lunedì 29 settembre 2008

C'eravamo tanto amati

LA GUERRA AL TERRORISMO. Le forze speciali americane hanno inseguito i talebani nelle zone tribali

Stati Uniti invasori?
E il Pakistan spara contro gli “alleati”

di Marino Smiderle

Che il Pakistan sia diventato il punto più delicato dello scacchiere politico internazionale lo si è capito dal primo dibattito tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama e John McCain.
«Per mesi - ha scritto David E. Sanger sul New York Times - i senatori Obama e McCain hanno discusso sulla guerra in Iraq, in particolare se gli Stati Uniti fecero la scelta giusta nel 2003 quando scatenarono l’offensiva. Venerdì sera si sono occupati per la prima volta dei problemi che uno dei due dovrà affrontare il 20 gennaio prossimo, quando ci sarà il cambio della guardia alla Casa Bianca: se l’America debba essere pronta a spostare le proprie truppe e portare azioni di guerra all’interno del Pakistan, fino ad oggi un importante alleato in quella regione».
Il problema è che le cose in Afghanistan stanno andando malissimo e che le principali minacce arrivano proprio da quella terra di nessuno che sono le zone tribali in territorio pakistano dove però né Musharraf prima, né Asif Zardari adesso non hanno potuto (e non hanno voluto) sferrare l’attacco decisivo alle roccaforti talebane e di Al Qaeda. Anzi, i servizi segreti dell’ISI sono da sempre accusati da Usa e Nato di agire quasi di supporto ai movimenti terroristici di matrice islamica della regione.
Il punto è che gli americani, dopo anni di tolleranza spiegabile col sostegno ricevuto da Musharraf, adesso si sono stancati. E hanno deciso di partire con incursioni militari in Pakistan. I pakistani, a loro volta, hanno deciso di contrastare questa manovra sparando contro questi strani alleati-invasori. «Sia America che Pakistan hanno negato - scrive Th Economist - ma pare proprio che il 15 settembre scorso abbiano combattuto una piccola guerra. Ed è stata l’America a scatenarla. Corrispondenze locali rivelano che un gruppo di soldati Usa hanno attraversato il confine dell’Afghanistan per arrivare nella zona tribale, oltre che rifugio dei terroristi, del Sud Waziristan. Questo in seguito all’approvazione, a luglio, da parte del presidente George Bush, della politica di lanciare raid all’interno del Pakistan anche in assenza dell’autorizzazione del governo di Islamabad. Ma, in quell'occasione, le guardie di frontiera pakistane si sono opposte a quello che consideravano un atto di aggressione e hanno cominciato a sparare sulle truppe americane, costringendole al ritiro».
Pare di essere tornati alla guerra del Vietnam, quando gli americani negavano gli sconfinamenti in Laos e Cambogia. Motivi diversi, dichiarazioni analoghe. Ma questo è un punto cruciale per la guerra al terrorismo, oltre che per la campagna presidenziale americana.
«Curiosamente - prosegue Sanger sul New York Times - c’è stato un ribaltamento dei ruoli in questo primo dibattito presidenziale. È stato Obama a dare l’impressione di essere più allineato con la politica del presidente Bush di autorizzare le forse speciali americane di attraversare il confine afgano-pakistano e di entrare nelle zone tribali che Al Qaeda e i talebani usano come santuario. In uno dei momenti più caldi del dibattito, Obama, il candidato democratico, ha detto che porterebbe la guerra fino alla porta della grotta di Osama bin Laden, con la cooperazione del Pakistan o senza. Ed è stato invece McCain, il candidato repubblicano, a sostenere che senza la collaborazione del Pakistan qualsiasi operazione sarebbe destinata a insuccesso».
E di fatto, nota il New York Times, McCain ha preso la posizione che Bush ha tenuto fino all’estate scorsa, quando il presidente, frustrato dall’inanità del governo di Islamabad, ha deciso che era arrivato il momento di cambiare. «E senza dare alcun pubblico annuncio, ha sciolto le briglie delle forze speciali e ha concesso loro di entrare nel territorio del Pakistan. E Obama, durante il dibattito di venerdì, ha sottolineato che Bush avrebbe dovuto fare questo già diversi anni fa, ridicolizzando di fatto i 10 miliardi di dollari che l’Amministrazione Usa ha destinato all’esercito del Pakistan, senza alcun risultato».
Il tema chiave della politica estera resta, per i due candidati, quale debba essere considerato il fronte principale nella guerra al terrorismo. «Per Obama - osserva il Nyt - questo fronte è situato, è sempre stato situato, nelle aree tribali del Pakistan e nelle regioni confinanti dell’Afghanistan. Per lui l’Iraq è stata una pericolosa distrazione. McCain invece considera l’Iraq il fronte principale, citando, a sostegno della sua tesi, il fatto che lo stesso bin Laden lo ritiene il vero campo di battaglia contro l’America».
Comunque sia, la situazione sta precipitando. L’altro giorno c’è stato un altro scontro tra ormai ex alleati.
«Il Pentagono ha definito uno spiacevole equivoco - riporta il Corriere - i colpi di arma da fuoco che sono stati sparati da un posto di controllo pakistano contro elicotteri dell'Isaf, la forza Nato in Afghanistan. Un portavoce del Pentagono ha detto che si è trattato di un malinteso aggiungendo che colloqui sono in corso con i dirigenti pakistani per evitare che l'incidente possa ripetersi».
«Gli elicotteri erano in missione di routine e secondo l'Isaf non hanno violato lo spazio aereo del Pakistan. L'incidente non ha provocato vittime o danni. Nei giorni scorsi il Pakistan aveva accusato gli Stati Uniti di avere violato almeno due volte il suo territorio con operazioni di commando lanciate dall'Afghanistan per dare la caccia ai terroristi sospettati di avere trovato rifugio nei territori tribali al confine. Mercoledì un aereo senza pilota (drone) della Cia è precipitato in territorio pachistano forse colpito dalla contraerea». E dopo l’attentato suicida, al Marriott di Islamabad, il più sanguinoso degli ultimi anni, la situazione è destinata a peggiorare sempre di più.