mercoledì 29 aprile 2009

Il giallo dell'agente della Cia ucciso

Il giallo di Potomac Station


Marino Smiderle
Potomac Station è un piccolo paradiso residenziale della Virginia, a poca distanza dalla storica cittadina di Leesburg. Più che una cittadina, una sorta di club con 1.400 casette che ospitano altrattente famiglie. In una di queste abitano i coniugi William e Cynthia Bennett, rispettivamente di 57 e 55 anni. Il 22 marzo scorso la coppia esce di casa prima dell’alba, per fare una passeggiata, come era solita fare per tenersi in forma. Poco dopo le 5,30 la polizia, allertata da un passante, trova il cadavere di William Bennett, massacrato di botte e, pochi metri più in là, la moglie ferita in maniera grave.
Il 7 maggio 1999 l'aeroporto militare "Tomaso dal Molin" di Vicenza era la sede del comando del Balkan Caoc, una struttura dell’aeronautica militare della Nato incaricata di coordinare i bombardamenti sulla Serbia. Si trattava della cosiddetta guerra umanitaria, appoggiata, tra gli altri, dal presidente americano Bill Clinton e da Massimo D’Alema, dichiarata per por fine alla strage perpetrata dalle truppe di Slobodan Milosevic ai danni del popolo kosovaro. Quel 7 maggio partì da Vicenza un ordine preciso ai bombardieri B2 in missione su Belgrado. Decollato dalla base aerea Whiteman, in Missouri, il B2 scarica il suo micidiale carico di bombe JDAM sull’ambasciata cinese a Belgrado, uccidendo l'attaché militare e tre "giornalisti" cinesi.
Cosa hanno in comune questi due fatti così lontani nel tempo (10 anni), nei luoghi (Virginia, Vicenza, Belgrado) e nella sostanza (un omicidio e un bombardamento militare)? Un nome e un cognome: William Bennett, il 57enne ucciso a sprangate in Virginia un mese fa.
Ma chi è veramente William Bennett? «Originario del Minnesota - scrive Guido Olimpio sul Corriere della sera - William è entrato nell’esercito nel 1977. Dopo un duro training diventa un Berretto Verde e come membro delle forze speciali viene spesso impiegato all’estero. Lo mandano nella base di Vicenza e poi a Fort Lewis (Stato di Washington). Un servizio contraddistinto da molte citazioni al merito. Successivamente passa allo spionaggio, reclutato dalla Cia come esperto. Ed è in questo ruolo che, nel 1999, è al centro di un episodio controverso. Il 7 maggio di quell’anno, in piena guerra per il Kosovo, l’aviazione americana colpisce l’ambasciata cinese a Belgrado. Gravi i danni, tre morti. Un errore - si dice - dovuto a coordinate e mappe sbagliate. Bennett, affermano oggi alcune fonti, era tra i designatori dei bersagli, quindi era coinvolto nel disastro. E, aggiunge un ex funzionario dell’intelligence protetto dall’anonimato, a causa dello sbaglio perde il posto ma non i contatti. Da quel mondo non si esce mai completamente. E Bennett lavora con grande successo sui missili antimissile Patriot. Un progetto sensibile per gli Usa e altri Paesi».
Dunque Bennett, già in servizio nell’esercito americano alla Ederle di Vicenza, prima di passare alla Cia, sarebbe uno degli agenti a suo tempo "sacrificati" dall’agenzia per dimostrare alla Cina, molto irritata, per usare un eufemismo, dopo il bombardamento di un obiettivo ufficialmente neutrale e legato ad attività civili. Agli appassionati dei gialloni americani, ricchi di servizi segreti e spie, questi ingredienti bastano e avanzano per parlare di intrigo internazionale.
A maggior ragione se si ricorda l’inchiesta pubblicata, e mai smentita, dal quotidiano londinese The Guardian il 28 novembre 1999, pochi mesi dopo il bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado. La Cia, il Dipartimento di Stato americano e il Foreign Office di Londra spiegarono pubblicamente di aver commesso un errore. La causa? Il B2 sarebbe stato guidato sull’obiettivo da mappe superate. E quelle mappe sarebbero state fornite da alcuni agenti della Cia, tra cui, appunto, il colonnello Bennett. «Al Combined air operations centre (Caoc) di Vicenza - ricostruì invece il Guardian - alcuni ufficiali inglesi, canadesi e francesi circondarono un colonnello americano la mattina dell’8 maggio 1999, denunciando arrabbiati il casino combinato dal B2 Usa. Il colonnello americano era invece rilassato. "Stronzate - replicò alle rimostranze dei colleghi della Nato -. Quello era un grande obiettivo. Abbiamo piazzato due Jdam proprio nell’ufficio dell’attaché e abbiamo colpito proprio la stanza che volevamo colpire. I cinesi non useranno più quelle stanze per le trasmissioni tv e i nostri colpi hanno fatto venire un bel mal di testa a quel bastardo di Arkan».
«La vera storia - è la tesi sostenuta dal Guardian - per quanto sia stata negata dal segretario di stato Madeleine Albright e dal direttore della Cia, George Tenet, è che gli americani sapevano esattamente quel che stavano facendo. L’ambasciata cinese a Belgrado è stata colpita deliberatamente dalle armi più precise presenti nell’arsenale Usa perché sarebbe stata usata da Zeljko Raznatovic, il criminale di guerra megglio conosciuto come Arkan, per trasmettere i messaggi alle sue Tigri (le squadre della morte serbe) in Kosovo».
Nel maggio del 2000 Bennett venne licenziato dalla Cia, insieme ad altri sei agenti, per far vedere alla Cina che davvero gli Usa avevano deciso di punire i responsabili dell’"errore". In realtà lo stesso Bennett rimase nei ranghi e diede la sua fondamentale collaborazione nei missili Patriot. Tanto che qualcuno sospetta che le sue preziose informazioni siano poi state girate a qualche stato canaglia, con conseguenze immaginabili per la difesa degli Stati Uniti.
La cosa certa è che adesso Bennett non c’è più, ucciso come un cane lungo la strada. Gli assassini hanno però commesso un errore: la moglie è rimasta in vita e adesso è piantonata nella sua canera d’ospedale. Avrebbe già cominciato a parlare con gli inquirenti. Chissà se sarà possibile risalire agli assassini.

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