lunedì 19 gennaio 2009

Bollabond

PORTAFOGLIO

Ma se esplode
la bolla-bond sono guai seri

Marino Smiderle

E se fossero i titoli di stato a essere avvolti da una clamorosa e pericolosa bolla speculativa? Tanto per dare un’idea non esclusivamente italiana, il livello dei rendimenti dei Treasury americani a 10 anni non è mai stato così basso dalla fine della seconda guerra mondiale. Yes, avete capito bene, da sessant’anni in qua i tassi dei Treasury non sono mai stati così rasoterra. E se i tassi sono rasoterra significa che i prezzi, i corsi dei titoli, sono alti, altissimi. Comprare adesso i titoli di stato, compresi i Bot italiani che hanno raggiunto livelli di rendimenti record (in basso), è dunque complicato. Perché, nello stesso tempo, sono l’investimento meno rischioso e più rischioso. Vediamo perché.
MENO RISCHIOSO
«I bond emessi dal governo della più grande economia del pianeta - scrive John Authers sul Financial Times, a proposito dei titoli di stato americani (ma il concetto vale anche per tutti quelli dei paesi europei) - sono quanto di più vicino all’investimento a rischio zero che ci possa essere in questo momento». Il motivo è piuttosto semplice: anche se Obama ha detto che pomperà centinaia di miliardi di dollari nelle vene occluse dell’economia Usa, i compratori di titoli di stato saranno sempre sicuri di vedere indietro i soldi. Anche perché, nella malaugurata ipotesi che ci fossero dei problemi, lo stato stamperà nuovi bigliettoni e il gioco andrà avanti.
PIÙ RISCHIOSO
«Ma nel lungo periodo - prosegue Authers sul Financial Times - il valore dei flussi cedolari che questi titoli genereranno come reddito per chi li ha acquistati, sarà destinato a diminuire per effetto dell’inflazione. Per questo, quando gli investitori sono preoccupati dell’inflazione, il mercato dovrebbe spingere verso l’alto i rendimenti dei titoli di stato (e di conseguenza spingere verso il basso i prezzi)». Siamo tutti d’accordo nel dire che, in questo preciso momento, l’inflazione è l’ultimo dei problemi. E infatti, come dice lo stesso Authers, capita l’opposto nei periodi di deflazione. In questi mesi sembra che i motori dell’economia si siano fermati, che i prezzi, spinti dal crollo delle materie prime, petrolio in testa: di fronte a questa morta gora, è logico che il porto sicuro dei titoli di stato registri la congiuntura con un generale ribasso dei rendimenti e un generale rialzo dei prezzi di mercato.
BREVE PERIODO
«La Federal Reserve ha spinto i tassi d’interesse vicino allo zero - argomenta il Financial Times -. E si sta anche preparando a comprare Treasury a lunga scadenza per abbattere ancora i rendimenti. E questa è una ragione per essere positivi sulle prospettive a breve termine dei bond». Il succo del discorso è: nel breve periodo tutto sembra congiurare a favore di un ulteriore rialzo dei prezzi dei titoli di stato, anche se siamo già arrivati a livelli di guardia.
LUNGO PERIODO
«Il problema arriva nel lungo periodo - spiega Authers -. Questa politica aggressiva nello stampare denaro è intesa a creare inflazione (che aiuterà tutti a ridurre il prezzo reale del debito lasciato dalla bolla del credito. Comprare bond da parte delle autorità monetarie è dunque un sistema per spingere i rendimenti così in basso e spingere così gli investitori a comprare qualcosa di più rischioso e che contribuisca di più al rilancio dell’economia». È un ragionamento che fila ed è un onesto tentativo di scrivere prima quello che potrebbe accadere poi. Non è detto che ciò accada, ma la tesi di Authers coincide con quella che abbiamo riportato su queste pagine e, considerata l’autorevolezza della fonte (il Financial Times), siamo portati a dargli ancora maggiore credito.
INFLAZIONE
«In ogni modo - conclude Authers - l’implicazione dell’attuale politica monetaria è che a un certo punto non lontano, la deflazione si girerà verso un rischio di severa insorgenza di inflazione. E i bond, a quel punto, potrebbero cadere drammaticamente». Eccolo il rischio di fondo dei bond, dei titoli di stato ai prezzi di questi tempi: l’arrivo dell’inflazione e un futuro rialzo dei tassi ne taglierebbe il corso. A soffrire saranno quelli a tasso fisso a medio-lunga scadenza. L’avvertenza dunque è: mentre gli altri si ubriacano di titoli di stato, date un occhio altrove e diversificate.