martedì 21 aprile 2009

Dividendi et impera

PORTAFOGLIO

La primavera è la stagione dei dividendi

Marino Smiderle
A questi prezzi le azioni offrono rendimenti molto interessanti e sicuramente molto più elevati dei Bot

Con i Bot allo "zerovirgola" per cento e con la fiducia che, timidamente, torna a far capolino sia a Wall Street che a Main Street (cioè tanto in Borsa quanto nell’economia reale), vale la pena andare a spulciare nell’elenco di piazza Affari per vedere se ci sono delle occasioni per rientrare e farsi un giro di giostra. Detta così, pare la proposta indecente di un incosciente che ama l’azzardo e gioca col fuoco. In realtà la proposta è un’altra: scegliete sì qualche titolo azionario ma fatelo con l’ottica del cassettista, di chi cioè è disposto a tenerlo a medio-lungo periodo ma vuole essere remunerato ogni anno con un dividendo decente.
DIVIDENDI
I dividendi sono le per le azioni quello che le cedole sono per Btp e Cct: distribuzione periodica di denaro. La differenza sta in due punti fondamentali: per le obbligazioni di stato è certo che gli interessi siano dati e sono certi anche l’importo (Btp) o comunque il parametro con cui l’importo finale viene calcolato (Cct). Nel caso delle azioni, invece, non si può sapere se ci saranno dividendi, visto che dipendono dall’andamento del conto economico della società in questione. In più, quand’anche la società facesse utili, non è possibile stabilire quanto di questi verranno distribuiti. Insomma, l’alea dell’investimento azionario è ben compresa nel concetto di dividendo, anche se i grandi guadagni di Borsa si fanno vendendo le azioni a prezzo più alto di quello d’acquisto. Tuttavia questa è una stagione particolare per i dividendi: ormai tutte le società hanno annunciato quale sarà l’importo distribuito nel 2009 e, sulla base dei prezzi attuali, è così possibile stabilire con certezza il rendimento (dividendo/prezzo) per quest’anno.
LE OCCASIONI
Facciamo alcuni esempi, così si capisce meglio. E partiamo dal solito titolo Enel (per il quale occorre tuttavia tenere presente che a giugno partirà un aumento di capitale e che quindi ai soci verrà chiesto di por mano al portafogli), che come tutta la Borsa ha subito nei mesi passati una forte tosatura nelle quotazioni. Dunque, tenendo presente che l’acconto è già stato distribuito l’anno scorso, il 22 giugno prossimo distribuirà ai soci un dividendo di 0,29 euro per azione. Questo vuol dire che, sulla base del prezzo di venerdì (3,915 euro), il rendimento sarà del 7,4 per cento. Va ancora meglio al titolo A2a, che con un dividendo fissato per il 22 giugno di 0,097 euro e un prezzo attuale di 1,199 euro, garantisce all’azionista un rendimento superiore all’8 per cento. La star del Mib30, però, è Mediaset, che ha già stabilito la distribuzione di un dividendo di 0,38 euro per il prossimo 18 maggio e, quotando 3,95 euro, garantisce un rendimento vicino al 10 per cento.
DIVIDENDI ATTESI
È chiaro che questi dividendi sono certi solo per l’anno in corso. Cioè, se io compro azioni Mediaset a 3,95 euro sono sicuro che tra un mesetto percepirò il mio rendimento vicino al 10 per cento ma non è assolutamente detto che questo si ripeta anche l’anno venturo. Anzi, così come in questa tornata sono state le banche a impugnare l’accetta sui dividendi, proprio perché reduci da un tornado che le ha scosse fin dalle fondamenta (e così, pur in presenza di utili, molte hanno deciso di portarli a patrimonio anziché distribuirli), potrebbe capitare che gli effetti della crisi per le altre imprese si facciano sentire nei bilanci del prossimo esercizio, con conseguenti tagli o cancellazioni dei dividendi. Resta il fatto che a questi prezzi, e nonostante il piccolo rally che c’è stato nell’ultimo mese a piazza Affari, i rischi sono minori e le opportunità maggiori.
BOOM
Questo è un piccolo vademecum per i risparmiatori-cassettisti, quelli cioè che solitamente tengono le azioni a lungo e si limitano a riscuotere i dividendi. È chiaro che i dividendi della prossima tornata sono particolarmente interessanti (e certi, almeno nel dato puntuale) perché nella maggior parte dei casi sono molto superiori al rendimento offerto dai Bot. Inoltre, se le cose dovessero andare bene, nel medio periodo è plausibile attendersi un forte recupero delle quotazioni, già avvenuto in parte nell’ultimo mese. Ecco che a quel punto, anche il cassettista più tenace, potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di vendere.