LA RECESSIONE GLOBALE. Ieri a Roncade l’Unione degli industriali di Treviso e Venezia ha ospitato un vivace convegno sulle prospettive economiche del 2009
Profumo sotto tiro
«Le pmi del Nordest
soffrono la stretta»
Il ministro Sacconi: «Banche e Cgil sono la conservazione»
Giavazzi: «Sussidi per tutti, lo Statuto dei lavoratori si rifà»
Marino Smiderle
INVIATO A RONCADE (TREVISO)
Sono da poco passate le nove della mattina e la campagna trevigiana di Roncade sembra fumare, quasi che il provvisorio sole pallido di gennaio si divertisse a cuocerla a fuoco lento. Di sabato a quest’ora non dovrebbe esserci nessuno. Stavolta invece c’è una coda silenziosa, verrebbe da dire rassegnata, di auto che si dirige disciplinata verso Ca’ Tron, dove l’Unione degli industriali di Treviso e Venezia ha convocato un panel eccezionale di relatori per parlare delle prospettive mondiali dell’economia nel 2009. Alla fine arriveranno oltre duemila persone, segno che la preoccupazione del Nord Est che lavora e produce ha raggiunto livelli di guardia.
Alessandro Vardanega e Antonio Favrin, presidenti di Confindustria Treviso e Venezia, fanno gli onori di casa. Il senso del loro esempio associativo (sinergia spinta tra le due territoriali) è racchiuso nelle parole di Favrin: «Non dobbiamo distruggere la voglia di combattere insieme - attacca - e questo è un messaggio che, insieme ad Andrea Tomat appena eletto alla presidenza di Confindustria Veneto, dobbiamo portare a sindacati, banche, mondo della politica. Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano procedi assieme agli altri. Ecco, per battere questa crisi dobbiamo andare tutti assieme».
Belle parole che però si schiantano al primo giro di opinioni. Sì, perché Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit Group, paga la sua sincera e dolorosa disamina della situazione con qualche contestazione dalla platea, con una tiratina d’orecchi "ufficiale" da parte di Giuseppe Morandini, presidente della Piccola Industria di Confindustria e, alla fine, con un "avvertimento" da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Prima però c’è il tempo di ascoltare la lucida analisi di Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere della sera e professore alla Bocconi. «Le stime del programma fiscale di Obama, pari a 775 miliardi di dollari, il 7% del Pil - spiega - dovrebbero cominciare ad avere effetto a partire dall’estate prossima. E la disoccupazione dovrebbe iniziare a scendere nel terzo trimestre dell’anno. La mia preoccupazione è che, una volta avviata la ripresa, si possa riaccendere l’inflazione per via dell’imponente massa di denaro pompata nel sistema dalla Fed».
L’Italia è periferia dell’impero ma la recessione morde parecchio. «È vero - prosegue Giavazzi - ma la crisi è anche un’occasione per fare cose che in tempi normali paiono impossibili. Dirò di più: è un’opportunità per fare finalmente quelle riforme che a mio avviso sono indifferibili. Propongo uno scambio virtuoso: sussidi e disoccupazione per tutti in cambio di una riscrittura da zero dello Statuto dei lavoratori». Risponde subito Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, reduce dalla firma sulla riforma dei contratti e dallo scontro con la Cgil («Ognuno si assuma le proprie responsabilità, noi non possiamo restare indietro di 30 anni, specie in tempi come questi»). «Noi lo statuto dei lavoratori lo discuteremmo anche - osserva - se solo ci fosse la disponibilità a pagare di più i lavoratori. In Italia succede che più un lavoratore è flessibile, meno lo si paga. È un controsenso».
