venerdì 24 ottobre 2008

La trappola della liquidità

LA CRISI FINANZIARIA. Confindustria Vicenza ha illustrato ieri a palazzo Bonin Longare il sondaggio sul credito condotto tra mille associati

Banche-imprese, c’è tensione


Marino Smiderle
VICENZA
Gli anni del credito facile sono finiti. In maniera troppo brusca, brutale, spazzati via dalla bufera finanziaria partita dagli Stati Uniti e diffusasi alla velocità della luce in Europa, in Italia, nel Nord Est e in tutti gli stabilimenti delle piccole e medie industrie vicentine. È per questo che Confindustria Vicenza ha voluto capire subito, in tempo reale, a che livelli è la pressione della... liquidità degli associati. Scoprendo, tra le altre cose, che l’8,8 per cento degli associati interpellati ha ricevuto richieste di rientro da parte di una o più banche.
«Nei giorni scorsi - ha spiegato Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Vicenza - abbiamo inviato alle imprese associate un breve questionario in modo da avere un quadro attendibile della situazione. Ci sono già arrivate mille risposte per quello che è un campione più che rappresentativo del tessuto industriale vicentino. Segno che l’attenzione al problema è forte e che i contraccolpi col sistema bancario stanno provocando tensioni».
I problemi sono di due tipi: in primo luogo, le banche stanno aumentando i costi del credito, anche se dalla Bce arrivano segnali di diminuzione dei tassi d’interesse; in secondo luogo, la concessione del credito sta diventando molto più complicata, macchinosa, al punto che a diverse aziende è stato comunicato che le richieste di finanziamento sono state sospese o rinviate.
«Per quanto riguarda i costi - osserva Zuccato - il 62,1 per cento delle aziende del campione ha dichiarato che c’è stato un inasprimento delle condizioni applicate dalle banche. Di queste, il 28,5 per cento segnala un incremento degli spread sui tassi, il 14,2 per cento un aumento delle spese bancarie e il 19,4 per cento un aumento di entrambi i componenti di costo».
Quando il credito diventa razionato, dunque, la prima conseguenza è che diventa anche più caro. Il guaio è che, non solo le banche fanno fatica a concederlo, sia pure a più caro prezzo, ma in diversi casi vanno a chiedere il rientro dall’esposizione aziende che su quel credito pensavano di poter contare per affrontare questo momento di difficoltà. Delle mille aziende interpellate, come detto, l’8,8 per cento dichiara di aver ricevuto il diktat da parte di uno o più istituti di credito. «È una percentuale tre volte più alta della norma della norma - osserva Luciano Vescovi, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alla finanza -. Basta unire la stretta creditizia che indubbiamente stiamo vivendo in questo momento, al calo della domanda e si può intuire in che ambiente si trovino a operare le aziende vicentine».
Soluzioni? Non è che a Vicenza abbiano poteri miracolosi e, comunque, qualche suggerimento dettato dal buon senso arriva. «Per esempio - osserva Vescovi - è inaccettabile che la Pubblica amministrazione dilati i termini di pagamento proprio in un momento in cui le aziende hanno stringenti problemi di cassa. In questo modo si mina alla base la solidità del sistema. Di positivo c’è il fatto, comunque, che il 47,9 per cento delle imprese interpellate dichiara di avere in corso nuove richieste di credito».
Guardando alla struttura finanziaria delle imprese vicentine, Confindustria ha in programma di discutere con la Camera di commercio un’iniziativa per incentivarne la capitalizzazione. Il succo del discorso è semplice, peraltro già sperimentato in passato: 100 euro di nuovo capitale mette l’azienda, 100 euro di presti dà la banca e su questo finanziamento si inserisce l’agevolazione garantita dall’ente camerale. «Il ribilanciamento della struttura finanziaria - aggiunge Alberto Nardi, responsabile del servizio finanziario di Confindustria - è importante in questi momenti di perturbazioni globali».
Nell’attesa, Zuccato chiude con una sorta di appello alle banche. «La richiesta è legata a quello che è successo in queste settimane - dice - ed è quella di una particolare attenzione e prudenza affinché la finanza non passi da fattore di sostegno allo sviluppo a elemento di amplificazione delle tensioni e delle difficoltà».