domenica 5 aprile 2009

Il Nord Est vede meno nero

CONGIUNTURA. Al Festival delle Città Impresa i risultati dell’ultimo sondaggio della Fondazione

Risvegli a Nord Est
La crisi è meno nera

Scendono le percentuali di chi prevede
ordini e utilizzi degli impianti in calo
E qualcuno parla addirittura di aumenti


Marino Smiderle
SCHIO
A quegli antichi telai che rendono affascinante il moderno Spazio Lanificio Conte bisognerebbe dare la parola. Ne hanno viste così tante, di crisi, che magari riuscirebbero a tranquillizzare i profeti di una sventura destinata a essere sostituita, si spera presto, da una nuova svolta, un nuovo cambiamento. Di che genere? È ancora presto per dirlo, ma ci sono già dei numeri che lasciano intendere che, se non proprio dietro l’angolo, il momento della ripresa è meno lontano di quello che si pensa.
A dare questi numeri, che per un attimo colorano di speranza la tappa scledense del Festival delle Città Impresa, è Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est. Ieri, nel corso del convegno "Oltre la crisi: le idee della nuova classe dirigente", ha infatti presentato gli ultimi risultati dell’Opinion panel relativi al sondaggio eseguito alla fine di febbraio tra gli imprenditori nordestini. Un intervento a sorpresa, non previsto dal programma originario del Festival, ma diventato di estrema attualità specie dopo l’ultima affermazione del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, relativa al "rallentamento del rallentamento". Sì, insomma, una rondine non farà primavera, come ha avvertito Draghi, ma se le rondini cominciano a essere due, può darsi che a qualcuno venga in mente di andare con più decisione alla ricerca del nido e vedere fare una squadra più numerosa di... pennuti alla ricerca del sole.
La seconda rondine è a proprio a Nord Est dove, secondo le risposte date alla Fondazione, ci sono diversi indicatori che invertono la tendenza negativa. «Le previsioni - spiega Marini - hanno cessato di peggiorare». Detta così, pare una magra consolazione, anche perché resta a un significativo 42,9 per cento la percentuale di chi si attende ordini in diminuzione e al 40,6 per cento la percentuale di chi prevede una diminuzione dell’utilizzo degli impianti.
«Sì, prevale sempre il segno meno - avverte Marini - ma nel caso degli ordini la volta precedente, nel novembre 2008, erano il 56,6 per cento coloro che si attendevano un calo, mentre erano il 50,1 per cento quelli che pensavano di utilizzare meno gli impianti. Ora queste percentuali scendono di circa 10-15 punti. Non solo. Il numero di chi prevede un aumento dell’utilizzo degli impianti passa dal 7,2 all’11,2 per cento degli intervistati».
Tra gli illustri relatori presenti in sala c’è anche Matteo Colaninno che, pur essendo ora un parlamentare (versante Pd), non dimentica certo il suo dna imprenditoriale e la sua carriera confindustriale che l’ha portato a essere presidente nazionale dei Giovani imprenditori. Tra l’altro tra i relatori c’è pure Gianluca Vigne, presidente dei Giovani imprenditori del Veneto. «Un imprenditore non può che essere ottimista - ricorda Colaninno - sennò cambierebbe mestiere. E la crisi gravissima che è in atto, nata in America, non basta per far prevalere il pessimismo. E mi fa piacere che comincino a uscire segnali di lieve inversione di tendenza». E con Colaninno, pur da fronti opposti, concorda il senatore-artigiano della Lega Nord Gianpaolo Vallardi, che però sottolinea la gestione della crisi, a suo dire positiva, da parte del governo.
Franca Porto, segretario regionale della Cisl, tiene a ricordare il ruolo del sindacato, «che in questo momento deve essere più progettuale che antagonista», dice con riferimento alla manifestazione organizzata dalla Cgil a Roma, mentre Samuele Sorato, direttore generale della Banca Popolare di Vicenza, risponde con l’impegno del suo istituto ad aumentare di due miliardi di euro i crediti alle pmi alle preoccupazioni delle pmi stesse.
Già, ma se la crisi passa, passano anche le preoccupazioni. O no? «Piano con gli entusiasmi - frena Marini -. Questi timidi segnali di inversione di marcia non autorizzano a cantar vittoria. Non significa che le imprese abbiano superato il momento di difficoltà. La quasi totalità del campione definisce, infatti, in netta caduta il trend dell’economia generale. L’espressione è condivisa dal 61,3% degli intervistati per quanto riguarda l’economia internazionale, dall’87,6% con riferimento agli Stati Uniti, dal 68,4% per l’Europa, dal 75,7% per l’Italia ma "solo" dal 51,8% per il Nord Est». E i telai dietro di lui vorrebbero ripartire.