SINDACATO. Ieri Copiello ha riunito l’assemblea dei delegati per parlare di contrattazione. Schermaglie con la Cgil
«In questa crisi globale
la Cisl va alla trattativa»
Marino Smiderle
VICENZA
Nella sala dell’Alfa hotel la Cisl di Vicenza discute, in viale dell’Astronomia a Roma la Cisl nazionale firma. Insieme alla Uil e senza la Cgil. Per cambiare il sistema di contrattazione e rilanciare il livello aziendale. Giornata intensa, quella di ieri. Giornata di frattura sindacale, una delle tante, anche se i protagonisti parlano di leggera apertura da parte di Guglielmo Epifani. Vabbè, ma l’assemblea dei delegati della Cisl berica che ne pensa?
«Noi punteremo sempre verso l’unità sindacale - dirà Luigi Copiello, segretario generale vicentino - e nessuno riuscirà mai a dividerci dalla Cgil. Certo, non siamo neanche disposti a fermarci di fronte ai diktat di Epifani. La nostra autonomia non è mai stata in discussione».
Per parlare di riforma della contrattazione la Cisl di Vicenza ha invitato due politici, uno di destra e uno di sinistra: il sen. Maurizio Castro (Pdl) da una parte e il sen, Paolo Nerozzi (Pd) dall’altra. Più che politici, in realtà, Castro e Nerozzi sono due esponenti del mondo del lavoro prestati al parlamento. Castro, di Pordenone, è stato per anni responsabile del personale alla Zanussi e con Copiello ha fatto battaglie memorabili; Nerozzi, di Bologna, è stato una vita alla Cgil e a lui tocca quindi recitare il ruolo dell’avvocato del diavolo. Perché, comunque la si voglia girare, ieri nella sala dell’Alfa hotel di Vicenza, nonostante il pompiere Copiello, il diavolo era la Cgil.
«La Cgil è un grande sindacato - è la premessa di Franca Porto, segretario regionale della Cisl - ma non è il sindacato. Io credo che, in questo momento, chi si sottrae alla responsabilità di portare avanti una trattativa commetta peccato mortale».
Mamma mia, peccato mortale. L’iperbole religiosa usata da Franca Porto è strettamente legata alla situazione drammatica dell’economia mondiale. Il crac finanziario non resterà confinato nei listini delle Borse e presto si estenderà alle fabbriche, alla cosiddetta economia reale.
«Ma io non sarei così pessimista - osserva Castro -. Specie qui nel Veneto c’è una struttura industriale solida che sarà sicuramente investita dalla crisi ma che saprà farvi fronte. Quanto alla dinamica contrattuale, io invito la Cisl, che in passato ha sempre dimostrato di saper prendere scelte difficili, di essere coraggiosa e di guardare avanti. E quanto alle scelte di politica economica, questo governo cercherà di favorire le eccellenze, affinché trainino anche i più deboli allo sviluppo che questo paese deve conseguire».
Nerozzi la vede invece in modo diverso. «A proposito della riforma attualmente in discussione - osserva - noi siamo convinti che debbano essere tutelate quelle figure professionali che il contratto non sanno neanche cosa sia. Penso per esempio alle cooperative sociali, alle donne di pulizia, che non possono permettersi il lusso di pensare a un secondo livello di contrattazione. Il guaio è che questo è un paese sempre più diviso e noi non dobbiamo perdere di vista le categorie più deboli».
Copiello dà un occhio al cellulare e legge un sms: «L’accordo è stato firmato». Ma non è, spiega, una rottura definitiva con la Cgil, perché tutte le sigle sindacali saranno presenti ai successivi incontri. Insomma, un equilibrismo tattico per ribadire che l’unità sindacale resta la linea da seguire. Fino a quando è possibile.
Castro e Nerozzi si beccano simpaticamente sulla diversa visione della politica economica, con l’ex esponente della Cgil che si compiace della conversione antiliberista di Tremonti e con Castro che rivendica la presenza al governo di una destra autenticamente popolare e per niente liberista e arriva ad auspicare l’istituzione di una nuova Iri più efficiente.
Poi Nerozzi rimprovera la Porto: «Scioperavate contro Prodi e non con Berlusconi». Cortese ma secca la replica: «Noi siamo pronti a scioperare ma prima lasciami vedere quali sono le proposte».
