A New York il Natale
è già cominciato
Marino Smiderle
DA NEW YORK
Da Bloomingdale’s Natale è già cominciato. E in maniera clamorosa. Nel cuore di Manhattan, all’incrocio tra la Third Avenue e la 59a, il palazzo che ospita questo piccolo impero dello shopping è già ricoperto di lumini che inducono a premere il grilletto del nostro portafogli.
Poco lontano lo straordinario store della Diesel di Molvena rivaleggia, e vince, con quello della Levi’s che gli sta giusto davanti.Sissignori, Natale è qui, e non c’è traccia di altro significato che non sia quello economico. I soldi sono finiti ma si deve continuare a spendere, sennò l’America si ferma.
Comincia la stagione più difficile e rischiosa per una città che in questo periodo dà tutto il gas che ha per far vedere che è la più bella, la più importante, la più trendy. Ma stavolta New York è come una vecchia signora tremendamente affascinante che copre con grandi quantità di fondotinta le rughe che la crisi economica le ha scavato sul volto. «C’è tanta gente per le strade ma poca che entra nei negozi - assicura uno dei commessi del New York Yankees store - io credo che questo sarà il Natale più buio da quando ho cominciato a lavorare».
Sulle vetrine i cartelli compri-due-paghi-uno diventano l’unico richiamo religioso per il Natale: sì, perché sembrano preghiere rivolte ai passanti frettolosi affinché entrino e diano il loro contributo a un dio del denaro che non se la sta passando troppo bene. Ma se negli anni passati anche i regali si facevano a debito, per questa stagione di acquisti bisogna avere cash in tasca o nei conti delle banche neo-statali per poter perpetuare il rito del sistema.
Di tutt’altro tipo è il movimento attorno a Ground Zero. In questo monumento al terrore, in questo simbolo di una data, l’undici settembre, che ha cambiato, sfigurandolo, il mondo, ci sono centinaia di operai che, come formiche impazzite, lavorano attorno alle gru, ai camion, per dimostrare che ci vuole ben altro per fermare l’America.
In tutto questo la vittoria di Obama alle ultime elezioni è stata un toccasana. Non stiamo parlando di politica, di democratici che battono i repubblicani, di sinistra o destra, di rivalità partigiane come le si percepiscono fuori di qui. No, la vittoria di Obama è presa dai newyorchesi, dagli americani, come una rinfrescatina ai principi fondamentali di questa grande nazione: chiunque può farcela. E con questo spirito anche l’ultimo operaio coperto dallo smog che cala su Ground Zero è disposto a rimboccarsi le maniche per (ri)costruire le fondamenta di questo avamposto del mondo libero.
Basta Obama per rimettere in moto tutto? Il difficile arriva ora, naturalmente. Perché passare dagli slogan e dall’oratoria fluente e coinvolgente ai fatti e alle soluzioni concrete non è così automatico. Eppure a New York si respira un’aria di maggiore coinvolgimento da parte di tutti.
E lo riassume bene Harriet Goldman, una semplice lettrice del New York Times, che ha scritto al quotidiano una lettera bellissima.
«Mi ricordo quand’ero ancora una ragazzina e chiedevo a mio pare: “Chi sono io?". E lui mi rispondeva che ero un’americana. “Ma tu sei egiziano e la mamma è polacca", gli ribattevo.
E lui mi spiegava che questo non faceva differenza e, anzi, era proprio per questo che il nostro Paese era da considerarsi fantastico. Sono passati 50 anni e ricordo come se fosse ieri le parole di mo padre. Ora abbiamo eletto un presidente sulla base delle sue qualità di leadership. Non è forse arrivato il momento di smetterla con l’etichettare i nostri cittadini come afro-americani, italo-americani e con tutti gli altri indicatori di provenienza? La grande forza del nostro paese è in quello che noi siamo, cioè soltanto americani».
Già, solo americani. È questo il messaggio unificatore che gli elettori hanno ricevuto da Obama. Ed è per questo che anche diversi repubblicani hanno deciso di concedergli una chance.
Su di lui conta anche Mike Bloomberg, sindaco repubblicano di New York, per risolvere i problemi della città. Bloomberg, per dirne una, aveva tentato di far passare un provvedimento che costringesse i 13 mila taxi gialli che girano la città ad andare in pensione per essere sostituiti da altrettanti mezzi ad alimentazione ibrida. Un bel sistema per combattere l’inquinamento. Un giudice, su istanza della categoria, ha però bloccato ogni iniziativa sostenendo che decisioni di questo tipo possono essere prese solo a livello federale.
Il repubblicano Bloomberg conta di avere nel democratico Obama, oltre che nel Congresso e nel Senato ad ampia maggioranza democratica, i principali alleati nella sua battaglia per rendere ancora più vivibile questa New York che, a dire la verità, riesce nascondere molto bene le sue rughe. E quelle che affiorano dal fondotinta la rendono ancora più bella.
