BANCHE. Presentato ieri a Sarmeola di Rubano il nuovo istituto del gruppo Intesa Sanpaolo operativo da lunedì prossimo. È la più grande banca regionale d’Italia
La sfida della Cassa del Veneto
Marino Smiderle
INVIATO A RUBANO (PADOVA)
«Chi ha detto che abbiamo venduto? Semmai abbiamo comprato». Orazio Rossi, 76 anni, presidente di lunghissimo corso (dal 1981) della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, cammina a quattro metri da terra e sembra fendere la folla di dirigenti e dipendenti del gruppo Intesa Sanpaolo, assiepata nel centro congressi e formazione di Sarmeola di Rubano. C’è il pontefice massimo, Giovanni Bazoli, c’è il numero uno operativo del gruppo, Corrado Passera, c’è il presidente del consiglio di gestione, Enrico Salza, c’è il direttore generale e responsabile della divisione Banca dei territori, Pietro Modiano. Ma questa è la giornata di Rossi che fa uno strappo alla regola e parla perfino con i giornalisti, «cosa che non ho mai fatto nei vent’anni passati».
Ci doveva essere un motivo valido per convincere Rossi a esternare. Il motivo si chiama Cassa di risparmio del Veneto, la nuova bocca da fuoco creditizia del gruppo Intesa Sanpaolo, che sarà operativa da lunedì prossimo con al timone il direttore generale Rinaldo Panzarini. «Dicevano che Padova aveva venduto - attacca Rossi - e invece la Fondazione ha acquistato azioni del nuovo gruppo e adesso, con tutte le altre fondazioni, controlliamo un gruppo eccezionale. E oggi celebriamo un traguardo che sognavamo di tagliare vent’anni fa, appunto, quando col presidente del Censis, Giuseppe De Rita, avevamo studiato il piano "Casse venete". Allora non avevamo la forza per realizzarlo, adesso quel progetto è andato in porto».
E lo conferma lo stesso De Rita, collegato in videoconferenza da Roma. «Dopo l’acquisizione di Carive - ricorda - venne costituita la società Casse venete. La presenza di realtà con tradizioni radicate nelle varie province non permisero di proseguire. E così si guardò a Bologna, con cui venne fatto l’accordo. Nacque Cardine che, di lì a poco, confluì in Sanpaolo. Dopodiché ci fu il grande matrimonio Intesa Sanpaolo e adesso io e Rossi siamo qui a celebrare la realizzazione del nostro vecchio sogno. Nasce la Cassa di risparmio del Veneto».
Il succo del discorso è piuttosto semplice: Intesa Sanpaolo, alle prese con un frullato di marchi che arrivano in eredità da decine di fusioni e acquisizioni, mette un’unica insegna a tutte le banche presenti in Veneto (Venezia esclusa, perché la Serenissima è speciale e in laguna non ne vogliono sapere di rinunciare all’insegna Carive). E così, dall’integrazione delle filiali di Cariparo (Gruppo Intesa Sanpaolo) e delle filiali Intesa Sanpaolo, «nasce la più grande banca regionale italiana», annunciano con orgoglio Passera e Modiano.
I numeri parlano da soli: 548 sportelli, 19,2 miliardi di impieghi, 32,1 miliardi di attività finanziarie. «I dipendenti della nuova Cassa sono 4.600 - spiega il dg Panzarini - al servizio di 900.000 clienti, di cui 800.000 famiglie e 100.000 imprese, tra queste ultime 1.600 circa registrano un fatturato di oltre 150 milioni di euro. Le quote di mercato nelle sei province su cui opera la nuova banca sono: 16,5% per gli sportelli, 16,9% per gli impieghi e 18,3% per i depositi. In particolare, in termini di quota di mercato per sportelli la nuova banca si posiziona al 1° posto nelle province di Padova e Rovigo, al 2° posto in quelle di Belluno e Treviso e al 3° posto in quelle di Verona e Vicenza».
Vicenza, in particolare, è la terza provincia come numero di sportelli. «Ma Vicenza - osserva De Rita - è una delle realtà più effervescenti di una regione in cui il 37 per cento del valore aggiunto è legato all’export, contro il 25 per cento a livello nazionale. Bene, a Vicenza questa percentuale sale al 63 per cento».
«E a Vicenza, così come a Verona - assicura Panzarini - abbiamo intenzione di puntare per recuperare quote di mercato nei confronti di ottime banche come Unicredit, Popolare di Vicenza e Banco Popolare. Il piano sportelli prevede 25 aperture, a cui vanno aggiunti alcuni centri imprese e punti Domus».
Anche perché, vale la pena di ricordarlo, una delle radici storiche di questo gruppo parte proprio da Vicenza, tanto che per moltissimi vicentini un po’ in là con gli anni gli sportelli di Banca Intesa, da lunedì Cassa di risparmio del Veneto, sono ancora chiamati col vecchio nome, Banca Cattolica, appunto. Nata nel 1892 come Banca Cattolica Vicentina, diventata Banca Cattolica del Veneto, poi confluita nel Banco Ambrosiano Veneto, poi in Banca Intesa e, adesso, nella Cassa del Veneto. Il collegamento con questo passato glorioso ha un nome e un cognome, Mario Calamati, già anima della Cattolica e ora vicepresidente del consiglio di amministrazione della nuova banca regionale in rappresentanza della provincia di Vicenza.
Insomma, nuovo e antico si plasmano in questa corazzata del credito. «Quando i presidenti Salza e Bazoli hanno ideato la possibilità di mettersi insieme - ha concluso Passera - il compito di integrare le banche sembrava arduo. Il piano era ambizioso e invece ci siamo riusciti grazie alla passione di chi lavora e perché il modello era giusto. Anche il sistema duale ci ha permesso di prendere tante decisioni all'unanimità e in tempi veloci».
«L’obiettivo è crescere
in questa regione»
«Eh sì, è una bella sfida». Rinaldo Panzarini si ritrova direttore generale della più grande banca regionale italiana, con la collaborazione di Franco Dall’Armellina, in quota ex Intesa, che terrà le redini dell’area Veneto occidentale (che comprende Vicenza).
Non è un gran momento per presentarsi al mercato con una banca. «Ma noi siamo l’unica banca in Europa che ha ancora liquidità», spara il presidente Salza.
«Diciamo - lo corregge Passera - che a giugno eravamo l’unica banca al mondo con una posizione attiva sull’interbancario. Ma la crisi non è ancora finita e dobbiamo essere preparati a qualche altro sconquasso».
In platea ci sono anche molti imprenditori e rappresentanti delle istituzioni del Veneto. Per loro questa banca è una garanzia che qualcuno metterà la regione al centro degli interessi.
«In Veneto si fa molto e si dice poco - osserva il direttore generale del gruppo Modiano - e questa è una virtù. Tuttavia noi dobbiamo mettere a disposizione del Veneto le eccellenze del gruppo, così come le eccellenze del Veneto, e sono tante, saranno sfruttate al meglio. Perché il nostro obiettivo è crescere, e l’obiettivo della nuova banca è di crescere qui, in questa regione. Sarà questa la sfida di Panzarini, che non potrà andare a cercare mercati altrove. Perché essere banca locale è una condanna».
Panzarini ascolta e fa gli scongiuri. Lo attende un lavoro non facile, per di più in un momento in cui ti attende che le banche scoppino da un momento all’altro, vedi Lehman Brothers.
«Noi non possiamo star qui a guardare a quel che succede negli Usa - reagisce il dg -. La nostra è una banca sana e sono certo che saprà sfruttare le capacità della squadra».