Silenzio in sala, parla Alessandro Profumo, alle prese con mille problemi (il titolo Unicredit è ai minimi storici) e qui nel mirino degli imprenditori che si sentono aggrediti e perfino traditi dalle banche che stanno chiudendo i rubinetti. In sala ci sono anche Samuele Sorato, dg di Popolare Vicenza, Vincenzo Consoli, ad di Veneto Banca, Rinaldo Panzarini, dg Cassa di risparmio del Veneto. Ma l’imputato è Profumo. «Non c’è stretta - dice - perché a settembre i nostri crediti sono saliti del 12%. E se è vero che in questo periodo il Pil e gli investimenti sono cresciuti solo del 2%, vuol dire che noi abbiamo finanziato il circolante. Noi non faremo mancare la benzina alle pmi, ma non finanzieremo quelle che non hanno futuro». E ancora. «Se l’Eni per finanziarsi deve emettere un bond con 185 basis point di spread, vuol dire che i mutui che noi concediamo alle famiglie ci provocano una perdita certa in partenza».
«Si vergogni», grida un imprenditore dalla platea.
«Noi dobbiamo essere sinceri - risponde pacato l’ad di Unicredit - e non possiamo, per esempio, prendere che le banche non applichino Basilea 2 perché in Italia c’è tanto sommerso tra le aziende».
Un po' di benzina la getta infine Sacconi: «Non è poi una sorpresa - dice polemicamente - se la riforma dei contratti non è stata firmata da Cgil e Abi: banche e sindacato sono tra i conservatori del sistema. Di fronte a certi comportamenti del sistema creditizio, il governo è pronto a prendere iniziative senza precedenti».
«Le richieste di rientro sono tante»
«La stretta creditizia c’è, inutile girarci tanto intorno». Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Vicenza, ha ascoltato con attenzione il dibattito e, pur apprezzando la sincerità di Profumo, non può non obiettare su alcune sue considerazioni. Per esempio, il fatto che Profumo abbia detto che verrà fatto un processo di dura selezione fra le imprese nel momento della concessione del credito lo lascia perplesso.
«Ci sono molte imprese in difficoltà - dice Zuccato - e in molti casi sono arrivate richieste di rientro dalla sera alla mattina. Capisco che alcune grandi banche abbiano dei problemi, ma non mi pare giusto che a pagarli in prima battuta siano le pmi».
Morandini, presidente della Piccola e della Deroma di Malo, ha risposto a Profumo dal palco. «Se il credito erogato è salito del 10%, sappi che la richiesta delle pmi era del 40%».
«L’Italia spenderà
50 miliardi in meno»
RONCADE (TREVISO)
Dell’economia che vien giù come una mela bacata ci sono anche aspetti positivi. «La buona notizia - ha spiegato Paolo Scaroni, vicentino, amministratore delegato dell’Eni - è che il prezzo dell'energia scenderà in modo significativo, trainato dal barile di petrolio, che dopo il picco straordinario di 147 dollari ora si attesta intorno ai 40-45. Se questo fosse il prezzo medio per il 2009, pagheremmo il barile circa la metà del prezzo medio registrato nel 2008».
Di solito per un manager petrolifero il calo del prezzo del barile non è una notizia molto buona per i bilanci. Ma tant’è, considerando il sistema, non si può negare che, in condizioni di ristrettezze come queste, per le famiglie il pieno e la bolletta costeranno sicuramente meno.
«Le famiglie - ha proseguito Scaroni - potrebbero spendere circa 600 euro in meno a parità di chilometri percorsi».
E pure il prezzo del gas è destinato a scendere, secondo le previsioni di Eni. È un aspetto, che per il mondo dell'impresa, diventerà quanto mai favorevole. «La riduzione sarà molto più consistente - ha spiegato Scaroni - perché in questa fascia di consumo l'adeguamento dei prezzi al costo del petrolio è più rapido: stimiamo un calo del 30% sui prezzi medi al netto di Iva e accise. Il combinato disposto della discesa del petrolio, benzina e gas metterà nelle tasche di ogni famiglia 1.200 euro in più. Mi pare una bella quattordicesima».
Facendo un conto sul risparmio della bolletta petrolifera per il 2009 a livello di sistema Italia, per Scaroni potrà essere di circa 50 miliardi di dollari. «Questo denaro in più - ha concluso - sarà a disposizione delle famiglie, delle imprese e della Pubblica amministrazione e potrà essere utilizzato per rilanciare l’economia».
A livello di occidente, saranno 500 i miliardi di dollari risparmiati. Quasi come la manovra di Obama.
