giovedì 27 novembre 2008

Il ritorno dei certificati di deposito

BANCHE. Enrico Quarantiello, responsabile della Direzione Veneto centrale di Unicredit Banca, sfida così la crisi

«La semplicità nuova regola
del risparmio»

Marino Smiderle
VICENZA
È arrivato a prendere le redini della Direzione Veneto centrale, accomodandosi al piano nobile del palazzo di via Cesare Battisti che per i vicentini è ancora la sede della Cassa di risparmio. Invece dall’11 settembre scorso (data che rievoca tragedie replicate in questo scorcio finale dell’anno) Enrico Quarantiello è il numero uno in Veneto di Unicredit Banca, il grande gruppo bancario che dalla vecchia Cassa ha ereditato, e conservato, il primato in materia di quote di mercato nel Vicentino.
Veneto centrale significa che Quarantiello presidia tutte le operazione per la clientela retail, comprese dunque le piccole imprese che costituiscono l’ossatura economico-produttiva della regione, nelle province di Vicenza, Padova, Venezia e Rovigo. Che poi è una delle zone più redditizie, anche dal punto i vista bancario, di tutto il Paese. Il punto è che in questo momento, più che la redditività, conta la solidità. E Quarantiello si è trovato a dover combattere la battaglia veneta nel momento più difficile, per la pessima congiuntura globale e per il fatto che proprio il gruppo Unicredit è finito nell’occhio del ciclone finanziario che, scatenatosi negli Stati Uniti, si è poi propagato in Europa. La banca di Alessandro Profumo è stata quella che ha subito le conseguenze più negative, inducendo il management a deliberare in fretta e furia un aumento di capitale "coatto" per rafforzare una struttura che il mercato, a torto o a ragione, considerava inadeguata.
«Sì, è vero - ricorda Quarantiello - sono arrivato a Vicenza in un momento difficile. Però devo dire che, passati i primi giorni in cui su Unicredit si diffondevano notizie catastrofiche e lontane dal vero, ora la situazione è rientrata nella norma, il panico è passato. Anche se, a dire la verità, la reazione dei clienti veneti, e vicentini in particolare, è stata sobria. Hanno capito subito che il nostro gruppo non rischiava certo quel che alcuni andavano dicendo. La situazione congiunturale, ovviamente, resta molto difficile ma ci sentiamo attrezzati per affrontarla».
La paura delle imprese vicentine, specie quelle piccole, che rientrano nella sfera di azione di Unicredit Banca, temono che la reazione delle banche sia quella di chiudere i rubinetti del credito.
«Non succederà - assicura Quarantiello - anche perché, nel caso vicentino, abbiamo la fortuna di operare in una zona che è tra quelle col minore indice di sofferenze. Questa è una clientela sana e non è certo interesse della banche quello di andare a strozzarla. Certo, ci sarà maggiore attenzione e maggiore selezione, come è fatale che avvenga dopo anni caratterizzati da abbondanza di liquidità».
Quarantiello parla tutti i giorni con gli industriali, i commercianti e gli artigiani vicentini e ha il polso della situazione. Ci attendono veramente tempi difficili? «Vicenza è una delle zone più ricche d’Italia - premette - ma non può certo essere sente dai problemi globali. Ci sono dei settori che soffrono più di altri, però. E penso in particolare alla concia, che in questo momento sta attraversando una fase di grossa crisi e, per la zona di Arzignano e Chiampo, non si annunciano tempi facili. Lo stesso discorso vale per l’oro, anche se questa non è una novità visto che è ormai da diversi anni che si parla di crisi del settore. Tiene la meccanica, anche se il rallentamento della Germania sta già provocando ripercussioni nelle pmi beriche».
Va tutto male, dunque? «Assolutamente no - risponde Quarantiello -. E la cosa interessante, per certi versi rivoluzionaria, è la riscossa di un settore un tempo considerato di retroguardia e adesso simbolo della ripresa. Sto parlando dell’agricoltura: le imprese vicentine hanno saputo aggiornarsi e in questi tempi di crisi rispondono alla grande».
Resta il problema della finanza applicata alle famiglie. Detta in altri termini: la crisi di fiducia tra banche ha, da un lato, fatto schizzare i livelli del tasso Euribor facendo diventare più pesanti le rate dei mutui a tasso variabile, e dall’altro reso difficile trovare un impiego ai propri risparmi. Che fare?
«Dal punto di vista dei tassi - conclude Quarantiello - occorre dire che nelle ultime settimane l’Euribor a tre mesi è sceso parecchio, tornando sotto il 4 per cento, e rendendo quindi poco conveniente il ricorso alla rinegoziazione dei mutui introdotta per legge da Tremonti. Quanto al risparmio, stiamo tornando alla semplicità, tanto che l’anno prossimo Unicredit riemetterà i certificati di deposito».