domenica 26 aprile 2009

I tremila e passa

L’ASSEMBLEA. Oltre tremila persone ieri in Fiera per approvare il bilancio di esercizio 2008. Domenichelli, Tognana e Zuccato nel consiglio di amministrazione

La Bpvi “dribbla” la crisi
«Aiuteremo le imprese»
Zonin: «Dividendo in azioni per rafforzare il patrimonio» Gronchi: «Ora spingiamo dal lato della raccolta»

Marino Smiderle
VICENZA
L’assemblea della Banca Popolare di Vicenza è prima di tutto un evento... mondano. Un appuntamento che i soci non si vogliono perdere per nessuna ragione. Come si spiegano, altrimenti, le oltre tremila persone che ieri hanno affollato i padiglioni della Fiera? La banca è mia e guai a chi ma la tocca, è l’approccio partecipativo di tutti coloro che, dalle nove di mattina di una Festa della Liberazione ricca di sole e di cielo azzurro, si mettono in fila per entrare e ascoltare la musica dei numeri.
Ha ragione il presidente Gianni Zonin a ricordare che Vicenza deve andare orgogliosa di essere riuscita a mantenere in casa le redini una banca importante come la Bpvi. E, specie in un momento di crisi globale come questo, sono stati moltissimi quelli che sono venuti a verificare ci persona lo stato di salute di un paziente che, nonostante le perturbazioni atlantiche, pare aver resistito molto bene. «Prima di poter dire che la crisi è passata - frena però un prudente Zonin - occorrerà aspettare almeno fino a settembre. Però il bilancio 2008 del nostro istituto è stato molto positivo, così come posso anticipare che sono stati positivi anche i primi tre mesi del 2009. Grazie a una politica gestionale che alcuni criticavano e giudicavano troppo conservatrice e che adesso, alla luce di quel che è successo, si è invece rivelata lungimirante».
C’era curiosità per come i soci avrebbero digerito la scelta del cda di via Framarin di pagare il dividendo (in crescita del 15 per cento a 1,15 euro) in azioni (presenti nelle casse della banca e non derivanti da aumenti di capitale gratuiti e quindi senza diluizione delle partecipazioni), per la prima volta nella storia della Bpvi. Qualche obiezione è stata sollevata nel corso di alcuni interventi critici da parte di soci che avrebbero preferito contanti, ma Zonin ha spiegato i motivi («Non è stata una decisione facile, abbiamo discusso a lungo all’interno del cda») che hanno indotto la Bpvi a operare una simile scelta: «In questo momento di recessione ci è parso doveroso ragionare in un’ottica di sostegno del tessuto imprenditoriale. Distribuire azioni in luogo di denaro ci ha consentito di crescere nei coefficienti di patrimonializzazione (il Tier1 è al 7,3 per cento) e, per questo, saremo in grado di erogare più credito senza sforare i parametri».
A sottolineare il gradimento per questa strategia sono stati due imprenditori-soci come Filippo De Marchi, presidente dell’Api di Vicenza, e Paolo Bastianello, componente del comitato tecnico Education di Confindustria, che hanno giudicato fondamentale il ruolo giocato dalla Banca Popolare di Vicenza per la ripresa dell’economia del territorio. Positivo anche il giudizio di Angelo Perin, un po’ preoccupato solo dalla differenza tra l’utile netto della capogruppo (151 milioni) e quello consolidato (108 milioni). «La discrepanza - ha spiegato il consigliere delegato, Divo Gronchi - è dovuta in parte a motivi tecnici legati alla contabilizzazione differita dei dividendi delle partecipate e in parte al momento difficile vissuto dal settore tessile che è stato avvertito da Cariprato, oltre che dalle svalutazioni effettuate in Bpvi Finance».
Oltre all’approvazione del bilancio, i soci ieri dovevano eleggere sei consiglieri di amministrazione. Alessandro Benetton, Giovanni Bettanin e Mario Bonsembiante hanno deciso di non ripresentarsi e al loro posto l’assemblea ha ratificato le proposte del cda e ha eletto Vittorio Domenichelli, Nicola Tognana e Roberto Zuccato. Confermati Divo Gronchi, Paolo Sartori, Paolo Tellatin e Giuseppe Zigliotto.
Per quel che riguarda la valorizzazione dell’azione, è stato fissato in 56,75 euro l'importo di sovrapprezzo, portando così a 60,50 euro il valore dell'azione per l'esercizio 2009, in crescita rispetto ai 60 euro dell'esercizio precedente. «La scelta di non portare in Borsa la Popolare di Vicenza - ha commentato Zonin - si è confermata valida e ha permesso ai soci di non subire le buriane che si sono abbattute sui listini, conservando il giusto valore del titolo. A questo proposito mi fa piacere annunciare che il ricorso di chi aveva messo in dubbio la veridicità di quel valore è stato respinto dall’autorità giudiziaria vicentina».
Alle urne fila tutto liscio, i soci votano a larghissima maggioranza per le proposte formulate dal cda. Da Verona echeggiano le contestazioni dei soci inferociti del Banco Popolare. Qui in Fiera i soci si fanno uno spritz.