SPORT & GEOPOLITICA. Sono state giocate tre partite “impossibili”
Un pallone
può fermare
quelle guerre
di Marino Smiderle
Lo scorso week end si sono giocate tre partite di calcio molto particolari, di cui i giornali non si sono occupati come avrebbero dovuto. Due partite in cui si sono affrontati giocatori che, se non fosse per la scusa dello sport, non avrebbero nemmeno potuto vedersi da lontano. Sì, perché il pallone è stato l’unico motivo ritenuto valido per permettere alla nazionale di calcio degli Stati Uniti di volare a Cuba, a quella della Georgia di andare a giocare in campo neutro in Bielorussia contro la Russia e a quella della Turchia di disputare uno storico match a Erevan contro l’Armenia.
CUBA-USA 0-1
Robe dell’altro mondo per i tifosi degli Stati Uniti. «Le stelle correvano e le strisce si intrecciavano nella bandana bagnata del tifoso americano - si legge nel reportage di Joshua Robinson pubblicato dal New York Times -. Lui e i suoi quattro amici hanno preso al volo l’occasione di volare all’Avana illegalmente, rischiando di finire in galera nel caso venissero sorpresi al ritorno con un timbro cubano sul passaporto. E rischiando di finire pure travolti dall’uragano Ike che si è abbattuto sull’isola. Utilizzando le bandane e le bandiere a stelle e strisce per coprirsi il volto e non essere riconoscibili. i cinque fan si sono inzuppati per bene sulle tribune dello stadio Pedro Marrero. "La nostra non è una presa di posizione di tipo politico - ha detto uno di loro senza rivelare l’identità perché la legge degli Stati Uniti proibisce alla maggioranza dei cittadini americani di andare a Cuba -. Dobbiamo far sapere ai nostri giocatori che hanno tifosi disposti a seguirli e a sostenerli ovunque».
Il New York Times ricorda poi che era dal 1947 che la nazionale Usa non giocava a Cuba. Allora venne sconfitta per 5-2, e stavolta si è presa la rivincita, vincendo per 1-0 grazie al gol di Clint Dempsey al 39’ del primo tempo. Grazie a questa vittoria gli Stati Uniti rimangono in testa alla classifica. Ma, come si può ben capire, non era il calcio l’aspetto più significativo del match. Sugli spalti i pochi tifosi americani sono stati accolti festosamente dai cubani (8 mila spettatori in totale). «Appoggio gli americani perché amo il loro sport - ha spiegato il cubano Manuel Diaz, simpaticamente avvolto dalla bandiera a stelle e strisce - spero nella loro vittoria affinché Cuba si occupi di più del calcio. Non avremo mai buoni giocatori se non abbiamo stadi in buone condizioni per giocare».
Al gol degli Stati Uniti «qualcuno all’interno dello stadio - riporta il New York Times - ha aggiornato il tabellone manuale mettendo un 1 in corrispondenza degli Usa». È finita con i giocatori che si abbracciavano, senza contestazioni e, anzi, facendo chiedere a tutti perché esistano ancora barriere in questo mondo dissestato.
RUSSIA-GEORGIA 4-0
Quando l’Uefa si è accorta che per le qualificazioni all’Europeo Under 21 dovevano affrontarsi Russia e Georgia, l’idea di non far disputare la partita non è stata nemmeno presa in considerazione. L’unico accorgimento è stato quello di farla disputare in campo neutro, a Minsk, capitale della Bielorussia. Neutro si fa per dire, visto che la Bielorussia, nel conflitto armato scoppiato nell’Ossezia del sud, ha preso chiaramente le parti della Russia. In ogni caso, fischio d’inizio e via giocare.
«È stato chiaro fin da subito - scrive Daria Lunina su Russia Today - che il principale aspetto della partita non sarebbe stato il risultato, quanto piuttosto il seguito politico del match. Dopotutto, è stato proprio a causa del conflitto in Ossezia del sud che l’Uefa ha deciso di spostare la sede della partita. E infatti allo stadio, pieno di giovani under 21 come coloro che stavano giocando, sono apparsi striscioni inequivocabili: “No alla guerra”, “Siamo per la pace”, “Russi e georgiani devono essere amici”, “Lasciate stare i carri armati e le bombe, giocate a calcio”.
Sul campo i giocatori hanno pensato a giocare, magari con qualche motivazione in più visto che questa guerra è così recente da non poter essere vista con gli occhiali della storia. In ogni caso, osserva Russia Today, l’unica dichiarazione politica è arrivata dal tecnico della Georgia Under 21, Petar Shegrt: «Per noi non era proprio possibile giocare in Russia perché troppe persone sono morte in questa guerra e non penso si possa dimenticare. Quando ci sono così tante vittime è meglio non parlare di politica, ma credo che sia un grande problema». Ma anche lui, alla fine, ha ammesso che il 4-0 finale a favore della Russia è stato un risultato giusto.
ARMENIA-TURCHIA 0-2
La partita di calcio tra le rispettive nazionali è stata l’occasione per il presidente della Turchia Abdullah Gul di andare per la prima volta in Armenia, ospite del collega Serzh Sarksyan. Sappiamo che l’eccidio degli armeni perpetrato dai turchi nel 1915 (un milioni di vittime, almeno) è ancora argomento tabù ad Ankara. E il fatto che i turchi continuino a non riconoscere le proprie responsabilità, e anzi, per la legge turca parlare di genocidio turco è considerato vilipendio nazionale. E uno dei motivi per cui l’Unione europea tergiversa nel processo di accettazione al club della Turchia è proprio questo.
«La visita del presidente turco Abdullah Gul a Erevan - scrive ApCom - dove ha assistito con il suo omologo Serzh Sarksyan all'incontro di qualificazione ai mondiali di calcio di Sudafrica 2010 tra Turchia e Armenia, è stata salutata con entusiasmo dalla stampa di Ankara. Il quotidiano conservatore Zaman ha titolato sulla nuova era nei rapporti tra i due paesi, mentre Milliyet si è rallegrato per "un inizio pieno di speranza". "Duplice vittoria a Erevan", ha esultato invece il quotidiano popolare Sabah, alludendo anche al successo per 2-0 ottenuto sul campo dalla nazionale turca».
