lunedì 6 aprile 2009

Atterrati e ammaccati

PORTAFOGLIO

I bond Alitalia trattati peggio dell’Argentina

Marino Smiderle

Il governo aveva promesso di rimborsare i piccoli obbligazionisti.
Invece darà loro solo un terzo del valore

Per carità, l’importo è relativo e il numero di risparmiatori contenuto. Ma è il principio che conta. E il principio è andato a farsi benedire, con tanto di beffa governativa. Si sta parlando del caso degli obbligazionisti Alitalia, rispamiatori che avevano pensato bene di investire in titoli a suo tempo definiti di rischio contenuto (obbligazioni, appunto, e non azioni) e che adesso si troveranno, se va bene, con poco più di un terzo del capitale investito. E pensare che, se la compagnia di bandiera fosse finita nell’orbita di Air France, l’ad Spinetta si sarebbe impegnato di versare 85 centesimi su 100 di valore nominale per ciascun titolo. Adesso che l’italianità della compagnia è stata preservata, previe promesse di Tremonti e governativi vari sulla sorte degli investimenti dei piccoli risparmiatori, arriva l’amara beffa.
NUMERI
Lasciamo stare (anche se il governo aveva detto di tenerle in considerazione) le sorti dei piccoli azionisti. Ok, hanno investito in azioni di un’azienda più o meno statale e quindi pensavano che il fallimento non fosse un’ipotesi da prendere in considerazione. Però erano azioni, cioè capitale di rischio: è andata male, pace e amen. Già, ma chi ha "solo" prestato i soldi all’Alitalia, ritenuta anche da loro un titolo statale (un Bot, quasi...), ora che il governo ha dato il via libera alla nuova compagnia, vorrebbe vedere indietro i propri soldi, almeno in larga parte. Stiamo parlando di 270 milioni di euro di obbligazioni in mano ai risparmiatori privati (445 milioni sono invece ancora nei caveau del Tesoro). Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, subito dopo l’approvazione del decreto sul sostegno ai settori in crisi, aveva espresso «soddisfazione per l’inserimento della norma che consentirà di rimborsare i piccoli obbligazionisti Alitalia, mantenendo fede a un impegno preso dal governo».
IL DECRETO
Letto questo annuncio, a momenti gli obbligazionisti non organizzavano una festicciola. Poi, quando sono andati a leggere i dettagli, a tutti sono cadute le braccia. L’emendamento prevede infatti che agli obbligazionisti Alitalia siano offerti titoli di Stato di nuova emissione e privi di cedola con scadenza nel 2012. E già questo fa girare un po’ le scatole. Ma il peggio deve ancora venire. Il decreto dice infatti che i bond potranno essere ceduti al ministero dell’Economia a un valore pari al 50 per cento di quello dell’ultimo mese di quotazione in Borsa (periodo in cui quotavano attorno a 70). Una volta fatti i conti della serva, vien fuori che gli obbligazionisti riceveranno dunque circa un terzo del valore nominale a fronte dell’85 per cento, giusto per ricordarlo, che si era impegnata a dare Air France. Non è finita. Il compenso massimo che ogni singolo investitore potrà ricevere non potrà comunque superare i 100 mila euro, con una penalizzazione, quindi, per gli investitori più grandi. Il termine per accettare l’offerta è di 90 giorni dall’approvazione definitiva del decreto legge. Prendere o lasciare, insomma.
LA BEFFA
È chiaro che tutti i piccoli obbligazionisti Alitalia si sentono presi in giro. E nell’assemblea della categoria, fissata per il 20 aprile, è prevista battaglia, con tanto di ricorso alle vie legali. I risparmiatori finiti nel vicolo cieco dell’Alitalia hanno ricordato la dichiarazione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, rilasciata il 27 agosto 2008: «Il risparmio è un bene pubblico che va tutelato. I piccoli risparmiatori saranno tutelati. Ci hanno lasciato due disastri: Napoli e Alitalia. Il primo il presidente del Consiglio, Berlusconi, lo ha risolto a fine luglio. Domani risolverà Alitalia». Per fare questo non aveva esitato a inserire la categoria nei beneficiari del "tesoretto" che dove a saltar fuori dai conti dormienti. Peccato che, alla fine, ad assaltare i conti dormienti siano stati tanti, troppi, e che alla fine questo tesoretto si sia rivelato molto meno capiente del previsto o preventivabile. Certo, se si pensava di chiudere la vicenda pagando 35 quanto la maggior parte degli obbligazionisti aveva pagato 100, beh, il governo deve aver fatto male i conti. Anche perché l’Argentina, per citare un altro caso in cui ai piccoli risparmiatori è andata male, a suo tempo aveva pagato di più per chiudere la questione. E i comitati avevano invitato a non accettare condizioni definite capestro.