IMPRESE. L’azienda di Brendola quest’anno taglia due traguardi importanti in materia di fatturato e di età
I numeri di Aristoncavi
100 milioni per 50 anni
Marino Smiderle
BRENDOLA
Nella sala riunioni dell’Aristoncavi di Brendola c’è una finestra sottile e orizzontale che pare una feritoia. Nereo Destro indica uno dei castelli di Montecchio che impreziosisce il panorama. «Una volta li vedevo tutti e due, poi è stato costruito un altro stabilimento e adesso mi accontento di ammirarne uno solo. Che bellezza, però».
L’azienda ha 50 anni e la storia è tutta da raccontare. Più volte è stata rivoltata come un calzino. E la presenza attiva dei due figli del presidente, Leopoldo e Andrea, in sala macchine lascia intendere che sta per cominciare il futuro. Per ora, comunque, resta Nereo Destro il punto di riferimento di una realtà che, alla fine di quest’anno, arriverà a sfiorare i 100 milioni di euro di fatturato.
«Ma non è il caso di correre dietro al fatturato - attacca il presidente - e ai miei figli dico sempre che questa è una struttura che può reggere fino a 130-150 milioni di fatturato. Il vero salto di qualità l’abbiamo fatto puntando a un tipo di prodotto particolare, direi speciale, che ci ha consentito di conquistare mercati importanti. E che ci dà la possibilità di avere un margine di guadagno interessante».
Dire che l’Aristoncavi produce cavi è, francamente, riduttivo. Sono lontani i tempi in cui dallo stabilimento di Brendola uscivano i semplici cavi elettrici, quelli che Destro chiama ancora fili per appendere la biancheria. Per capirci, l’ultima commessa della Aristoncavi ha riguardato cinquanta chilometri di cavi atossici armati di bassa e media tensione destinati al colosso russo dell’energia Gazprom. Questi cavi dovranno condurre energia e contemporaneamente resistere alle temperature siberiane. Ovvio che per riuscire a produrre simili gioielli di tecnologia occorre avere una struttura in grado di primeggiare in ricerca, sviluppo e innovazione, prima ancora che in produzione e commercializzazione.
«Abbiamo una squadra di tecnici affiatati - afferma Leopoldo Destro - e questo ci permette di lavorare bene e trasferire in produzione le conoscenze acquisite. All’ultima fiera del settore abbiamo ricevuto un riconoscimento per il nostro ultimo prodotto, segno che i risultati arrivano solo se c’è un team che lavora bene insieme».
Il team Aristoncavi, a voler generalizzare, è fatto da oltre 200 persone che ogni giorno, e senza soluzione di continuità (le macchine a Brendola sono sempre accese), danno vita a un processo complesso che, volendo riassumere al massimo, prevede l’avvolgimento del rame e dei materiali conduttori in genere che a loro volta saranno ingabbiati da una custodia i cui materiali di composizione variano a seconda di dove finiranno i cavi. Detta così, sembra facile. Se però si va a fare un giro per lo stabilimento di Brendola, roba da 28 mila metri quadrati in ulteriore espansione, si scoprono i segreti del marchio Aristoncavi.
«Perché questa nasce come una fabbrica di suole di gomma - ricorda Nereo Destro -. Quando la rilevai io, con alcuni soci, nel 1967, decisi di trasformare lo sbocco produttivo. Già da tempo lavoravo nel settore delle forniture elettriche e avevo intuito avesse un grande futuro».
Si parte con le cose semplici, diciamo più di quantità che di qualità. «La vera svolta è arrivata alla fine degli anni novanta - ricorda Destro - quando abbiamo di fatto abbandonato i prodotti cosiddetti commodity per concentrarci su cavi speciali, frutto di una ricerca attenta e a più alto valore aggiunto. La nostra scelta industriale si è rivelata azzeccata e attualmente il 65 per cento del nostro giro d’affari è diretto all’estero».
Vedere come all’Ariston scelgono i componenti chimici per produrre l’involucro plastico del cavo e in che modo le dosi vengono mescolate è un’esperienza unica. Ovvio, non è un lavoro semplice. Dietro quei cavi colorati che finiranno in miniera, o negli oleodotti o chissà dove c’è un lavoro certosino di ricerca e di prove effettuate in un laboratorio costruito ad hoc, e in maniera artigianalmente efficace, all’interno dell’azienda. Inutile aggiungere che Aristoncavi abbia chiesto e ottenuto tutte le certificazioni possibili e immaginabili, compresa quella sicurezza Ohsas 18001, che in provincia di Vicenza è stato rilasciato solo all’8 per cento delle imprese.Toccherà a Leopoldo e ad Andrea scrivere il prossimo capitolo.
