zapatero e i vescovi iberici: il cardinale di Toledo, Antonio Canizares, ha esortato a «difendere la vita in ogni fase della sua esistenza», affermando che «eliminare la vita non nata è essere contro l'uomo: non è progresso, è regresso, qualunque cosa si dica».
I commentatori vicini alla posizione dei vescovi spagnoli (vedi per esempio Il Foglio) sostengono che «Zapatero non punta a una chiesa di partito, ma a una sorta di laicismo di stato, insegnato nelle scuole sotto forma di "educazione civica". Invece della laicità dello stato propugna il laicismo dei cittadini chiamati a considerare le religioni tutte uguali e ateismo e scetticismo più "uguali" delle religioni. Togliere i crocifissi dagli edifici pubblici e abolire la messa nei funerali di stato non significa esprimere la laicità dello stato, ma negare le assolutamente evidenti radici cristiane della civiltà spagnola. Chavez vuole sostituire i vescovi obbedienti a Roma con quelli scelti da lui, Zapatero vuole ridurli all’irrilevanza pubblica».
L’interessato, tra un trionfo sportivo e l’altro, tira dritto e conta di avere la fortuna di incappare in una ripresa economica che, però, pare molto lontana. Nell’attesa, cerca di evitare le incornate del toro.