PORTAFOGLIO
Crisi? Scegli tra catenaccio e gioco totale
Marino Smiderle
Chi preferisce difendersi può puntare sui titoli di stato Chi vuole andare all’attacco dia un occhio alle azioni
È piovuto parecchio sui mercati azionari in questa ultima travagliata settimana. È piovuto in particolare sulle banche, trascinandone le quotazioni a livelli più bassi della precedente tempesta. E così anche gli indici delle Borse mondiali sono di nuovo precipitati, dopo il breve periodo di bonaccia che speravamo fosse preludio di una ripresa anticipata. Ma le notizie che arrivano da Main Street, vale a dire dall’economia reale, solitamente contrapposta a Wall Street, vale a dire l’economia finanziaria, sono pessime. Questo avvio di anno è stato caratterizzato da notizie pessime sul fronte dell’occupazione, sul fronte dell’attività industriale, sul fronte della crescita. Ora la recessione comincia a mordere le caviglie anche della gente che in Borsa non ha mai messo un centesimo.
LA FINE
Il punto è che non si intravede la fine di questo choc globale. A dar retta a Francesco Giavazzi, professore alla Bocconi di Milano ed editorialista del Corriere della sera, la ripresa vera dovrebbe farsi vedere nel terzo trimestre dell’anno. A suffragio di questa sua tesi, illustrata nel corso di un interessante incontro svoltosi a Roncade di Treviso e organizzato da Confindustria Treviso-Venezia, Giavazzo cita le stime fatte sul programma fiscale di Barack Obama da Christina Romer e Jared Bernstein, consiglieri economici del presidente Usa. L’intervento pubblico di stimolo all’economia, pari a 775 miliardi di dollari, dovrebbe creare 3,7 milioni di posti di lavoro e la riduzione della disoccupazione dovrebbe iniziare a vedersi, appunto, nella seconda metà dell’anno. Fosse vero, le lancette delle Borse dovrebbero girare in positive già da oggi. Anzi, avrebbero dovuto invertire la tendenza già da ieri.
L’OROLOGIO
Nei cicli economici della storia abbiamo sempre assistito a uno sfasamento temporale tra economia finanziaria ed economia reale. Traducendo in termini semplici: la Borsa parte prima della crescita economica reale. Ora, se è vero che la ripresa dovrebbe intravedersi tra sei mesi o giù di lì, le antenne dei listini finanziari dovrebbero già captare questo squarcio di sereno e girare in positivo. La realtà è che questa crisi è molto più grave delle precedenti e per poter trovare qualcosa di paragonabile, quanto a dimensioni del tracollo, occorre risalire alla grande depressione iniziata nel ’29 e trascinatasi per diversi anni. E la palla al piede della ripresa stessa, in questo momento, sono proprio le banche, di cui ancora non si conosce con precisione l’entità delle perdite accumulati sugli strumenti finanziari bacati. E le banche sono il fluidificante dell’economia, l’olio nel motore: se manca, il motore si blocca.
INVESTIMENTI
Dice Giavazzi: «In questa fase di crisi ci sono degli elementi positivi: in particolare, il crollo del prezzo del petrolio (che ci rende più leggera la bolletta energetica) e il basso livello dei tassi d’interesse». Già, dati positivi, ma la domanda che ogni promotore finanziario si sente rivolgere in questo momento è la solita: dove vale la pena di investire i soldi in questo momento di assoluta incertezza? Le alternative sono due che, traducendo in gergo calcistico, potrebbero essere definite come catenaccio e gioco totale. Chi pensa negativo non troverà alternativa ai titoli di stato che rendono pochissimo. E se desse un occhio ai differenziali di rendimenti, nella stessa Europa, tra titoli di stato di paesi virtuosi (Germania) con quelli meno virtuosi (Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia), capirebbe che i Bund sono ancora più sicuri dei Btp e che per questo rendono meno.
ATTACCO
Chi invece pensa che la miglior difesa sia l’attacco, tanto vale puntare sulle azioni, ovviamente con un orizzonte temporale d’investimento non breve. Chiaro, fare previsioni è semplicemente impossibile, però, se anche la recessione durasse più del previsto, diciamo uno o due anni, un 10 per cento di azionario nel portafogli si può cominciare a metterlo. Specie se si pensa, come ha confermato Giavazzi, che il rischio degli anni della ripresa, quando arriveranno, sarà legato all’inflazione che rischia di scoppiare dal troppo denaro immesso dalla Fed. A quel punto i titoli di stato perderebbero valore e le azioni, paradossalmente, sarebbero più difensive.
