lunedì 30 marzo 2009

Un bastimento di bonds

PORTAFOGLIO

Un bastimento di obbligazioni societarie

Marino Smiderle
Nei primi tre mesi del 2009 sono piovuti sul mercato oltre 300 miliardi di titoli Ecco le regole per scegliere

C’è un segnale che arriva dal variegato mondo della finanza che induce all’ottimismo, o perlomeno che segnala una momentanea inversione di tendenza rispetto alla follia iconoclasta degli ultimi tempi. Se fino al dicembre scorso le obbligazioni societarie (corporate bond) erano considerate poco meno che carta straccia, a prescindere dal rating, nei primi tre mesi del 2009 sono piovuti sul mercato qualcosa come 321,7 miliardi di euro di titoli. E, quel che più conta, l’accoglienza è stata molto calda, visto che la clientela privata e istituzionale sta cominciando a guardare oltre la frontiera dello "zero-virgola" dei sicurissimi Bot.
IDIOSINCRASIA
Un passo indietro al dicembre 2009. I mercati finanziari sono in piena crisi, i risparmiatori cancellano dal loro vocabolario la parola rischio per affidarsi a una bussola con due lancette precise: liquidità e sicurezza. Succede un patatrac. Tutti si mettono a vendere a rotta di collo azioni e obbligazioni societarie (panic selling), convinti che il mondo intero sia sull’orlo del fallimento, per andare a riparare sotto il tetto sicuro (sicuro?) dei titoli di stato. Ovvia conseguenza della legge di domanda e offerta: i prezzi di azioni e obbligazioni societarie sono tracollati, quelli dei titoli di stato sono schizzati verso l’alto. Altra logica conseguenza: i rendimenti di Bot e Btp sono precipitati tremendamente vicini allo zero. E d’accordo che in periodi di incertezza conta soprattutto la sicurezza, ma se l’ultimo Bot a sei mesi rende poco più dello 0,6 per cento netto, che senso ha andare a mettere i soldi in questo materasso griffato Republic of Italy?
CORPORATE
A parere di chi scrive, ha poco senso accontentarsi di rendimenti marginali in cambio della sicurezza. Per carità, la sicurezza ha un valore immenso, specie in periodi di incertezza come questi. Ma a questo punto, tanto vale andare a mettere i soldi in quei conti corrente online che le banche remunerano molto generosamente dal momento che, a loro volta, hanno bisogno di liquidità che il mercato in questo momento fa loro pagare molto cara. E siccome sui conti corrente c’è la garanzia dello stato, sul fronte sicurezza stiamo a posto. In più, dopo il tragico errore commesso dagli Usa di lasciar fallire Lehman Brothers, con la tempesta che ne è seguita sui mercati mondiali, adesso par di capire che sulle banche e sulle società più importanti l’intenzione degli stati sia quella di impegnarsi, se del caso direttamente, per evitare ulteriori sconquassi. Ecco perché gli investitori hanno cominciato a guardare con un occhio di riguardo le realtà con almeno una A nel proprio rating (investment grade), costrette a offrire obbligazioni che rendono 2 o 3 punti in più dei titoli di stato.
NUMERI & NOMI
Come detto, nei primi tre mesi dell’anno oltre 320 miliardi di corporate bond sono stati offerti a una clientela alla ricerca dell’ircocervo, vale a dire l’unione tra sicurezza e rendimento decente. Tra i nomi più importanti, da segnalare le società farmaceutiche Roche e Pfizer, che guidano la classifica con 30 e 13,4 miliardi, seguite dal colosso dell’energia ConocoPhillips (6 miliardi) e dal gigante americano delle telecomunicazioni At&t (5,4 miliardi). C’è una buona scelta anche sul mercato secondario italiano, specie nel settore dell’energia (A2a, Hera, Edison), dove presto prenderà quota l’aumento di capitale Enel di cui saranno resi noti i dettagli più avanti. Il succo del discorso è: tra un Bot che rende lo "zero-virgola" e un’obbligazione societaria di buon nome che rende il 4 per cento, si comincia a optare per la seconda.
SCADENZE & ALTERNATIVE
Due avvertenze operative: occhio alla scadenza e alle possibili scelte alternative. Chi decide di optare per questi bond farebbe bene a orientarsi verso le emissioni a scadenza più breve possibile (3-4 anni), per evitare di assumersi un rischio-tasso eccessivo. Il rischio inflazione degli anni futuri potrebbe erodere i guadagni garantiti da obbligazioni troppo "lunghe". Chi invece è disposto a puntare sul lungo periodo, piuttosto che comprare le obbligazioni della società X o Y, potrebbe valutare l’ipotesi di acquistarne direttamente le azioni. Il rischio-fallimento è più o meno identico, ma nel lungo periodo, si spera, le azioni correranno di più.