BANCHE. Sono stati presentati ieri a Montebelluna i dati del bilancio 2008 che chiude con l’utile netto in crescita del 25 per cento
Veneto Banca digerisce la crisi
Consoli: «I numeri indicano che il credito alle pmi è aumentato di oltre il 15% Dall’est solo dati positivi»
Marino Smiderle
INVIATO A MONTEBELLUNA
Crisi? Se la matematica non è un’opinione, basta leggere un paio di righe dello stringato schema contabile illustrato da Vincenzo Consoli, amministratore delegato del gruppo Veneto Banca, per far apparire bizzarra la domanda. Alla voce "utile netto 2008" si trova un numerino significativo, pari a 116,5 milioni euro, in crescita del 25,6 per cento rispetto ai 92,8 milioni del 31 dicembre 2007.
Non c’è solo l’utile a sbellettare il bilancio dell’istituto di credito di Montebelluna. I crediti alla clientela, un calderone che va dai mutui ai privati ai prestiti concessi alle pmi, passa da 14,2 a 16,36 miliardi, con un aumento del 15,2 per cento («E l’aumento riguarda nella massima parte i prestiti alle piccole e medie imprese», sottolinea Consoli). Passando dall’altra parte, pure la raccolta diretta fa un balzo superiore al 15 per cento, passando da 14 a 16,25 miliardi. Unico segno meno lo troviamo nell’andamento della raccolta indiretta, scesa del 10,3 per cento da 10,78 a 9,67 miliardi.
Raccolta indiretta vuol dire anche azioni, ed è ovvio che la bufera che si è abbattuta sui listini nella seconda parte dell’anno ha contribuito in misura determinante ad abbattere la valorizzazione dei patrimoni. Ed è questa la traccia più evidente lasciata dalla crisi finanziaria globale su un bilancio che, per tutto il resto, pare davvero da tempi di vacche grasse.
Dove sta il mistero? «Nessun mistero - rispondono presidente e vice di Veneto Banca, Flavio Trinca e Franco Antiga -. La crisi c’è e le imprese la sentono, su questo non c’è dubbio. Però credo che ci siano state delle esagerazioni. La nostra è una banca solida e questi numeri lo dimostrano».
Il bilancio scintillante esce proprio mentre è in corso l’ispezione di routine di Banca d’Italia che, complici i tempi particolari, sta passando al setaccio tutti i possibili punti a rischio di un gruppo che, sotto la guida operativa di Consoli, negli ultimi anni si è sviluppato in maniera impressionante, tanto che oggi, tra Italia ed estero, è arrivato a detenere 416 sportelli. Sotto la lente degli ispettori ci sono, in particolare, le attività nell’Europa dell’est (Romania e Moldavia) e nei Balcani (Croazia e Albania), oltre alle ultime acquisizioni (Carifac e Banca Apulia). Un’ispeazione che, comunque, non preoccupa Vincenzo Consoli.
«Per quel che riguarda le nostre banche all’estero - afferma l’amministratore delegato - posso solo ricordare che, a fronte di 169,2 milioni di capitale investito, quest’anno hanno prodotto guadagni per 27,8 milioni. Quanto ai crediti erogati, il totale è arrivato a quota 1,26 miliardi, pari al 7,7 per cento del totale del gruppo. E poi si tratta di operazioni interamente garantite o da cash collateral o da ipoteche dal valore doppio dell’importo erogato. Risultato: all’est le nostre controllate hanno un indice di sofferenze pari allo 0,10 per cento».
Crede molto nello sviluppo all’estero, Consoli. «Le prospettive di crescita futura - dice convinto - sono qui, anche per le imprese italiane e nordestine». È chiaro però che il core business sta proprio in Veneto. E gli industriali veneti si lamentano che dalle banche sia arrivata una stretta paurosa. Consoli risponde come hanno risposto tutti i banchieri: «Non è vero».
Non è vero, secondo Consoli, perché i numeri di Veneto Banca sono lì a dimostrare il contrario, «anche in questi primi due mesi del 2009, nel corso dei quali l’erogazione è salita del 2 per cento». «E poi - aggiunge - bisogna ricordare che è anche nostro interesse dare il credito alle pmi, sennò come lo facciamo l’utile di bilancio?».
In questi tempi di vacche magrissime, dall’utile di Veneto Banca sarà possibile tirar fuori il dividendo per i 30.700 soci e sarà lo stesso dell’anno scorso, pari a 0,60 euro. «Con l’incremento di valore dell’azione che sarà stabilito dal cda - anticipa Consoli - sarà possibile garantire ai soci un rendimento complessivo del 6 per cento».
Insomma, qui a Montebelluna pare che la crisi sia rimasta fuori dalla porta di Veneto Banca. Che nel frattempo ha badato a tenere sopra i livelli di guardia gli indici patrimoniali (il core è al 7,11 per cento, il Tier 1 all’8,2 e il total risk all’11,9) per rafforzare le fondamenta in vista di possibili tempeste.
Ma la crisi c’è e lo sa bene Consoli che, pur invitando tutti ad abbassare i toni, si dice preoccupato più della durata che dell’intensità. «Qui siamo pronti a sopportare di tutto - riassume - l’importante è che non duri troppo a lungo».
