La promessa di Unicredit Banca
"Puntiamo molto su Vicenza"
Marino Smiderle
Vicenza. L’appuntamento è alla sede di Unicredit Banca, in via Cesare Battisti, ma il direttore generale, Rodolfo Ortolani, ieri in visita pastorale da Bologna, se vuole essere sicuro di arrivare in tempo deve dire al tassista di turno di portarlo alla Cassa di Risparmio. Perché per i vicentini, nonostante il turbinio di banche che hanno finito per essere inghiottite benignamente sotto le insegne di Unicredit, questa resta la Cassa di Risparmio. E pazienza se i rivali di Intesa Sanpaolo (che resteranno sempre Banca Cattolica) hanno "scippato" il nome.
«Questo è il segno della nostra storia - osserva Ortolani - e ne andiamo orgogliosi. In particolare a Vicenza che, oltre alla essere la sede della direzione commerciale del Veneto centrale, affidata a Enrico Quarantiello, è per noi una provincia che ci vede protagonisti dal momento che siamo al primo posto come quote di mercato». Ecco perché il roadshow istituzionale di Unicredit Banca parta proprio da questa sede storica e, dopo aver fatto visita al sindaco Achille Variati, Ortolani si accomoda nell’ufficio di Quarantiello e fa il punto della situazione, senza nascondere le difficoltà , ma con la convinzione percepibile che si potrà presto girare pagina.
«Noi siamo banca del territorio e, al contempo, banca internazionale - ha detto Ortolani - e vogliamo cominciare a mettere a fattore comune questa preziosa qualità e offrire i vantaggi delle nostre realtà presenti in Germania, in Austria e nell’Est Europa alle piccole imprese vicentine che dell’export hanno fatto una bandiera». Un passo indietro per capire cos’è Unicredit Banca, visto che le continue rivoluzioni fanno venire al mal di testa anche ai più esperti. Di Unicredit Group, guidato da Alessandro Profumo, fanno parte tre grandi divisioni: retail, corporate e private banking. O meglio, per tradurre dall’inglese debordante, dettaglio (famiglie e piccole imprese), medie imprese e clientela privata con grandi patrimoni. Da novembre dell’anno scorso, con l’integrazione definitiva nel gruppo degli sportelli derivanti dalla fusione con Capitalia, il settore retail è stato diviso in maniera geografica fra tre grandi banche: al nord c’è Unicredit Banca (la sede della direzione generale di Ortolani è a Bologna), al centro e al sud c’è Unicredit Banca di Roma e in Sicilia c’è il Banco di Sicilia.
La domanda, o meglio, la preghiera che fanno i rappresentanti delle categorie economiche vicentine, incontrati ieri da Ortolani, è chiara: non chiudete i rubinetti del credito. Ma questa stretta c’è stata oppure no? E cosa accadrà in futuro?
«Sarebbe facile per noi dire che va tutto bene, che abbiamo già stanziato un budget per incrementare gli impieghi - risponde Ortolani -. In effetti è vero, il nostro budget non lesina certo risorse nei confronti delle imprese vicentine. Tuttavia bisogna che il sistema abbia la consapevolezza che verranno premiate le aziende che hanno saputo innovare e che sono attrezzate per le nuove sfide. Altrimenti rischieremmo di portare avanti chi non merita, a scapito di chi è stato più lungimirante».
Quanto poi al fatto che che i bilanci delle banche segnalino un aumento medio degli impieghi dell’8-10 per cento mentre la crescita del Pil non arriva all’1 per cento, Ortolani fa una diagnosi chiara: «Vuol dire che adesso stiamo finanziando il circolante - osserva -. Non può essere altrimenti, visto che i fatturati sono spesso in calo, mentre gli impieghi sono in aumento. Questo vuol dire che c’è una crisi di crescita». Già, una crisi di crescita che a Vicenza rischia di essere avvertita di più dai settori di concia e oro, alle prese con numeri poco incoraggianti.
«La fortuna dell’economia vicentina - aggiunge Quarantiello - è quella di essere molto diversificata, pur essendo essenzialmente manifatturiera». «Certo, la crisi è generale - conclude Ortolani - ma noi non abbiamo certo intenzione di mollare. Unicredit Banca punta molto su Vicenza».
