PORTAFOGLIO
Dov’è il fondo?
Ora il panico
può far danni
di Marino Smiderle
Dove sarà mai il fondo? La domanda se la poneva, con un po’ di enfasi («Where, oh where is the bottom?») se la poneva il New York Times venerdì scorso, quando l’indice Dow Jones che misura la febbre di Wall Street era precipitato al di sotto di quota ottomila, vale a dire andando a ritestare livelli che non si vedevano dal 31 marzo 2003, quando la lancetta si fermò a quota 7.992,13. Da quel momento in poi iniziò una lunga cavalcata che, nella seconda parte dell’anno scorso, raggiunse e superò la vetta dei 14.000, prima di crollare, in questi ultimi mesi, in maniera rovinosa, perdendo in poche sedute quello che si era guadagnato negli ultimi cinque anni.
NUMERI DA PAURA
«Quando rompi questi livelli c’è da pensare che ci sia ancora molta strada da fare verso il basso», ha dichiarato Ed Yardeni, presidente della Yardeni Research al quotidiano Usa. Pessimismo eccessivo? «Ma quanta strada può ancora fare il Dow Jones verso il basso? - si chiede il New York Times -. Andare sotto i 7.000? Sotto i 6.000?. E che dire dell’indice Ftse 100, che è ora sotto i 4.000 quando solo un anno fa era a 6.600? O il Nikkei 225, che proprio un anno fa era sopra i 16.000 e che giovedì ha chiuso a 7.703?». Il pessimismo ulteriore presume una sorta di catastrofe, e considerate le sbagliate previsioni di molti colleghi di Yardeni, anche in senso opposto, bisogna valutare con molta attenzione qualsiasi parere. Qui tute le bussole sono saltate.
OBBLIGAZIONI
Uno potrebbe dire, chi se ne frega, prendo i pochi soldi che ho, li metto in titoli obbligazionari e dormo sonno tranquilli. Magari fosse così facile. Intanto, per dormire sonni tranquilli, sempre che ci sia qualcosa da considerare tranquillo in questi mercati in tempesta, le obbligazioni in questione devono essere di stato. «I rendimenti sui Treasury Bills (i titoli di stato americani a breve) - prosegue il New York Times - nel frattempo sono arrivati vicino allo zero. Gli investitori in questo momento sono disposti ad accettare di mettere i soldi in uno strumento finanziario che praticamente non dà ritorni pur di essere certi che il proprio denaro è al sicuro». Mala tempora currunt, verrebbe da dire. Perché, a voler pigiare sul pedale del pessimismo, qualcuno potrebbe cominciare a mettere in dubbio la solidità dei forzieri pubblici americani. Con 700 miliardi di dollari messi a disposizione delle voragini delle banche di Wall Street, con i cinesi che detengono quintali di titoli di stato e che, se gli gira, potrebbero mettere in ginocchio l’impalcatura Usa, in teoria si potrebbe addirittura vaticinare il colpo di grazia al sistema e il passaggio di consegne a un mondo col baricentro spostato a oriente.
RECESSIONE
Si verificasse davvero questo scenario da incubo, non ci sarebbe neanche da farsi tanti problemi al momenti di scegliere un investimento. Dall’azione più rischiosa ai soldi sotto il materasso, ci sarebbe sempre qualche motivo di preoccupazione. Tanto vale guardare al futuro con un po’ più di coraggio. Se ai cassettisti, che si sono dimenticati le azioni in portafoglio per limitarsi a ritirare i dividendi e a sperare in un gruzzolo maggiore, viene consigliato di non vendere le azioni ora svalutatissime e di aspettare che passi la tormenta e che arrivi la ripresa, si potrebbe dire a tutti i fortunati che sono rimasti fuori dalla tormenta di mettersi a compricchiare qualche titolo per il futuro. È vero, da settimane si dice che i prezzi sono da saldo eppure le quotazioni continuano a scendere. Vogliamo essere ottimisti: il giorno in cui passasse la paura (ci mettiamo l’effetto Obama?), così come i titoli sono scesi, alla stessa velocità risaliranno. Illusione? Si vedrà.
PENSIONI
Del resto, se continuiamo a essere pessimisti, il futuro dei nostri fondi pensione sarà davvero agro. La caduta di questi ultimi mesi ha fatto crollare i patrimoni delle varie gestioni previdenziali, partite a comprare proprio ai massimi e, di botto, precipitate ai minimi. Poiché i lavoratori continuano a versare i contributi a questi fondi, è lecito sperare che stiano continuando a comprare anche adesso per mediare i prezzi e non farci trovare brutte sorprese quando andremo in pensione. Perché prima o dopo il sole tornerà a fare capolino. O no?
